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C’era una volta il giornalismo

Ci sono dei piccoli segnali che mi fanno capire quanto io stia invecchiando e quanto lo stia facendo precocemente.

Prima stavo guardando il telegiornale su tgcom 24 e il corrispondente da kiev che si trovava fuori dall’hotel degli azzurri ha intervistato due ragazzi con tanto di maglia della juve per chiedere loro un pronostico sulla partita di domani sera.

Quando i ragazzi hanno anticipato un risultato positivo a favore degli azzurri il giovane giornalista ha chiuso il collegamento dicendo testuali parole “voi a casa toccatevi

Non so su quale manuale di giornalismo e soprattutto di lingua italiana fosse scritto che la frase più adatta fosse “toccatetevi”

Nella mia qualità di giovane anziano avrei sicuramente preferito un “fate gli scongiuri”.

Ma probabilmente ormai il livello del giornalismo è questo qui: non meravigliamoci se oltre alla forma anche il contenuto non è granché.

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Torno per un attimo sul Dalai Lama

Qualche minuto fa leggevo un messaggio di Marco, che mi scriveva: “pensa se ai bambini si insegnasse l’altruismo, anzichè il catechismo”. Non ci crederai, marco, ma hai centrato l’essenza della due giorni a Milano del Dalai Lama. Non che abbia detto nulla contro il catechismo, ma uno dei passaggi più significativi del suo seminario è stato proprio dedicato all’educazione dei giovani.

Il principio base era che i conflitti vanno risolti con il dialogo ma è difficile pensare che chi è già adulto possa imparare questa convinzione: ecco perché bisogna sforzarsi di trasmettere questo messaggio ai più piccoli.

I believe that children are our future

Lo cantava whitney houston, il Dalai Lama ha la stessa fiducia nelle nuove generazioni; come dare loro torto? I principi sono molto semplici: la propria felicità dipende da quella degli altri, per cui bisogna praticare l’altruismo, che non è legato alla religione, ma è un fondamento “secolare”.

E il secolarismo non va confuso con il laicismo: c’è spazio per la religione, per tutte le religioni, che sono uguali tra loro, ma la ricerca della felicità non passa necessariamente attraverso la fede.

Cioè, non so se vi è chiaro, ma il papa dei buddisti vi dice che se credete bene, ma se non credete non è così male se riuscite ad essere comunque altruisti. Scusate se è poco.

E ancora: “non credete a me per fede, ma solo perchè le mie parole sono accettabili per la vostra ragione e sono praticabili”. Ah. ecco.

Il Dalai Lama è un esempio straordinario di capacità di convivenza, di rispetto della libertà, di accettazione dell’altro. Annunciando il rito dell’iniziazione ieri, quando si entrava in una fase prettamente religiosa, in un rito, ha detto: “questa è la nostra preghiera, ma se voi credete in Gesù Cristo o in Allah, potete sostituire i nomi delle nostre divinità con quella della vostra e partecipare al nostro rito che è un impegno che ci prendiamo”.

Sono stati due giorni straordinariamente intensi e due giorni ricchi di speranza; la speranza che il mondo un po’ alla volta impari che c’è posto per tutti, che il Dalai Lama è un esempio che non è difficile seguire.

Una nota: alla fine dell’evento è stato reso noto il bilancio, all’euro: 600.000 euro incassati, 430.000 spesi, 170.000 divisi in opere di beneficenza di cui sono stati specificati beneficiari e importi precisi. un altro segnale di trasparenza, figlia di una cultura lontana anni luce.

PS: renato, gesù è arrivato quasi 1000 anni dopo buddah…