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Miss Italia e civiltà

Non siete un po’ inorriditi da ciò che leggiamo in queste ore su Miss Italia? Onestamente lo snobismo di pensiero che vedo su un tema tutto sommato abbastanza banale mi fa un po’ paura.

Premetto che credo di  non avere forse mai guardato Miss Italia nella mia vita, ma sono convinto che un gioco, perché di questo si tratta, alla ricerca della ragazza più bella del Paese, non abbia mai ucciso nessuno.

Se poi proprio vogliamo fare i sofisticati, le improbabili interviste alle candidate ci dava uno spaccato netto e attendibile del livello culturale medio del paese. Non è che nascondendo alla vista dei più le concorrenti Miss miglioreremo il livello culturale della nazione.

Ho sentito definire “una scelta di civiltà” la decisione di non trasmettere Miss Italia sulla Rai, la stessa tv che ci propina Giletti la domenica, che da anni ci fa due maroni infiniti con “la vita in diretta”, la stessa organizzazione che ha in seno i programmi del sabato e della domenica mattina, di cui mi vergognerei più delle miss nostrane.

Brutta cosa essere snob, credo sia molto peggio che essere ignoranti. Per una volta, una scelta di cività della politica sarebbe stato astenersi dal fare commenti del genere, per usare il proprio tempo per temi più rilevanti.

credo sia più incivile la spesa della politica, di cui sento parlare da anni e su cui non si fa mai niente, rispetto a due sgallettate in costume che inseguono un sogno. Loro un sogno ce l’hanno, a noi quelli che parlano di civiltà hanno lasciato solo incubi.

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Il miracolo sarà trovare uno che si compri sto giornale

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A pensarci bene

Io sono santo, altro che brutta persona. La recente vicenda delle vacanze, mi dice che in realtà qualcuno dovrebbe alzare il telefono e dire a Papa Francesco che insieme a Papa Giovanni e a Giovanni Paolo II il 31 ottobre c’è un altro che merita di salire all’onore degli altari.

Ha pochi capelli, si occupa di radio e ha una passione sfrenata per la tecnologia. Oltre ad una pazienza infinita. Dopo le vacanze dello scorso anno, sono stato categorico: il prossimo anno, vacanza a portata di auto, con sistemazione comoda, senza sbattimenti, con 3 ore di trasferimento massimo e senza rotture di palle di alcun tipo. Condizione inderogabile: dimensione bambino.

Ecco perché tre ore di aereo ci porteranno a Mykonos, da cui prenderemo un seajet per andare a Paros, notoriamente isola ricca di pinete e spazi al riparo dal sole, dove passeggiare con un nanetto dotato di panzetta.

No Santo subito, perché sarei il primo santo decaduto, dato che prima o poi la uccido. 😀

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Le regole

E’ un periodo che scrivo poco sul mio blog perché dovrei farlo per lamentarmi e sto cercando di evitare. Più passa il tempo e più mi sento un extra-terrestre, come se intorno a me succedessero cose che non capisco.

Leggo che un ministro della repubblica non ha pagato l’IMU: chiede scusa e amici come prima. Perché lei ha sbagliato ed ha pagato. La vedo in modo un po’ diverso. Se quello che scrivono i giornali è vero, lei ha spostato la residenza dove non viveva in realtà, ha fatto passare una palestra per abitazione e non ha pagato le tasse.

Oddio, non sarà l’unica, il punto non è se perdonarla o meno: il punto è che chi si comporta così non può fare il ministro, o quanto meno non lo può fare sul mio pianeta, ma pare che ormai sia un posto lontano da quello dove vivono tutti gli altri.

In compenso c’è uno che le regole le ha scritte: Beppe Grillo. Ha costruito un movimento a cui è possibile partecipare solo se si sottoscrive un regolamento, con limiti e costrizioni ben precise. Nessuno punta la pistola per farlo, è come quando si entra in un locale dove è obbligatoria la cravatta. Nessuno obbliga ad entrare, ma se qualcuno vuole farlo deve sottostare alla regola. E’ il principio (sul mio pianeta) più elementare del mondo.

Se le regole non le vuoi, resti fuori. Così semplice, che è in grado di capirlo anche il piccolo Andrea. Grillo sta semplicemente in questi giorni affermando un principio: abbiamo delle regole, chi non le rispetta viola un patto ed è fuori.

Dopo i cinquant’anni di politica schifosa a cui siamo abituati, dovremmo riconoscere che è l’unico a farlo. Per favore, non cominciate a commentare scrivendo cazzate su grillo, i comici e tutte quelle minchiate lì, vi chiedo di concentrarvi per un secondo e spremere il neurone fino a capire di cosa stiamo parlando, so che ce la potete fare.

Stiamo parlando di un singolo aspetto: il rispetto delle regole. C’è una forza politica che vuole che i suoi componenti le rispettino e noi cosa facciamo? Parliamo di dittatura, parliamo di comportamento dispotico e altre parole così. Cazzo, siamo senza speranza. Non ne abbiamo poche, qui è diverso: non ne abbiamo nemmeno una.

Perché fuori c’è un mondo con delle regole. Che quando visitiamo ci piace tanto, con i treni puliti, con i servizi che funzionano, con tante cose belle da magnificare con un sacco di parole inutili sui social networks, ma che di fatto va così perché ci sono regole e tutti le rispettano. E quando non le si rispettano si va in galera o ci si dimette da ministro.

E non ci si sente extra-terrestri quando si leggono i giornali.

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Dedicato a Susanna Camusso

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Oh, no! Not again!

Non so se ricordate un post di qualche mese fa quando vi raccontavo di una fantastica iniziativa in città alta a Bergamo dedicata al verde.

Per una decina di giorni o giù di li era stata trasformata la piazza vecchia in un giardino con tanto di area di ristoro e di area giochi per i bambini.

Un successo pazzesco, quasi duecentomila persone hanno visitato la piazza verde, una specie di plebiscito a favore dell’iniziativa.

In un paese normale, preso atto di quanto una cosa del genere possa piacere, si tenterebbe di rafforzare l’evento, di capire come amplificarlo al fine di renderlo ancora più forte. La discriminante però fondamentale é proprio quella: in un paese normale.

Il nostro pare non esserlo perché in quella occasione l’opposizione politica dell’amministrazione aveva fatto addirittura un’interpellanza al consiglio comunale chiedendo di non concedere mai più la piazza per una simile iniziativa. La stessa parte politica che aveva (negli anni in cui era in carica) assegnato concessioni edilizie da far impallidire new york, adesso si ribellava ad una piazza verde. Tutto sommato molto coerente. Ma chissà che travaso di bile sarà venuta agli appartenenti a quell’area politica vedendo cosa si sono inventati questa volta in piazza vecchia.

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Quei burloni di amministratori hanno concesso la piazza per l’installazione di un’artista contemporanea messicana dedicata al tema delicato della violenza sulle donne.

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In tutta la piazza sono state piazzate queste paia di scarpe, dipinte dai bambini.

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Orrore!!!! Pensate a quegli stranieri che arrivano in città alta e trovano tutto quel disordine. È poi tutti quei bambini sporchi. Mio dio!!!!

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Vorrei suggerire una petizione al prossimo consiglio comunale perché la piazza venga concessa solo se prima si mette una scarpiera e gli artisti che passano rispettano un minimo di ordine, cribbio.

Poi vorremmo rassicurarci che i bambini lavino le mani prima di lasciare la piazza, non sia mi che con le manine sozze tocchino un pezzo di città alta e la rovinino.

Per la cronaca, l’opera si chiama zapatos rojos, l’artista é Elina Chauvet, ha dedicato l sua opera alle donne di Juarez, la città di frontiera dove spariscono centinaia di donne ogni anno. Ogni paio di scarpe ricorda una di loro, i gentil signori dell’opposizione (non si sa a cosa, pare si oppongano al buon senso) ci scusino se ancora una volta scombiniamo la piazza. Ma sono convinto che chi l’ha realizzata così bella, l’ha immaginata viva, colorata, frequentata. E ci h messo pure il palazzo della ragione, quella che spesso sembra mancare in un altro edificio della città .