Perché mi sudano i piedi?

Perché mi sudano i piedi?

Mi chiedo spesso: chissà che cosa vedono con quegli occhietti questi rannicchietti che fanno cose da adulti.

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Oggi abbiamo fatto un giro sulla ruota panoramica di Rimini.

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Da lassù chissà che tipo di immagine arriva nella capoccia di un nanetto…

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Nella nostra casa, le vocali vengono messi in ordine sparso, non sempre scegliendo quella giusta. Una delle frasi tipiche che testimoniano questo uso un po’ confuso della lingua è: aggiusti, papo!

La frase in questione sarebbe in realtà un comando imperativo, una cosa tipo aggiustamela, papà, riservata ai momenti in cui c’è qualcosa che non funziona.

Peccato che a volte venga utilizzata anche quando le cose funzionano perfettamente. È il caso di questo piccolo delirio del design, una classica bicicletta senza pedali in legno, che dovrebbe aiutare il nanetto a conoscere l’equilibrio.

Quando l’ho vista, è stato un amore immediato, con conseguente decisione di andare a cercarla su Amazon per l’acquisto. Non riuscivo a trovare alcune negozio fisico che disponesse di questo oggetto e allora, grazie al mio abbonamento Amazon prime, ho ordinato l’oggetto, l’ho fatto recapitare in ufficio e l’ho consegnato a casa.

Sono arrivato carico di entusiasmo, condiviso anche da Andrea, abbiamo montato insieme i pezzi ma all’improvviso la delusione. (Sua)

Mancano i pedali! Dramma! “Aggiusti, papo!”

Scatta la spiegazione, che si presenta complicata: no, amore, questa non ha i pedali, si spinge con i piedini.

Silenzio. E dopo un secondo: “aggiusti, papo!”

Forse non ho spiegato bene. Ci riprovo. Amore, questa bicicletta é aggiustata così, non ci sono i pedali. La spingi tu con i piedini. Va bene?

Ancora silenzio. E dopo due secondi: “aggiusti, papo!”

Aiutatemi!!!! 🙂

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Ogni tanto ho l’impressione che quel bombolino che risponde al nome di Andrea, noto come il nanetto, voglia bruciare un po’ le tappe. Dopo tanto penare, ieri ha convinto (ci sono voluti circa 12 secondi) la mamma a comprargli la valigia.

Si tratta più che altro di un metodo per liberarci dall’incubo di vederlo capitombolare qua e là con le nostre valigie oltremodo pesanti.

Eccolo nell’intento di abbandonare precocemente la famiglia!

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Oggi é arrivato il primo regalino. Ho aspettato solo il 2014 per scoprire un’abitudine vecchia quanto il mondo.

Sono tornato a casa e ho trovato Andrea tutto felice e carichissimo per il regalo che mi doveva consegnare.

L’aspetto esterno quello di una caramellona, con tanto di ingredienti.
Aprendo il pacchetto, ecco il regalo…

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Per un attimo ho temuto che fosse un messaggio subliminale nemmeno tanto velato in risposta alle ultime regole introdotte a casa, ogni tanto ricorrendo al famigerato ricatto.

Ho tirato un sospiro di sollievo scoprendo che é cioccolato!

😀

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Stavo aspettando questo momento con una specie di conto alla rovescia. Ieri è arrivato puntuale dopo due anni, sette mesi, sei giorni.

Il nanetto di casa ha pronunciato il primo fatidico: perché?

Nei periodi precedenti, in uno spazio temporale che chiuderei nell’arco di qualche settimana, aveva anticipato l’agognato momento con domande del tipo: questo rumore cos’è? Oppure questo cos’è?

prima o poi doveva arrivare, il micidiale perché

Ieri invece pareva quasi un incidente di percorso, un passaggio senza tanto valore quel primo perché pronunciato davanti ad una frase come un’altra.

Mi sono accorto che siamo entrati nel famigerato tunnel, quello che di solito fa esaurire tutti i genitori, quando nell’arco di un’ora la stessa parola è stata pronunciata circa 100 volte.

La cosa che mi piacerebbe sapere é entro quali limiti si possa considerare normale una risposta finale tipo: perché sì!

Andiamo a casa. Perché?

Perché ora di mangiare! Perché?

Perché era diventare grandi bisogna mangiare. Perché?

Perché quando giochiamo, quando camminiamo, quando guardiamo la televisione usiamo energia. Per avere più energia bisogna mangiare! Perché?

Perché senza energia altrimenti non abbiamo la forza per giocare. Perché?

Perché non riesco trovare il pulsante per spegnerlo? 🙂

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