30 giugno. Again. Dieci anni dopo Play Radio

E’ sempre strano quando il calendario segna la data del 30 giugno. E’ un po’ come essere tagliato in due pezzi quasi simmetrici, uno schiacciato verso il basso, l’altro proiettato verso domani.

30 giugno 2007.  Chiude Play Radio.
30 giugno 2007. Il giorno in cui compro il mio primo iPhone.

Probabilmente l’investimento di 600 dollari non era altro che una spesa consolatoria, per cancellare la tristezza di un fallimento clamoroso come quello di Play Radio.

Ho lasciato RTL 102.5, dove da poco ricoprivo la carica di Direttore generale per abbracciare un progetto ambizioso quanto curioso, perché il mandato era quello di preparare la radio di domani. Forse però io avevo capito male il compito assegnato.

Quando Vittorio Colao (oggi top manager globale di Vodafone, che nel 2014 -per fare un esempio a caso- ha incassato 17 milioni di euro di stipendio, ma non andava bene per il Corriere….) mi volle per costruire la radio “del” domani, lui intendeva un progetto di grande respiro che si imponesse a medio termine. Chi è arrivato dopo di lui, sulla cui professionalità potremmo disquisire a lungo, ha cambiato il mandato. La radio non era “del” domani, ma di domani, del giorno dopo, perché nel giro di qualche mese l’avrebbe chiusa.

Peccato che a dieci anni di distanza ci siano diverse evidenze del fatto che avessimo intrapreso una strada piuttosto “avanti”: ricordo ancora quanto sono stato preso per il culo perché avevo ingaggiato Fabrizio Biggio. Quello che è successo poi con i “soliti idioti” è parte della storia.

O forse dovrei menzionare la Marisa, che oggi è stabilmente in onda su Deejay, o magari Fabio Canino, il cui talento non si discute, ma potrei citare ad uno ad uno tutti i protagonisti di quei due anni meravigliosi.

Ma forse più di tutti dovrei citare il genio assoluto di Tommaso Labranca, che mi ha trasferito non solo un modo nuovo di fare la radio, ma anche e soprattutto di vedere le cose di tutti i giorni.

E’ il 30 giugno un’altra volta. La data più surreale che io abbia segnato sul calendario: quella di un ultimo programma che ha chiuso una storia entusiasmante, ma anche di una festa un po’ strana al bar Bianco dentro il parco Sempione, che sembrava un film un po’ noir, di quelli con i funerali dove tutti fanno finta di essere comunque sereni.

E’ sempre strano guardare indietro, sempre difficile valutare davvero con lucidità cosa sono stati quei due anni che sembrano appartenere ad un altro secolo.

Non mi manca tanto la radio, meno che meno l’azienda, ma molto le persone con cui ho condiviso quel percorso, tanto breve quanto intenso.

Ogni tanto penso alla “Ledda”, la persona che mi affiancava nelle attività quotidiane e mi accorgo che averla con me oggi sarebbe una risorsa quasi impagabile.

Ma potrei stare qui ed elencare uno ad uno un sacco di nomi, quelli di chi ha reso Play Radio indimenticabile, al di là dei programmi, dei conduttori e delle frequenze che non avevamo.

Grazie per avermelo ricordato:  per sicurezza c’è sempre un promemoria su iPhone, ma so che non serve. E’ un ricordo indelebile.

Dai, dai, dai!! Andiamo oltre, Life is On.

 

1 Comment

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    anto 30 giugno, 2017 (23:51)

    Due settimane fa eravamo al parco Sempione e passando davanti a quel bar, che non conoscevo, ho detto a Marco, “ma è il Bar Bianco del funerale di Play!” ..buffo avere ricordi di cose non vissute, ma tu ne parlasti in quell’ultima ora e lo raccontasti anche sul blog il giorno dopo. Il ricordo di un ricordo altrui è già quasi memoria.
    Tommaso invece lo ricordo bene e vabbè nelle tue parole per descriverlo penso ci sia dentro tutto il suo acume, la sua sensibilità e la sua profondità.

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