20130307-181731.jpg

Maledetta influenza. Quello che appare é il termometro appena usato con il nano. Povero, é così demolito che lo ha tenuto sotto l’ascella per cinque minuti senza proferire parola.

A dire il vero non l’ha fatto per tutto il pomeriggio, nel senso che non ha emesso nemmeno un suono.

L’unica consolazione é la casa di Topolino, solo che non trovo nemmeno uno strumentopolo da usare per farlo guarire. Nemmeno la parola magica basta allo scopo e non si sa davvero cosa fare se non attendere il decorso.

Vederlo così é una sofferenza pazzesca; lo so, lo so che passa tutto e che non é altro che influenza ma preferirei averla io al suo posto.

Almeno avrei il diritto a riconquistare il telecomando di sky, credo sia l’unica speranza!

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Questo fine settimana a Sanremo è stato un po’ particolare anche perché era la prima settimana intera senza Andrea da quando è capace di intendere e di volere.

Certo, ci ero andato anche lo scorso anno, ma lui era molto piccolo e non capiva molto dell’assenza del papà. La differenza vera è che quest’anno la capiva, ma non gliene fregava molto.

Quello che è molto peggio è che non ha mai cercato di nasconderlo.

Il primo giorno quando ho chiamato casa usando FaceTime, era un po’ stupito dal fatto che anziché entrare dalla porta arrivassi dalla iPad.

Il secondo giorno ha mostrato lo stesso tipo di sorpresa, indicando a più riprese la porta mentre vedeva il mio faccione apparire dallo schermo della sua tavoletta dei giochi.

Dal terzo giorno, invece, è scattata l’indifferenza per non dire fastidio. L’altra sera ho chiamato mentre stava guardando i cartoni animati in tv: si vedeva chiaramente che mentre tati gli mostrava l’iPad invitandolo a salutarmi lui era del tutto infastidito da quell’ostacolo messo tra lui e i suoi amati teletubbies.

Ma il massimo è stato ieri, quando ho interrotto una partita che stava facendo sul “suo” iPad proprio con una video chiamata. Appena cominciata la video chiamata, non ha nascosto la contrarietà facendo no con la manina e cercando il tasto per chiudere la conversazione.

Infamone, prima o poi verrai a chiedere la paghetta!!!

🙂

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Mi piace un sacco quando vedo Andrea che impara a conoscere cose nuove. Ieri sera ha scoperto le stelle.

Non so cosa ci veda lui, ma il modo in cui ne é attratto é una magia.

Non vi dirò che l’ho rovinata con la canzoncina sulle stelle che sono tante milioni di milioni…

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Questo fine settimana ho capito cosa è davvero difficile nell’attività di padre. Il problema non è tuo figlio, sono quelli degli altri. E non intesi come soggetto “singolo”, non perché esista qualche bambino che “singolarmente” sia problematico, ma perchè il metterli insieme  fa scattare una condizione che può sfociare in dramma.

Sabato sera ero ad una cena con 5 bambini dai  nove mesi ai 4 anni. Ho capito che il mio cervello non ce la fa. Il numero massimo che ho stabilito come compatibile con i miei neuroni è 3. Oltre i tre bambini, il rischio della mia trasformazione in serial killer è così alto che è meglio io resti a casa a guardare la tv, o (se i bambini fossero in casa nostra) meglio che io esca.

Sabato sera al completamento del cerchio del pianto, cioè quando ogni bambino presente ha vissuto un trauma rendendo gli adulti partecipi, è scattato l’incapsulamento.

Ho fatto una vera opera di place-shifting per cui il mio corpo stanco con tanto di patacche sul maglione era nella casa dei miei amici, ma il mio cervello passeggiava sulla spiaggia (deserta) di Ibiza e contava i ciottoli spostati dal mare, ripetendo un mantra sottovoce: “io sono al mare, senza bambini”.

E’ un peccato che alle prossime festicciole Andrea non possa contare sul papà, ma ognuno ha dei limiti, il mio è non saper contare oltre il 3.

 

 

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Una delle cose che più mi sorprende dell’esperienza di essere papà è la velocità con cui i nanetti riescono a fare cose incredibili.

L’altra cosa che mi sorprende è come riescano a farle.

È mattina, il papà è al lavoro e la mamma e il nanetto si preparano a uscire. Arriva il momento che oggi sta diventando puntualmente un dramma, il cambio del pannolino.

Proprio mentre l’operazione è esattamente nel guado e il nanetto si agita sul suo fasciatoio senza il fatidico pannolino, suona il telefono della mamma, che per praticità toglie il nanetto dal fasciatoio e lo lascia girare libero con il pisellino al vento.

Dopo qualche minuto, dal soggiorno si alza un grido quasi disperato! Ormai, come tutti genitori, conosciamo anche le sfumature del pianto di nostro figlio: potremmo riconoscere quando ha picchiato il piede destro da quando invece ha urtato la manina sinistra. Quello di questa mattina, secondo il racconto della mamma, era il tono disperato, quello delle situazioni gravi.

Allarmata da quelle urla la mamma abbandona il telefono e raggiunge il nanetto in soggiorno.

Il quadro è raccapricciante: un bambino con il pisellino al vento in mezzo ad un soggiorno con la mano sporca di sostanza non identificata. Urla.

Basta un’occhiata in giro per ricostruire il quadro della situazione.

Al centro del salotto, al centro del tappeto, una bella produzione di cacca. Sulla mano del nanetto, un pezzo di quella produzione di cacca, che verosimilmente ha terminato la sua corsa in bocca e la qual cosa ha generato il dramma da cui le urla disumane.

L’intervento immediato della mamma, ha scongiurato il rischio che la sostanza ora identificata finisse oltre che sulle mani del nanetto anche su parti della casa non lavabili.

Anche oggi abbiamo imparato qualcosa: il telefono e il pannolino non vanno d’accordo.

Condividi:
Tempo di lettura:1 min

Oggi le generazioni bruciano i tempi, ma mi viene qualche dubbio che qui si stia correndo davvero forte. Mio figlio ha quasi 17 mesi e penso che si sia innamorato per la prima volta.

I sintomi ci sono tutti. Faccia un po’ da ebete, spirito di sottomissione all’oggetto della passione e qualche comportamento un po’ da pirla, di quelli di cui ti vergogni poi quando la passione scema.

Ieri sera, cena di Santo Stefano a casa di amici con due bimbi, un maschietto e una femminuccia. Il maschietto ha qualche mese più di Andrea, la bimba ha superato i 3 anni.

Andrea ha bellamente ignorato il compagno di giochi maschio, per inseguire praticamente tutta sera la bimba (mantengo l’anonimato per difendere la sua privacy, non si sa mai che all’asilo avesse qualche passione in corso). Ad un certo punto lui le si sdraiava accanto, trovando gli unici  secondi di immobilità in una giornata in cui di solito non riesce a fermarsi per più di quattro secondi consecutivi.

Ma il pezzo forte è stato al momento del saluto. Lei seduta modello vamp anni 50 su una poltrona, il nano in giro per il soggiorno, al comando “dai un bacio che andiamo!”, eccolo alzarsi in punta di piedi e protendersi verso di lei. Dopo il primo bacetto, eccolo nuovamente lì, sempre in punta di piedi, ancora proteso verso di lei. Secondo bacio. “oh, perbacco, deve essere il paradiso di cui sento parlare!”. E di nuovo lì ad aspettare un bacetto.

Ovviamente il comando “saluta il tuo amichetto” è stato del tutto ignorato. Non so se preoccuparmi o essere orgoglioso.

Condividi:
Tempo di lettura:1 min
Page 9 of 13« Prima...891011...Last »