Aiutiamo gli “haters” a farsi una vita

Ci sono fastidi della vita con cui tocca convivere, ma penso che l’errore peggiore sia l’assuefazione, quella condizione per cui le cose davvero urticanti dopo un po’ entrano nel proprio ecosistema e tutto sommato ci si fa l’abitudine.

uno dei miei fastidi più grandi sono gli “haters”, soggetti con una vita povera, senza però rendersene conto, che concentrano tutte le energie della loro triste esistenza per vomitare merda su chi la pensa diversamente da loro, anziché concentrarsi sulle proprie passioni.

esistono da sempre, sono una specie vecchia quanto il mondo, ma il grosso danno collaterale dei social  network é che adesso hanno una voce.

una volta, quando la qualità dell’informazione era mediata da professionisti di buon senso, esisteva la critica, la contrapposizione, ma l’odio puro rimaneva un elemento di sottofondo che non riusciva a prendere il sopravvento.

adssso, purtroppo, gli haters si sono trasformati, hanno assunto la forma dei leoni della tastiera e generano un rumore assordante.

possibile che non esista un anticorpo per levarceli dai maroni? Gli haters hanno una caratteristica fondamentale : sono ubiqui.

scrivi di calcio, ci sono. Prepari un trattato politico, sono in mezzo a noi. Segui il mondo della tecnologia, eccoli, più agguerriti che mai.

scrivi: bello questo Samsung. Ecco che arriva il primo hater e ti scrive: no, non capisci un cazzo, fa cagare e chi lo compra é pure coglione.

Nell’articolo dopo, scrivi della novità di Apple, ma ecco l’hater opposto che subito si affanna, senza ovviamente aver provato il prodotto, a puntualizzare che fa schifo, tu sei corrotto e chi lo compra é pirla.

la domanda che mi assilla dopo anni é: perché? Perché non compri quello che ti piace, te lo godi ed essenzialmente te ne fotti se uno é appassionato di PRINZ e vuole comprare l’auto più brutta del mondo?!?

se lui é felice, caro hater, a te che c…o frega?!? Ma il punto é forse proprio quello: l’hater é semplicemente invidioso, perché non sa cosa sia la felicità, non conosce il piacere delle cose, anche piccole.

sei appassionato di Apple, compra quello che vuoi e vivi felice, senza per forza dover convincere chi ha Windows Phone che tu hai ragione.

e tu, androidiano di ferro, perché devi mostrare disprezzo per chi ha voglia di svegliarsi presto e fare una coda di ore, per comprare il nuovo iPhone, in nome della passione?!?

forse chi fa la coda obbliga anche te a farla? Forse chi ha voglia di spendere mille euro per il telefono li ruba al tuo conto corrente? E se anche per avere quei mille euro rinunciasse ad altre cose che tu consideri fondamentali, forse anche tu sei obbligato alle stesse rinunce?

ma l’hater non ci arriva, acciecato dall’invidia per una cosa che non sa provare: la passione, l’entusiasmo, la positività, l’allegria.

però, caro hater, c’è un limite a tutto, é ora di darci un taglio perché prima o poi, nel loro piccolo, anche gli entusiasti si incazzano.

Approvo la scelta di alcuni grandi siti americani che hanno eliminato i commenti dai lori articoli: la qualità di argomentazione di un professionista, violentata da alcuni commenti volgari, é l’equivalente di vedere la Gioconda sfregiata da un tag di qualche writer di periferia in nome della modernità.

come ci si salva da questa piaga?!?

 

 

 

 

 

 

 

4 Comments

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    vincenzo 7 novembre, 2015 (12:06)

    dalla piaga ci si salvaguarda mettendo da parte il fanatisimo e giudicando tutto con razionalità cosa che molti recensori se cosi vogliamo definirli non fanno e gridano ormai alla novità anche per stupidaggini non rendendosi conto a causa della loro malattia tecnologica o fanatismo che viviamo in un periodo dove di innovazioni ve ne sono poche, pochissime e molte di esse del tutto inutili vedi gli schermi curvi etc etc Emoticon wink

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      Luca 7 novembre, 2015 (12:19)

      Dimenticavo in effetti una delle note tipiche degli haters. É sempre comunque colpa degli altri.

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    anto 7 novembre, 2015 (13:31)

    Temo che purtroppo l’unico modo sia moderare i commenti.
    L’eliminazione mi sembra un rimedio un po’ drastico, che impedisce anche a chi sarebbe interessato a un confronto di dire la sua, insomma, va bene anche il soliloquio, ma io sono convinta che il dialogo è sempre meglio.
    Dico purtroppo perché tendenzialmente è una cosa che non sopporto, mi infastidisce quando ci incappo, ma comprendo che in certi casi è necessaria.
    Soprattutto quando si tratta di siti che trattano argomenti a rischio “fanatismo”, la possibilità che ci si trovi di fronte a una percentuale ingestibile di haters è troppo alta. In quel caso il confronto diventa impossibile e si precipita in infinite trafile di repliche violente, insensate a volte davvero grottesche.
    La libertà di espressione dovrebbe essere una ricchezza, ma sfortunatamente lo è solo in un mondo ideale, la realtà è che da un lato sono troppe le persone incapaci di un confronto civile (figuriamoci se protette dall’anonimato del web), dall’altro sono troppi gli incattiviti contro tutto e tutti, quelli che, come giustamente dici, sono incapaci di godere persino ciò che amano.
    A questi si è quasi in dovere di tappare la bocca. 😉

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    CorsAir 11 novembre, 2015 (08:40)

    In queste situazioni mi vengono sempre in mente un paio di massime, che trovo siano strettamente correlate anche se per applicarle ci vorrebbe la riflessività di un monaco tibetano.

    “Mai discutere con uno stupido: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”.

    A volte la tentazione di interloquire è grande (specialmente quando la sparano proprio grossa), ma ho sempre visto che è inutile.
    Malgrado tutti i buoni propositi che si possano avere, purtroppo la via di Damasco per gli stupidi è sempre chiusa al traffico e sperare in ravvedimenti è tanto inutile quanto autolesionistico.

    E qui si innesta la seconda massima: “La migliore risposta ad uno stupido è il silenzio”.
    In genere lo stupido trae linfa vitale dal seguito che gli si concede, probabilmente perchè è uno dei pochi modi (forse l’unico?) che ha per sentirsi al centro della scena.
    Levandogli questo sostegno essenziale, il suo ego ne esce mortificato.
    Se si riesce a superare l’inevitabile e conseguente recrudescenza (siccome mi hanno ignorato o mi hanno semplicemente ringraziato della mia opinione senza controbattere, allora la sparo ancora più grossa), la probabilità che il soggetto si stanchi e vada a “trollare” altrove è consistente.

    Difficile da applicare (specialmente se si è sottoposti ad un fuoco continuo), ma altre vie “democratiche” non ne conosco…

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