Mi piace Milano Porta Nuova, alla faccia di chi vorrebbe solo case di ringhiera e guardare sempre indietro, uno dei mali peggiori di un paese che non sa cambiare.

Quello che é nel nostro passato va valorizzato, custodito, difeso, ma non può impedire che si vada oltre, che si costruisca il domani.

Il domani a Milano é qui. Un grattacielo che é il più bello bel mondo, questo.

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Un quartiere che fa impressione, soprattutto quando si guardano le casette che sono state circondate e abbracciate da questi giganti di vetro e acciaio.

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Mi piace Milano che cambia, adesso dovremmo cambiare un po’ noi, per cavalcare il futuro e non farci travolgere!

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Quando ci siamo persi? Quando questa sera sono entrato in questa piazza, il primo pensiero che mi é venuto é uno di quelli ricorrenti da un po’.

Quando ci siamo persi? quando la nostra straordinaria civiltà é diventato l’ammasso informe di macerie che ci circonda?

Quando il nostro bagaglio di cultura si é trasformato nella trivialità grezza del nostro tempo?

Mentre ci penso, scatto ancora un po’ di foto. Chissà se tra 300 anni qualcuno scatterà fotografie a quello che lasceremo in eredità noi, tipo la brebemi o la Salerno Reggio Calabria.

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Alcuni aspetti di Formentera non mi piacciono più tanto, ma all’isola, a quello che la natura le ha regalato, cosa vuoi dire?

Porto a casa questi colori, cercherò di di ricordarli quando in Padania sarà tutto in bianco e nero.

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Devo dire la verità, io sono abbastanza nauseato da ciò che sto leggendo in queste ore, ma soprattutto da come ci stiamo comportando in queste ore nei confronti di un ragazzo di 24 anni.

Che Mario Balotelli non sia un fenomeno, che sia particolarmente antipatico e probabilmente nemmeno tanto bravo come si crede a giocare al calcio io penso sia una certezza.

Avete letto bene? Avete capito bene la frase che ho appena scritto? Lo chiedo perché è fondamentale partire da questa mia convinzione, cioè che Mario Balotelli non sia un fenomeno, per capire bene il perché di una certa reazione che mi si sta scatenando dentro.

Quello che stiamo leggendo in questi giorni è un linciaggio davvero incivile nei confronti di uno degli 11 componenti di una squadra, anzi a dire il vero erano 23 più l’allenatore e tutto lo staff è che lo accompagnava.

In campo c’erano tutti, non solo Mario. Perché se gli altri 10 si fossero dannati, magari non avremmo vinto tre a zero, ma sicuramente non avremmo nemmeno perso con il costa Rica.

Trovo un lestamente disgustoso quello che leggo e anche questo atteggiamento per cui tutto sommato sia trovato un capro espiatorio. Ma siamo sicuri che nella vita debba andare davvero così?

Cosa ha fatto di meglio thiago Motta quando è sceso in campo?

Quale impatto ha dato e mobile alle partite in cui è entrato? Cosa è stato desciglio sulla fascia nella partita con l’Uruguay?

E se nessuno correva, è colpa di Mario? Se abbiamo scelto un ritiro in un luogo il cui clima era totalmente diverso da quello delle località in cui abbiamo giocato al calcio, creando notevoli problemi di adattamento, è colpa di mario?

La verità è che è colpa di tutti, anche nostra che diamo loro così tanta importanza.

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Troppo facile per non vederlo. Troppo evidente per farselo sfuggire.

Dopo settimane di vita da commissari tecnici, dopo che per mesi abbiamo preparato questo mondiale come se fosse la cosa più importante della nostra vita, dopo che per una striminzita vittoria abbiamo cominciato a gridare al miracolo facendo proclami sulla nostra capacità di vincere il mondiale, da ieri siamo fuori.

Abbiamo perso, capita, ma c’è sempre modo e modo per farlo.

Puoi perdere dopo aver preso tre pali e una traversa, dopo aver fatto 10 tiri in porta di cui non è entrato nemmeno uno, puoi perdere dopo aver dannato l’anima ma purtroppo con un avversario più forte davanti.

Oppure, puoi perdere come ieri. Sempre al piccolo trotto, con un ritmo che sembrava quasi quello di una partita di allenamento a cui sei relativamente interessato, ma soprattutto con i giocatori che al 60º minuto di una partita avevano già i crampi come se fosse la fine del secondo tempo supplementare.

Certo, cado anch’io nella tentazione di fare l’allenatore di turno, ma io non guardo tanto al calcio quanto al fatto che mentre ero lì davanti alla televisione ieri pomeriggio vedevo tristemente un intero paese schierato in campo.

Noi in questo periodo siamo così: con l’acqua alla gola, con una condizione che ci riguarda che quasi disperata, con le prospettive per il futuro altamente incerte, eppure andiamo ancora così, al piccolo trotto.

È quello che è peggio è che altri aspetti visti ieri sera sono tristemente simili a ciò che viviamo e vediamo tutti i giorni della nostra vita che definirei più surreale che reale. Faccio l’esempio del commento della nostra televisione di Stato. Nel momento del morso di Suarez a Chiellini si è accorto tutto il mondo di che cosa fosse successo, tranne i due commentatori della nostra televisione

Basta fare una ricerca su Twitter o su Facebook per vedere come in particolare i media inglesi e americani abbiano lanciato una campagna contro Suarez per quel comportamento antisportivo, addirittura McDonald’s ci ha fatto uno spot pubblicitario, ma i nostri commentatori Rai erano lì ancora dire che a Chiellini era uscita la spalla.

Sembrava tutto una grande parodia di una tragedia annunciata, in cui i tifosi da casa sembravano quelli veramente più interessati alla situazione rispetto a chi era in campo.

Sapete qual è l’unica cosa che trovo abbia un briciolo di dignità di tutta la giornata di ieri? Le dimissioni di Prandelli.

In un posto in cui mai nessuno si prende le responsabilità, lui ieri sera l’ha fatto. Avremmo preferito tutti che non ce ne fosse stato bisogno, ma è davvero un esempio di integrità per tutti la decisione presa.

Non mi meraviglierei se al ritorno ci fosse un teatrino per cui vi verrà chiesto di rimanere o altre amenità di questo genere però intanto almeno il gesto fatto. Chi altri avrebbero fatto come lui?

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