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Make it matter. Tell the truth. Never be boring.

Scrivo sempre poco di radio sul mio blog, forse è un po’ come un cuoco che va a casa e poi mangia dalle scatolette pur di non accendere il fornello. Però in questo periodo sono nuovamente concentrato sul percorso da seguire con Radio Number One e sto facendo una serie di riflessioni su programmi, contenuti, format e tutta una serie di elementi di carattere tecnico su cui non sto a tediarvi.

In tutto questo trionfo dell’elucubrazione, non è secondario guardare ciò che dice il mercato e si riscopre con grande piacere che forse oggi la radio fatica ad esprimere forza perché ha perso la sua peculiarità: la personalità. Dico grande piacere, perché molti vedono la radio in declino, in realtà quando ciò che si propone è dirompente, i numeri dimostrano grande vitalità.

Guardavo oggi i dati sui quarti d’ora delle varie emittenti e i risultati raggiunti da alcuni programmi sono addirittura impressionanti. Forse è la miglior risposta a chi pensa che il formato possa soppiantare totalmente la capacità di chi è al microfono.

Marco Galli e Marco Mazzoli hanno numeri spaventosi. Basti pensare che il programma del mattino di 105 “maltratta” Non Stop News di RTL: mentre su 105 Marco arriva quasi ad un milione di ascolti nel quarto d’ora, l’informazione di RTL supera di poco i 750.000. Ma se pensate che nel complesso la mia vecchia radio ha molti più ascoltatori, il dato di “tutto esaurito” ci dice che il gradimento di quel programma è altissimo.

Quale è la caratteristica? Il divertimento. L’evasione oggi è ciò che si chiede alla radio. E il conduttore fa la differenza. Marco Galli, Linus, Marco Mazzoli, a suo modo Cruciani. Tutti si distinguono per la capacità di catalizzare l’attenzione di chi ascolta andando oltre il  formato e la capacità “media” dell’emittente in cui operano. Il crollo di Deejay post Linus è impressionante. Finisce lui e Deejay diventa una radio “Normale”.

Per noi che facciamo radio è un segnale importante. La passione, la concentrazione, la voglia di comunicare e stupire non possono mancare mai. Aprire il microfono per fare “un compitino” è perdente. Per chi lo fa e per la radio in generale.

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Ditemi che non è vero

Ho appena letto tutto il pezzo esclusivo del Corriere che annuncia che Berlusconi sarà il prossimo candidato premier del PDL.

Dai, ditemi che è uno scherzo.

Dice il pezzo: “sondaggi al 30% se c’è lui”. No, dico: 1 italiano su 3 voterebbe il PDL ma solo se il candidato premier fosse Silvio Berlusconi. Quello di Ruby, quello della Minetti, quello dei Tarantini e delle D’Addario, quello che diceva che i ristoranti erano pieni, quello che potrei andare avanti una settimana. Ma soprattutto, quello che ha calpestato tutti i principi di chi ha un pensiero di centrodestra.

Poi non sorprendiamoci se navighiamo in un mare di merda, evitiamo anche di incazzarci con il mondo malevolo. Il problema vero di questo paese sono quelli che lo popolano. E mia nonna, vera saggia di altri tempi, diceva sempre: chi è causa del proprio male pianga se stesso.

Ma qui sono finite pure le lacrime.

 

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Il bue che da’ del cornuto all’asino

Mi è sempre piaciuta questa frase, secondo me rende l’idea alla grande delle stranezze del genere umano.

Quella che vedete qui sopra è una parte dell’home page del corriere di oggi, con aldo grasso che tanto per cambiare massacra qualche produzione televisiva. Come giustamente diceva Celentano, le valutazioni di Aldo Grasso interessano molto probabilmente solo a lui che le scrive e ai mazzolati, che dopo una recensione negativa non escono di casa per settimane, nel timore che qualcuno li riconosca per strada. Solo che io non conosco una sola persona che non lavori in tv che ha letto una sola volta una recensione di Aldo Grasso.

Oddio, esiste una parte preponderante della popolazione italiana che non ha mai sentito me in radio, per cui siamo pari.

Però è buffa una cosa: lui, censore del video, pronto a colpire con colpi da KO tutti quelli che si affacciano alla tv, insiste ad andare in video con quella faccia lì, vestito come è vestito (vogliamo parlare della camica a righine, allacciata quasi fino all’ultimo bottone e con sotto la maglietta della salute) e con una video produzione che sembra arrivare direttamente dalla televisione dell’azerbaijan (o come si scrive) che ha trasmesso l’ultimo eurovision song contest.

E’ un giornalista, perché ha tutta questa smania di far vedere il suo faccione?!? Avrei una proposta: uno qualunque tra i professionisti, che lui si diverte tanto a maltrattare, dovrebbe dare un voto alle sua video apparizioni nelle recensioni tv.

Non so perché ma so già anticipare il voto.

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La spending review

Ho una domanda. Tengo una pregunta. I have a question. G’ho de domandà un laur.

Perchè? Por què? Why? Che manera?

Perché le nostre vite, i nostri giornali, le nostre tv sono infestate da una accoppiata orrenda: “spending review”?!? Esiste una sola ragione per non usare “revisione della spesa” che in italiano rende benissimo e anche in modo molto semplice il senso di ciò che il governo va a fare? O meglio, ciò che il governo avrebbe dovuto fare, ma che a quanto pare non ha fatto del tutto?

La cosa che mi stupisce sempre quando capitano queste distorsioni linguistiche è che tutti, ma dico tutti, per una misteriosa ragione all’improvviso cominciano ad utilizzare un termine senza un reale perché anche quando ne abbiamo uno nella nostra splendida lingua che rende altrettanto bene, se non meglio.

“welfare”, abbiamo lo stato sociale. “impeachment”, abbiamo “messa sotto accusa”, “denuncia”, inquisizione”, abbiamo varie parole. “spread” abbiamo differenziale. Potrei andare avanti all’infinito.

Io sono un dietrologo senza speranze e continuo a pensare che la confusione aiuti chi deve confondere le acque: se il governo fa la “spending review” e non si capisce bene cosa sia, meglio, così non è chiaro se la si fa o meno. Certo, fa molto tecnico usare l’inglese, fa molto poco tecnico promettere di spaccare il mondo e poi alla fine partorire un topolino.

Come si scrive nella lingua forbita di questa epoca: “io mi sono un po’ rotto i maroni, e voi”?

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La prova

Ci sono due certezze: non lavorerò mai al TGCom24, perché non mi prenderanno mai, ma anche che non dico cazzate e non sono un visionario. Forse qualcuno ha perso uno “scontro” dialettico con l’amico Sauro (lui negherà di esserlo, per pudore…) 🙂 che nel weekend ha acceso un po’ la noia della socialità telematica.

Il tema era la qualità del giornalismo moderno e ho estratto il tema nicole minetti, sistematicamente santificata dalla testata di cui si parlava. E ieri, puntuale, la nuova puntata.

Certo, non che da altre parti vada meglio. Ieri sera ho visto la prima puntata della versione estiva di “in onda”. Io di solito guardavo la trasmissione per verificare fino a che punto potesse arrivare quella che per me  è la faziosità strisciante della Gruber, il classico esempio di giornalismo forte con i deboli e debole con i forti. Al suo posto, per il periodo estivo Filippo Facci e Natascha Lusenti.

Una caporetto. Ospite era Giulio Tremonti, che ha demolito la Luscenti in modo quasi imbarazzante. Il buon Facci ha visto la malaparata e ha pensato bene di “estraniarsi” dal programma dedicandosi all’altro ospite, per la Luscenti è stato una specie di calvario dal primo all’ultimo minuto.

Tremonti, più antipatico del solito, l’ha letteralmente demolita. Prepararsi meglio è sempre un buon consiglio. Ho dei buoni libri da consigliare alla luscenti.

 

 

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C’era una volta il giornalismo

Ci sono dei piccoli segnali che mi fanno capire quanto io stia invecchiando e quanto lo stia facendo precocemente.

Prima stavo guardando il telegiornale su tgcom 24 e il corrispondente da kiev che si trovava fuori dall’hotel degli azzurri ha intervistato due ragazzi con tanto di maglia della juve per chiedere loro un pronostico sulla partita di domani sera.

Quando i ragazzi hanno anticipato un risultato positivo a favore degli azzurri il giovane giornalista ha chiuso il collegamento dicendo testuali parole “voi a casa toccatevi

Non so su quale manuale di giornalismo e soprattutto di lingua italiana fosse scritto che la frase più adatta fosse “toccatetevi”

Nella mia qualità di giovane anziano avrei sicuramente preferito un “fate gli scongiuri”.

Ma probabilmente ormai il livello del giornalismo è questo qui: non meravigliamoci se oltre alla forma anche il contenuto non è granché.