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Strani giorni

Oggi è stata una giornata intensa, per alcuni versi curiosa, perché non mi aspettavo tanto interesse rivolto alla storia del tutto personale, che ho raccontato ieri attraverso una lettera a Bergamonews.

Ho letto centinaia di commenti, visto altrettante condivisioni dell’articolo, quasi un migliaio di apprezzamenti,  che mi hanno fatto pensare che forse il mio non sia un caso isolato e forse ho fatto sentire anche la voce di chi in certe occasioni non sa bene come reagire.
Però ci sono alcune cose che mi piacerebbe far notare: credo nella partecipazione attiva dei cittadini, ma anche nel rispetto delle persone,  pure quando sbagliano. Troppo spesso la voglia di far sentire la propria voce si trasforma in un’aggressività verbale che diventa un autogol e mette le ragioni del contendere in secondo piano.
Generalizzare, aggredire, insultare, anche con un messaggio su Facebook rischia di essere una pratica peggiore di quella che si vorrebbe stigmatizzare.
Ci tengo tantissimo a sottolineare un dettaglio: la mia non è una battaglia politica, ma di civiltà. Non credo in alcun modo che un sindaco o un assessore possano trovare strumenti per impedire a priori che alcuni fatti avvengano: la responsabilità è dei singoli, aggredire un’intera categoria o spostare il peso delle responsabilità su terzi è un errore.
L’amministrazione comunale mi ha tempestivamente trasmesso la volontà di approfondire l’accaduto, che è l’unico obiettivo della mia lettera di ieri.
Non ho ragioni per guerre di religione, ideologiche o per insultare un’intera categoria, che rispetto e  il cui lavoro è importante per la comunità. Ma se qualcuno sbaglia, se devia dalla missione del proprio lavoro,  soprattutto se pubblico,  è interesse di tutti, ma soprattutto di chi quel lavoro lo svolge con dedizione e passione che si faccia luce sui fatti.
Un ultimo dettaglio: la mia lettera di ieri, così come ogni opinione che leggete in queste pagine è frutto delle mie idee personali, che non coinvolgono e non riflettono la posizione della mia azienda; quelle che leggete sono le parole di un privato cittadino, che ogni tanto cerca di alzare la voce e per farlo sfrutta la conoscenza di meccanismi che conosce bene perché li usa ogni giorno per il proprio lavoro.
PS: grazie per tutti i messaggi di solidarietà e sostegno, sono un toccasana.
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Momenti di (poca) civiltà

Ieri mi è capitato qualcosa di davvero spiacevole, una situazione di quelle che vanno nella direzione opposta rispetto alla mia idea di città, di rapporto tra cittadini e istituzioni, esattamente il contrario di quello che mi aspetto da chi lavora per me e con me, in quanto cittadino.

Vi riporto la lettera che ho scritto oggi a Bergamonews, che ha gentilmente ripreso la mia protesta, colgo l’occasione per ringraziare il direttore Rosella Del Castello, per la sensibilità dimostrata.

Questa mattina, intorno alle 11.30, mi sono recato verso via Baioni, dove risiedono i miei genitori, per prelevare mio papà, malato e in attesa di certificazione di invalidità e portarlo in visita a mia mamma, ricoverata all’Ospedale di Trescore Balneario.

Non ero a conoscenza dell’evento ciclistico in programma per oggi e mi sono imbattuto nel blocco del traffico in piazzale Oberdan. Una vostra collega, molto cordiale, mi ha invitato a fare Viale Giulio Cesare, quindi la circonvallazione e mi ha consigliato di invertire la marcia “all’altezza della pizzeria Grotta Azzurra” (riporto testuali parole) per poter poi imboccare Via Baioni a scendere e raggiungere il numero cercato.

Così ho fatto, ma giunto all’altezza dell’incrocio indicato dalla vostra collega, mi è stato impedito di fare quanto indicato, cioè girare a sinistra per poter invertire la marcia nella via del Cinema Alba e tornare indietro.

All’incrocio era presente un agente che si è identificato con la matricola quando gli stato chiesto. Non solo si è rivolto in modo molto aggressivo, dandomi del tu, ma quando ho chiesto con insistenza come potessi arrivare a destinazione per recuperare persona non autosufficiente, mi ha risposto in modo molto aggressivo di andarci a piedi.

Ho risposto che non capivo motivo di tanto arroganza, da chi lavora per me e non contro me, l’agente a quel punto mi ha apostrofato con un’ingiuria, dandomi dell’imbecille e mi ha invitato, se avessi qualcosa da dire, a chiedere all’ufficiale in servizio che veniva indicato come poco distante.

Ho raggiunto il semaforo successivo, girato verso la maresana, invertito la marcia e sono tornato indietro, per fare quanto suggerito dalla vostra collega in piazzale Oberdan, ma all’imbocco di via Ruggeri da Stabello ho trovato il blocco del traffico verso via Ruggero da Stabello e quindi via Baioni, con due agenti che presidiavano l’incrocio.

Dato che in quel punto la strada è molto larga, ho tentato di accostare, per avere informazioni su quale percorso fare verso via Baioni ed eventualmente parlare con l’ufficiale in servizio. Uno dei due agenti, quando gli ho spiegato che dovevo raggiungere una persona non autosufficiente, si è messo a ridere e mi ha detto di andare via, voltandomi le spalle.

Ho chiesto di darmi la matricola, non ha voluto rispondermi e alle spalle della mia auto mi ha urlato in bergamasco ‘egnem adoss che te maie fò la cà’. Quindi ha gridato una seconda volta ‘te maie fò la cà, va vià!!!’,

Ho lasciato l’incrocio, quindi ho chiamato la centrale, esattamente, alle 12.13, dove mi sono state comunicate le generalità degli agenti presenti a quell’incrocio. Quindi, molto educatamente, l’agente al telefono mi ha aiutato ad individuare un percorso per raggiungere via Baioni e recuperare mio papà.

E’ questo il servizio che un cittadino merita? Le urla, gli insulti e anche un’ingiuria? Una minaccia di “maià fò la cà”

E tutto questo perché si cerca di fare ciò che è stato consigliato e indicato da un altro agente del corpo di Polizia Locale, come se non bastasse di fronte a mio figlio di 5 anni, che mi chiedeva perché quelle persone urlassero così tanto e perché mi avessero dato dell’imbecille.

L’ingiuria è depenalizzata, lo sappiamo bene tutti e probabilmente anche l’agente che sapeva di restare impunito pronunciandola nei miei confronti.

Esiste un regolamento disciplinare della Polizia Locale che ne governa il comportamento? E se esiste, chi controlla che venga rispettato nei confronti dei cittadini nell’adempimento del loro dovere?

Sono stato insultato, minacciato ed intimidito da tre agenti, perché ero preoccupato dal fatto che una persona malata fosse sola da un’ora dentro casa ed ero in apprensione per la necessità di raggiungerlo e trasportarlo altrove.

Ho un’idea diversa di servizio pubblico e di rapporto con i cittadini, da parte di un’amministrazione che dovrebbe lavorare per loro e non contro di loro.

Purtroppo non ho strumenti legali per procedere nei confronti degli agenti, ma rimane lo sgomento per un comportamento incredibilmente incivile, molto lontano dalla mia idee di istituzioni.

Resto in attesa di un vostro riscontro e vi invio i miei migliori saluti.

So già quale sarà la prossima reazione: me lo dicono tutte le volte che alzo la mano e che sollevo qualche domanda sulla mia città e sul rapporto che si crea tra la città stessa e i suoi abitanti: sono di destra, sono un rompicoglioni, cerco visibilità e tutte quelle cose carine che si dicono per demonizzare chi solleva un problema.

Non ho quasi mai ricevuto risposte costruttive, né ho mai visto nessuno dire “mi spiace, ci siamo sbagliati, faremo meglio”. C’è sempre una scusa, c’è sempre un attacco alla mia persona, o comunque un racconto dei fatti distorto.

Ma io non demordo. Quando mi capitano cose come quella di ieri, alzo la voce e le urlo a tutti, perché non capitino ad altri, perché se si rimane in silenzio davanti a certe situazioni si diventa complici.

E io non voglio essere complice di uno stato che tratta i cittadini come un fastidio: la prima cosa che sto insegnando a mio figlio è che le cose di tutti sono anche nostre, non sono di nessuno, per cui dobbiamo rispettarle e trattarle come se fossero nostre.

Mi aspetto anche il contrario e forse se lo aspetta anche mio figlio, che ieri seduto in macchina non si capacitava del perché “quei signori urlassero così tanto e usassero le parolacce”.

Ci tengo però a sottolineare una cosa importante: la mia non è una battaglia politica, non credo in alcun modo che sindaco o assessore competente abbiano responsabilità dirette per questo tipo di episodi. La gestione di questi servizi è complessa e alla fine è il comportamento dei singoli a fare la differenza, non esiste possibilità di controllo che elimini completamente queste vicende.

L’unico modo per estirpare questo tipo di situazioni  è denunciarle quando capitano, perché la vita in città sia migliore per tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.