Io insisto su un tema fondamentale: probabilmente è bene fare i figli quando si hanno vent’anni, perché esiste quella sana incoscienza che forse porta anche ad un po’ di distacco.

Quando si fanno i figli alla mia età, che è più o meno quella dei datteri, come diceva mia nonna, c’è il sano rischio di una perdita di equilibrio evidente.

Per qualche misteriosa ragione, probabilmente legata all’età avanzata, anche le cose più banali che Ciccio pasticcio combina a me sembrano bellissime.

Ieri sera per la sua posa naturale davanti ad un giornale mi sembrava seriamente interessato al contenuto.

Probabilmente cercava solo la peppa Pig.

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Ho passato molti anni con la posizione in famiglia dell’artista, quello un po’ svirgolato, che non aveva tutti i venerdì a posto, come diceva spesso mia nonna.

Forse è venuto però il momento di abdicare, visto che il nanetto ha già dato prova di amare molto le espressioni artistiche di vario tipo.

In primo luogo la fotografia: la macchina fotografica sul cavalletto è per lui un’attrazione irresistibile, ho già diverse fotografie scattate da lui, con l’ausilio ovviamente dei potenti software delle macchine di oggi, che però hanno qualche cosa divertente.

Quello che vedete invece in questo articolo è il primo prodotto nel campo della pittura.

Ed è vedendo questo obbrobrio, praticamente inguardabile, che ho capito perché così tante persone hanno appiccicato qua e là orridi disegni che i figli di solito regalano.

Per qualche misteriosa ragione e alchimia, quello che la mia mente valuta chiaramente come una schifezza, per il cuore è il quadro più bello del mondo.

Ho l’impressione che primo poi arriveranno dei signori con una camicia bianca a portarmi via.

Nella peggiore delle ipotesi, appenderò questo quadretto alla parete.

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C’era una volta. Era un tempo in cui nella  mia dimora non entrava niente che non fosse disegnato almeno da Philippe Starck.

Il bello era di casa.

Poi nano fu e con lui arrivarono tutte le orride cose disegnate per i bambini. Una sorta di invasione di una selezione di prodotti il cui minimo comun denominatore é l’assemblaggio approssimativo,  i materiali schifosi e l’aspetto peggiore dei materiali.

Philippe,  Philippe,  perché mi hai abbandonato?!?

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Che finimmo a scattare foto dei figli che girano sulle giostre.

Non so a che punto della vita abbiamo preso quella direzione e nemmeno ho chiaro se al bivio ci fossero indicazioni chiare.

Ma siamo qui.  In una grigia giornata di gennaio a guardare un fagottino sorridente che gira come una trottola con l’aria felice.

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E lo sai che quando sarà il momento di scendere non saprai dire no alla richiesta di un altro giro,  perché in fondo a te cosa costa e poi perché togliere una soddisfazione così grande ad un prezzo così modesto?

Chissà quando arriva il momento in cui il giro in giostra non piace più? Tutto sommato sarebbe meglio se non arrivasse mai,  avremmo mille delusioni in meno.

E fu così,  che mentre scatti una foto cerchi di capire come dentro un nanetto così piccolo ci possa stare un amore così grande.

E vai a comprare un altro gettone.  Per poi scattare un’altra foto.

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