Oggi i giornali della mia città riportano la notizia della chiusura ormai imminente di un negozio di giocattoli, che opera nel cuore di Bergamo dal 1952.

Qualcuno potrebbe classificarla come storia ordinaria di un mondo, quello del commercio, che non vive più di insegne accese per secoli, ma di temporary store e di turn over esasperato di marchi e di consumi; non riconosce più la passione di bottega, ma vuole l’orario esteso e l’apertura la domenica.

Eppure, questa chiusura è qualcosa di più. Si spegne un sogno, si svuota una vetrina che per decenni è stata quella del desiderio.

Mi sembra ieri quando l’evento straordinario del fine settimana era un giro in centro (ad 1.5 km dalla mia abitazione, non a tre ore di auto) per vedere le vetrine e la mia preferita era sempre e solo una: Caldara.

Quante volte ho appiccicato il naso, messo le mani sui vetri, ovviamente cazziato dalla mamma, per vedere meglio i dettagli dei giocattoli e scegliere cosa chiedere a Babbo Natale.

Niente cataloghi, niente gallery on line, nessun iPad su cui fare pinch 2 zoom; solo una vetrina con una forma un po’ strana, in cui evitare le cose da femmina per vedere bene quelle per noi maschi.

Forse qualcuno oggi potrebbe introdurre il tema gender per le differenze nelle vetrine, ma allora sembrava del tutto normale che da una parte stessero le bambole e dall’altra macchinine e soldatini.

Poi, una o due volte all’anno, anziché sporcare solo i vetri c’era il grande momento dell’ingresso e quello che oggi, scegliendo i giochi per mio figlio, mi pare un negozietto, allora era gigante.

Ci vado anche io con  Andrea, ma noi entriamo sempre; gli piace un sacco,  perché tutti quei giochi così vicini e a portata di mano sono più belli da vedere.

Una delle ultime volte ha visto una macchinina, ma non era la volta buona per comprare, eravamo lì solo per guardare. Allora mi ha chiesto di nasconderla bene dietro la fila in esposizione, perché nessun bambino la vedesse e la portasse via.

Quando sono tornato a prenderla e l’ho trovata nella stessa posizione della fila in cui l’avevo lasciata, ho intuito che fosse uno dei miei ultimi acquisti lì.

Non so chi entrerà dopo Caldara, qualche franchising che renderà il centro di Bergamo ancora più simile a quello di Dusseldorf o di Girona.

Qualunque cosa dovessero vendere, dubito riusciranno ad avere in catalogo sogni altrettanto belli.

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Oggi esce in tutto il mondo il singolo di Adele, il titolo è così semplice da essere bello: Hello. Ecco il video. Altra storia di amori andati male, le Bridget Jones del mondo stanno già piangendo. Ma il pezzo è una bomba atomica.

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Questa foto è la prova che ero nato per il cinema. Nel senso che avrei dovuto fare la maschera o il venditore di popcorn.

Però quasi quasi mi ci vedo in una delle prossime serie di Netflix. Quella dedicata allo squilibrato che si credeva un attore. 😀

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