C’è una Milano che ti stupisce ogni giorno, quella che se dovessimo già adottare un linguaggio olimpico sarebbe sul podio tra le migliori città del nostro continente, quella dove Talea Milano, il primo cocktail bar in Europa con una stella Michelin, è una scoperta che non ti aspetti.

Ho visitato il locale in occasione di un evento organizzato da LG per il lancio di LG G8s, dispositivo di cui ho scritto diffusamente in questo articolo su Mister Gadget

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Nel mio peregrinare continuo, ho scoperto una chicca meravigliosa, nascosta nel centro di Brescia: si chiama Veleno e definirlo un ristorante è quanto meno riduttivo.

Forse anche dirvi che è uno spazio nascosto non corrisponde esattamente alla realtà, perché Veleno è nel cuore della città, nella centralissima via Gramsci al numero 10, solo che non è un ristorante come un altro con vetrine che si affacciano su strada.

Per accedere a Veleno dovete salire al primo piano del Palazzo Martinoni, nello stesso luogo che ha fatto la storia, perché proprio lì è nata Santa Crocifissa di Rosa, che fondò le Ancille della Carità.

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L’altro giorno mi è capitato di pranzare da Mimmo Milano, un posto che non conoscevo, in cui mi sono sentito come se fossi a casa mia.

Parto dalle cose più elementari: dove si trova. Siamo in via Giuseppe Sirtori 34, ovvero in zona porta Venezia, proprio a due passi dall’hotel Diana Majestic, per molti luogo di pellegrinaggio per gli aperitivi nel giardino, che da anni sono un must in città.

Mimmo Milano in pratica “chiude” la via Sirtori su cui si affaccia con un “cortiletto” esterno molto carino.

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Dentro OFFAIR.IT ci sono tutte le mie diverse anime, compresa la passione per il cibo e per il ristorante, come momento di relax e come occasione per sperimentare ciò che a casa non preparerei mai.

L’enoteca Zanini, nel cuore di uno dei borghi più belli della città di Bergamo, è tutto questo in un unico luogo.

Questo è un posto con una storia lunghissima: una volta era un circolo culturale noto in città, che ha poi lasciato posto all’attuale ristorante che inizialmente si chiamava “i Santi”

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Ieri sera ho vissuto un’esperienza davvero divertente e allo stesso tempo affascinante.

Ero a Torino per partecipare ad una cena speciale realizzata a base di unicum, l’amaro di erbe che esiste dal 1790.

Appuntamento in un locale stupendo, il vermouth Anselmo, uno dei posti migliori della zona di San Salvario, centro della movida torinese.

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La cena é immaginata per accompagnare diversi cocktails realizzati a base di Unicum dal bar tender Diego Ferrari, uno dei guru del mix alcolico!

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La chef é una donna, Andrea, straordinariamente brava. Il primo piatto é raviolo di barbabietola, con il ripieno di brie e nocciole, accompagnato da una riduzione di balsamico.

Il primo cocktail é a base di unicum alla prugna.

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Il secondo piatto é una capesanta con una “schiuma” di unicum è una crema di zucca e nocciola.

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Semplicemente spaziale! Il cocktail questa volta a base di unicum tradizionale.

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Ultima portata un maialino cotto con le prugne e i mirtilli freschi.

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L’accompagnamento un sorta di negroni ‘sbagliato” prodotto con l’unicum alla prugna al suo interno.

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Infine il dolce, a base di cioccolato con un unicum tradizionale prima dell’assaggio è uno alla prugna subito dopo con la funzione di digestivo!

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Poi, ovviamente, ho chiamato la barella per poter tornare a casa!!!

In realtà, poi è arrivata la parte davvero interessante della serata, perché ho avuto il piacere e dolore di incontrare Izabella Zwack, le reti della famiglia che produce l’amaro Unicum dal 1790, con una ricetta che da allora rimane segreta.

Abbiamo passato qualche minuto per realizzare un’intervista che sentirete alla radio tra un po’, che è servita per ripercorrere alcuni passi di questa straordinaria storia.

Quella attuale é la sesta generazione della famiglia che gestisce l’azienda, ma dal 1790 ad oggi ci sono stati capitoli incredibili, oserei dire romanzeschi, passando ad esempio dalla nazionalizzazione dello stabilimento che ha indotto il padre di Izabella alla fuga, prima negli Stati Uniti e poi in Italia, dove l’amaro è stato prodotto per quasi trent’anni nell’area di Genova.

Nel 1987, ancora prima della caduta del muro, la famiglia è riuscita a riprendere il controllo dello stabilimento originale e tornare a produrre in Ungheria, dove lo fa tuttora.

Nel frattempo é arrivata anche l’idea di produrre un amaro a base di prugna, frutto utilizzato tantissimo per le produzioni di alcolici nella zona ungherese.

L’incontro di ieri mi ha trasmesso tutta la passione, ma anche la competenza, che sta alle spalle di un fenomeno come l’amaro Unicum.

Non è un caso che il prodotto, con la ricetta che rimane segreta, sia un successo da oltre 200 anni, perché dietro a quella bottiglia non c’è una formula di marketing, ma c’è una storia.

La differenza si vede.

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Mancavo da un po’ da Riccione: mi ero perso questo angolo meraviglioso ad un metro da Viale Ceccarini. Sembra un posto paracadutato da un luogo lontano. Per me è fantastico. E il cibo promette benissimo. Oggi ci ho fatto solo colazione, ma la prossima volta una cenetta in relax non me la toglie nessuno.

 

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