Non scrivo mai di radio, forse perchè lavorandoci tutto il giorno, poi quando voglio svagarmi preferisco altri temi, ma in questi giorni si è aperto un nuovo fronte che purtroppo fa pensare che ci sia davvero qualche cosa che non va.

Partiamo da un presupposto: la radio è un mezzo straordinario, ancora oggi raggiunge circa l’85% della popolazione. Per intenderci, internet oggi arriva a poco più del 50% secondo i dati che ci comunica ISTAT: durerà poco perché la diffusione del web, soprattutto grazie al mobile crescerà in modo esponenziale, ma di fatto siamo un mezzo ancora oggi superiore al web.

Se poi date un occhio ad altri elementi, scoprite ad esempio che la radio vince sulla tv dal mattino fino alle 20, che addirittura nel confronto con  le tv locali stravince anche in orario di prime time.

Insomma, la radio per il pubblico over 20 è un fenomeno pazzesco, ancora oggi, anche se sembriamo tutti dei simpatici vecchietti sul viale del tramonto. Purtroppo dobbiamo dare una brutta notizia a giornali e tv: il loro funerale è dietro l’angolo, il nostro pare ancora molto lontano.

Eppure, in questo contesto comunque positivo, chi fa la radio riesce a fare degli autogoal pazzeschi: qualche anno abbiamo introdotto un nuovo modo per misurare gli ascolti, i diari. Negli USA lo usavano nel 1965 e ora l’hanno praticamente abolito. Noi lo abbiamo inserito nel 2010, salvo però poi sconfessarlo dopo 12 mesi, perché i numeri non erano quelli che ci si aspettavano. Peccato che al momento della sua introduzione qualcuno avesse sbandierato che era un metodo infallibile e assolutamente attendibile. Dopo un anno, le stesse voci hanno detto “scusate, ci eravamo sbagliati”. In realtà non hanno detto niente e hanno affossato il metodo. I clienti sono rimasti un po’ interdetti.

Per tutto il 2011 non si è misurato l’ascolto della radio: internet dà i click secondo per secondo, con una precisione dei dati imbarazzante, noi delle radio abbiamo detto a coloro che spendono i loro soldi: scusate, non ci mettiamo d’accordo su come misurarci, potete ritornare tra un po’?!? I clienti si sono un po’ indispettiti.

A quel punto si è pensato di usare un altro  sistema il meter, che però dopo un anno non ha dato i numeri che gli editori si aspettavano e quindi adesso viene nuovamente abbandonato. Un anno fa, alla sua introduzione, le radio hanno litigato e non tutte hanno aderito, in particolare radio rai, forse per il timore di ciò che poteva capitare. ed è capitato. un ribaltone di numeri che ha dato un quadro molto diverso da quello che per anni aveva fotografato audiradio. Ma no, non va bene. troppo diverso. Si cambia ancora. Radiomonitor di eurisko continuerà a seguire l’indagine per quanto riguarda il sistema tradizionale, quello delle telefonate per cui si fanno 100.000 chiamate a caso a si misurano gli ascolti, ma non per quel che riguarda il meter, cioè quello scatolino che in automatico rileva tutto ciò che una persona ascolta senza chiedergli niente.

Su quello non ci sono certezze. Ai nostri clienti diremo: abbiamo dei numeri, ma abbiamo cambiato il metodo per la terza volta in tre anni, perché siamo soggetti creativi! Credo che stavolta si incazzeranno e con questa miopia ci giochiamo buona parte della credibilità di un settore che fa già una fatica pazzesca. Forse i maya avevano ragione, la fine del mondo è vicina, ma non sarà un alluvione a portarla, saranno i nostri colpi da tafazzi ben assestati che prima o poi saranno letali.

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Santa Lucia, come da tradizione, è arrivata questa notte, lasciando al nanetto di casa la versione in miniatura di una trattoria. E’ ovvio che l’auspicio sia quello di un approccio creativo con la cucina, magari con l’obiettivo di diventare il prossimo Cracco. Oddio, magari cucinando un po’ meno di Cracco, dato che a me non è piaciuto niente di quello che ho mangiato da lui, però con l’estro dell’artista di cucina.

Però, caro nano, sei avvisato: se non affronti la cucina con applicazione, poi ti tocca ripagarne il costo a Santa Lucia, cedendo un quinto delle paghette per tutta la vita. Sei avvisato.

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