Diciamolo. Io sono un uomo vero.

No, nulla a che vede con il machismo esasperato, ma con il fatto che se ho 37.1 di febbre io chiamo le pompe funebri e saluto i parenti.

Figuriamoci cosa succede dopo un incidente in moto. O meglio, quello che io chiamo un grave incidente in moto.

É drammaticamente accaduto ieri: appena uscito da casa, ho visto una bicicletta prendere la direzione delle strisce pedonali.

Ho alzato lo sguardo verso il semaforo, ho visto che avevo verde, ma la bicicletta pareva non fermarsi.

Appena ho toccato il freno, la ruota posteriore inspiegabilmente mi ha superato. Dopo mezzo secondo ero per terra.

Picchiato tutto. Gambe, braccia, testa, ma fortunatamente il casco ha fatto il suo lavoro e l’abitudine di avere sempre pantaloni lunghi e giacca in moto hanno dato i loro frutti.

Conta dei danni: una giacca nel bidone dell’immondizia, un paio di jeans in fine di vita, le scarpe rovinate, un gomito che fa un male porco.

Ma resta da capire perché ogni cinque minuti compaia un dolore nuovo.

Devo avere un corpo con lag evidenti. Forse i miei core stanno cominciando ad avere qualche limite di troppo.

Ma sono sopravvissuto. Non so per quanto tempo, perché ho letto di traumi che danno i loro effetti anche a settimane di distanza dal momento dell’impatto.

Nel caso, sappiate che vi ho voluto bene, anche se non vi conosco.

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

È solo quando hai un figlio che ti rendi pienamente conto di quanto infami siano coloro che studiano le strategie di vendita delle aziende.

Perché è lecito provare ogni strategia possibile per convincere gli adulti a fare qualcosa, ma è veramente da infamoni mettere gli stessi adulti davanti ad una specie di percorso a ostacoli dentro ad ogni maledettissimo supermercato.

Sto scrivendo tutto questo con il sorriso sulle labbra, perché non vorrei mai sembrare uno di quegli attivisti un po’ attempati che sono contrari alle diavolerie del mercato libero, ma mi rendo conto (ogni volta che si entra in un supermercato) che chi lavora in quel segmento deve avere un grado di perversione superiore a quello di qualche serial killer. Il rischio però é superiore quando sei in corsia.

Perché i serial killer sai come sono e sei conscio del pericolo, ma gli infami che organizzano le corsie dei supermercati sembrano persone per bene!

Perché tutto questo preambolo?!?

Perché la posizione degli ovetti Kinder dentro i superstore è veramente da reato penale!!! Non so quanto tempo io abbia sprecato nella mia vita, da quando Andrea fa la spesa insieme a noi, per convincere la creatura che non è il momento giusto per comprarli.

Le strategie utilizzate sono le più disparate: la minaccia, il ricatto, la persuasione, l’illusione che ci sia qualcosa di migliore da comprare qualche metro dopo. Ormai non so più quale stratagemma utilizzare per evitare quel maledetto momento dell’adorazione.

Eppure, lui è sempre lì: in piedi, davanti a quegli scaffali pieni di ovetti tutti colorati, ogni volta con una scusa diversa per cui dovremmo comprarli.

Oggi credo abbia superato se stesso: mi ha detto che avremmo dovuto comprare gli ovetti perché ce ne erano troppi e c’era il rischio che cadessero.

E da dove viene una teoria del genere? Secondo me gli infami che organizzano le corsie di supermercati, durante la notte si collegano telepaticamente con i poveri bambini dormienti e suggeriscono loro delle scuse altamente improbabili per comprare una di quelle maledette uova.

Sappiatelo: noi non cederemo tanto facilmente! Non ci avrete con una scusa così banale!!! 😀

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Venerdì la commissione preposta ha emesso i primi verdetti per la corsa verso la candidatura italiana a capitale europea della cultura per il 2019. Tra le città candidate c’era anche la mia, Bergamo, che ha presentato un progetto nei giorni l’scorsi e che aveva forte confidenza di poter essere tra le prime classificate, quelle che poi si sarebbero giocate l’ammissione alla selezione internazionale.

Purtroppo, la fiducia della città e di coloro che erano coinvolti in questo progetto non ha trovato conferma nelle decisioni della commissione: su tale decisione, ieri ho letto delle cose su Internet che mi hanno lasciato veramente senza parole.

Forse, la vera ragione della sconfitta della nostra città va ricercata proprio in quelle parole, forse le radici della scarsa considerazione sta proprio in quei soggetti che le hanno pronunciate, che tutto possono rappresentare tranne la cultura. ho letto in particolare di chi ha adombrato dubbi sulla serietà della commissione, perché composta principalmente da persone del sud; certo, era più facile vincere mettendo tredici bergamaschi in commissione, ma pare che le regole del gioco fossero un po’ diverse.

Chi ha pronunciato quelle frasi, rappresenta una realtà politica che secondo me è una delle vere radici dei nostri mali; quello che mi fa sorridere è che quelli dei calderoli e dei borghezio oggi si stupiscano se le aree da loro rappresentate e governate ispirano poco l’idea di cultura. Quelli dei belsito e dei trota parlano di corruzione in casa altrui. Sembra un teatro dell’assurdo che mi fa quanto meno sorridere, perché l’alternativa sarebbe piangere.

Ma forse secondo me nella candidatura (e bocciatura) della nostra città, c’è una realtà diversa. Ci abbiamo provato e non è andata, recriminare, polemizzare, scrivere cazzate su facebook serve onestamente a molto poco. A me fa pensare a quelli che non vedevano l’ora che accadesse per poter urlare “l’avevo detto”, comportamento molto politico e anche molto italiano.

Io credo nella buona fede di chi ci ha provato, mettendocela tutta, facendo la cosa che pareva la migliore e che forse anche  l’unica possibile, perché la nostra condizione economica la conosciamo e io, in tutta sincerità, preferisco che questa possa essere occasione di riflessione sulla città che non l’apertura di una voragine come alcune amministrazioni hanno magari preferito fare.

I soldi erano pochi, pochissimi, forse zero, in una condizione del genere era praticamente impossibile farcela. Adesso non perdiamo tempo a puntare il dito su chissà chi o inventarci i fantasmi. Fermiamoci un attimo e vediamo come trasformare questa città in una destinazione appetibile. Abbiamo un museo di arte contemporanea a breve pronto all’esordio, abbiamo un patrimonio storico incredibile, abbiamo attrattive naturali invidiabili, studiamo la combinazione vincente perché la miscela diventi esplosiva.

Non sarà di certo scrivendo i nomi in bergamasco sui cartelli che esprimeremo la nostra cultura ed eserciteremo un’attrazione sui turisti, italiani o stranieri che siano.

Forse un po’ di sana autocritica sarebbe molto più utile delle stupide polemiche sulle parentele del ministro della cultura. Abbiamo giocato e abbiamo perso: a volte capita, credo sia ora di tornare a capire questa regola elementare. E magari ad immaginare di capire il perché abbiamo perso: contattiamo la commissione (ormai tanto hanno deciso) e studiamo i punti deboli della proposta, magari anche le ragioni difficilmente ponderabili della percezione che i turisti hanno di questa città.

Perché se non capiamo che per molti siamo poco più di un puntino sulla mappa e di un casello sulla A4, faticheremo molto ad attrarre “clienti”. Se continuiamo a pensare di essere i più belli del mondo e a guardarci nello stagno come narciso, resteremo sempre in quattro e vedremo sempre milioni di turisti arrivare ad orio e farci “ciao!” dall’autostrada.

Tanto, con l’abilità che abbiamo, troveremo sempre qualcuno a cui dare la colpa, utilizzando molta più energia di quella che serve per produrre idee.

Condividi:
Tempo di lettura:3 min
Page 1 of 711234102030...Last »