Bergamo Capitale Europea della Cultura (mancata)

Venerdì la commissione preposta ha emesso i primi verdetti per la corsa verso la candidatura italiana a capitale europea della cultura per il 2019. Tra le città candidate c’era anche la mia, Bergamo, che ha presentato un progetto nei giorni l’scorsi e che aveva forte confidenza di poter essere tra le prime classificate, quelle che poi si sarebbero giocate l’ammissione alla selezione internazionale.

Purtroppo, la fiducia della città e di coloro che erano coinvolti in questo progetto non ha trovato conferma nelle decisioni della commissione: su tale decisione, ieri ho letto delle cose su Internet che mi hanno lasciato veramente senza parole.

Forse, la vera ragione della sconfitta della nostra città va ricercata proprio in quelle parole, forse le radici della scarsa considerazione sta proprio in quei soggetti che le hanno pronunciate, che tutto possono rappresentare tranne la cultura. ho letto in particolare di chi ha adombrato dubbi sulla serietà della commissione, perché composta principalmente da persone del sud; certo, era più facile vincere mettendo tredici bergamaschi in commissione, ma pare che le regole del gioco fossero un po’ diverse.

Chi ha pronunciato quelle frasi, rappresenta una realtà politica che secondo me è una delle vere radici dei nostri mali; quello che mi fa sorridere è che quelli dei calderoli e dei borghezio oggi si stupiscano se le aree da loro rappresentate e governate ispirano poco l’idea di cultura. Quelli dei belsito e dei trota parlano di corruzione in casa altrui. Sembra un teatro dell’assurdo che mi fa quanto meno sorridere, perché l’alternativa sarebbe piangere.

Ma forse secondo me nella candidatura (e bocciatura) della nostra città, c’è una realtà diversa. Ci abbiamo provato e non è andata, recriminare, polemizzare, scrivere cazzate su facebook serve onestamente a molto poco. A me fa pensare a quelli che non vedevano l’ora che accadesse per poter urlare “l’avevo detto”, comportamento molto politico e anche molto italiano.

Io credo nella buona fede di chi ci ha provato, mettendocela tutta, facendo la cosa che pareva la migliore e che forse anche  l’unica possibile, perché la nostra condizione economica la conosciamo e io, in tutta sincerità, preferisco che questa possa essere occasione di riflessione sulla città che non l’apertura di una voragine come alcune amministrazioni hanno magari preferito fare.

I soldi erano pochi, pochissimi, forse zero, in una condizione del genere era praticamente impossibile farcela. Adesso non perdiamo tempo a puntare il dito su chissà chi o inventarci i fantasmi. Fermiamoci un attimo e vediamo come trasformare questa città in una destinazione appetibile. Abbiamo un museo di arte contemporanea a breve pronto all’esordio, abbiamo un patrimonio storico incredibile, abbiamo attrattive naturali invidiabili, studiamo la combinazione vincente perché la miscela diventi esplosiva.

Non sarà di certo scrivendo i nomi in bergamasco sui cartelli che esprimeremo la nostra cultura ed eserciteremo un’attrazione sui turisti, italiani o stranieri che siano.

Forse un po’ di sana autocritica sarebbe molto più utile delle stupide polemiche sulle parentele del ministro della cultura. Abbiamo giocato e abbiamo perso: a volte capita, credo sia ora di tornare a capire questa regola elementare. E magari ad immaginare di capire il perché abbiamo perso: contattiamo la commissione (ormai tanto hanno deciso) e studiamo i punti deboli della proposta, magari anche le ragioni difficilmente ponderabili della percezione che i turisti hanno di questa città.

Perché se non capiamo che per molti siamo poco più di un puntino sulla mappa e di un casello sulla A4, faticheremo molto ad attrarre “clienti”. Se continuiamo a pensare di essere i più belli del mondo e a guardarci nello stagno come narciso, resteremo sempre in quattro e vedremo sempre milioni di turisti arrivare ad orio e farci “ciao!” dall’autostrada.

Tanto, con l’abilità che abbiamo, troveremo sempre qualcuno a cui dare la colpa, utilizzando molta più energia di quella che serve per produrre idee.