Mi capita ogni anno, tutte le volte che frequento la fiera dedicata alla tecnologia di Berlino, che si chiama IFA: quando torno, impiego un sacco di tempo per liberarmi dall’idea che quella sarebbe per me la città ideale in cui vivere, forse insieme a Barcellona.

Sì, lo so, mi piacciono i posti brutti. Ho questa malattia fin da piccolo.

Condividi:
Tempo di lettura:2 min

Questa sera ho avuto l’onore di verificare sulla mia pelle chi siano e cosa siano in grado di scrivere i famosi “leoni da tastiera“, soggetti non meglio identificati in grado di inondare di odio e di veleno le pagine web e le bacheche dei social.

Ho pubblicato intorno alle 19 un commento che mi è venuto spontaneo dopo aver letto una dichiarazione del segretario del PD, Maurizio Martina. Nella classifica dei politici che stimo nel mondo credo che Martina sia superato anche dal ministro della giustizia del Congo Belga, di cui in realtà non conosco bene l’identità.

Condividi:
Tempo di lettura:5 min

Oggi ho accompagnato il nanetto di casa, che è acceso tifoso della Juve, a Verona per vedere CR7 nella prima partita di campionato tra Chievo Verona e Juventus.

Un match a Verona è sempre un piacere, soprattutto se volete viverlo in serenità con la famiglia. Oggi ero a stretto contatto con tifosi del Chievo, in mezzo a molti tifosi della Juve e la convivenza tra i due mondi era del tutto pacifica e serena.

Ma come detto il vero motivo per un viaggio fino a Verona era l’occasione di vedere in un luogo relativamente vicino la prima partita ufficiale in serie A di CR7.

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Durante le mie settimane di vacanza in Sicilia, ho scoperto una realtà davvero unica, è un’azienda agricola che si chiama Gli Aromi di Scicli ed è collocata nel breve percorso che da Scicli vi porta verso le spiagge di Sampieri, in provincia di Ragusa.

gli aromi scicli

E’ gestita da Enrico Russino con la sua famiglia, un imprenditore vulcanico che ha unito passione per la terra, con la capacità di generare un business alternativo a quella delle infinite file di pomodori che spesso vedete nelle serre di queste zone, quando non vi capita di vedere semplicemente serre vuote, perché quel mercato ormai non funziona più.

Condividi:
Tempo di lettura:3 min

E’ sempre strano quando il calendario segna la data del 30 giugno. E’ un po’ come essere tagliato in due pezzi quasi simmetrici, uno schiacciato verso il basso, l’altro proiettato verso domani.

30 giugno 2007.  Chiude Play Radio.
30 giugno 2007. Il giorno in cui compro il mio primo iPhone.

Probabilmente l’investimento di 600 dollari non era altro che una spesa consolatoria, per cancellare la tristezza di un fallimento clamoroso come quello di Play Radio.

Ho lasciato RTL 102.5, dove da poco ricoprivo la carica di Direttore generale per abbracciare un progetto ambizioso quanto curioso, perché il mandato era quello di preparare la radio di domani. Forse però io avevo capito male il compito assegnato.

Condividi:
Tempo di lettura:2 min

Non so se il famoso adagio valga anche per lo stadio, se la serata di ieri si possa tradurre o forse sintetizzare con il primo stadium non si scorda mai. ma ventiquattro ore fa  c’è stato un momento molto speciale per mio figlio.

Siamo andati a Torino allo Juventus Stadium (che per favore si pronuncia con la A, non con la E, si dice STADIUM!), per vedere la partita del cuore.

La prima volta per il nanetto dentro lo stadio. Non solo quello della Juve, intendo la prima volta in assoluto dentro quel catino dove c’è gente che prende a calcio il pallone.

Non è iniziata nel migliore dei modi, perché l’arrivo ha coinciso con il risveglio dalla pennica, che non è mai un momento di socialità elevata.

La prima presa di posizione è stata un rifiuto netto di scattare una foto prima di entrare allo stadio. No way. Non la scatto.

Io ho spacciato una versione diversa, con una leggera alterazione dei fatti: ho scritto  che un atalantino doc non voleva scattare foto davanti al tempio del nemico, ma non era andata esattamente così.

E’ bastato però affacciarsi al balconcino degli Sky box e guardare fuori per avere questa visione.

Immediatamente dopo, l’approccio alle cose del mondo è leggermente cambiato e si è trasformato nella gioia di scoprire qualche cosa di nuovo e di incredibilmente affascinante.

C’è un solo problema: vedere una partita così è un’esperienza entusiasmante e per un bambino può diventare un’abitudine divertente. Sopratutto quando è indeciso se la squadra preferita sia l’Atalanta, il Chelsea o la Juve.

Diciamo che le possibilità di farsi condizionare da questo tipo di ambiente sono particolarmente alte.

Stare dentro lo stadium è un’esperienza pazzesca per i più piccoli, ma lo è anche per i più grandi.

Ciò che si sperimenta è più che sufficiente per capire perché da queste parti si vincano scudetti con la facilità con cui  di solito gli scapoli battono gli ammogliati quando si gioca d’estate al mare:  una macchina perfetta, una sorta di bolla che ti isola da quello che c’è fuori, contribuendo a creare una percezione altissima del marchio Juventus e di ciò che rappresenta.

Dentro questi processi che si avvicinano molto al neuromarketing c’è il mondo semplice di un bambino, che alla fine del primo tempo non vedeva l’ora di andare a casa, ma che insieme mi  chiedeva di tornare per vedere giocare la Juve.

Potrei stare ore a guardare Andrea, quando si fa assorbire da esperienze nuove e si lascia rapire dalle situazioni che non conosce.

Il primo stadium forse è stato solo uno dei tanti giorni pieni di novità per un alberello che cresce e assorbe energia da tutto ciò che lo circonda; io in realtà  spero che possa essere stato anche un altro esempio di come ci sia modo e modo di fare le cose.

La forma non è tutto, la sostanza è fondamentale, ma un gioiello sporco e incartato in un sacchetto del pane  emoziona meno… Lo Stadium è il pacchetto di lusso, intorno ad un gioiello ad 11 facce.

Da non juventino non si può far altro che inchinarsi davanti a ciò che lo Juventus Stadium rappresenta, alla magia che sa trasmettere, alla sensazione di forza e di organizzazione che riesce a comunicare.

C’è solo un problema. Corro il serio rischio di avere una juventino in casa e quello che è ancora peggio è che la colpa sia un po’ anche mia. 😁

 

Condividi:
Tempo di lettura:2 min
Page 1 of 621234102030...Last »