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Caspita, ma da voi non va più di moda consultare …

Caspita, ma da voi non va più di moda consultare il popolo.

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Voi ci state capendo qualcosa?

Dicono che facendo il giornalista, bisognerebbe avere una capacità di analisi approfondita di ciò che ci circonda. Dicono che facendo il giornalista si dovrebbe essere in grado di interpretare ogni fatto che ci capita di vedere.

Probabilmente questi sono i giorni in cui si conferma la teoria che probabilmente sono diventato giornalista per errore, perché onestamente non sto capendo assolutamente nulla di quello che ci sta capitando intorno.

Leggo sui giornali che probabilmente oggi avremo una crisi di governo, che mi sembra mancasse in effetti da troppo tempo nel nostro paese.

Sono circa due anni e mezzo ormai che viviamo in uno stato di emergenza politica permanente in nome di una crisi economica; adesso ci viene detto che la crisi è finita, ma probabilmente miglioriamo perché altri paesi hanno riavviato la loro economia e noi andiamo al traino.

Ma in questi due anni di governo di emergenza, cosa è cambiato, a parte il fatto di aver tassato tutto il tassabile, direttamente o indirettamente? Cosa ha fatto lo stato per contenere una gestione che ci schiaccia? Niente, se è vero che il debito continua a correre e non si arresta più.

In questo quadro desolante, appare una crisi di governo, dopo mesi di scaramucce da bambini tra gruppi politici contrapposti dentro lo stesso partito.

Confesso. Non capisco. Ma non so se ho ancora voglia di adeguarmi.

 

 

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L’altra tivvù

Non voglio sembrare snob, ma quando sono a casa ho la tv con due alternative: rai yo-yo e la maledetta peppa Pig, oppure una specie di staffetta tra sky Tg 24 e i canali di Fox Crime.

In questi due giorni in Valle d’Aosta avevo questa scelta: Rai uno, Rai3, Rete 4, Canale cinque, Italia uno. È come se all’improvviso fossi tornato indietro di una ventina di anni, quando la televisione la vedevo accesa dentro casa mia.

A coronare questa sensazione, i circa 100 promo che ho visto del ritorno in televisione di Don Camillo e Peppone, che Rete 4 ripropone, credo che la milionesima volta, la prossima settimana.

Per un attimo mi sono sentito in dovere di chiamare mia mamma e di avvisarla, perché non vorrei mai che perdesse questa ennesima replica. Ho come l’impressione che se non si vede tutte le volte che passa su Retequattro, si rischi la scomunica.

I format, i linguaggi, ciò che viene propinato dall’altra tv è veramente qualcosa di imbarazzante.

In tutta onestà, voi riuscite a guardare qualcosa di questo genere di prodotti? Io, finito i Tg (e pure su quelli potremmo disquisire a lungo) trovo la pubblicità migliore dei programmi.

Oddio, non é che la TV “gratis” in paesi come gli Stati Uniti o la Spagna offra di meglio, ma per raggiungere la nostra bassezza ci vuole una certa maestria.

Meno male che c’è la radio.

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Marketing 3.0 il capolavoro di airbnb

Non so se avete visto su Twitter quello che è successo ieri che coinvolgeva airbnb.

La società di cui abbiamo già parlato, che organizza il contatto tra chi vuole dare e chi vuole prendere in affitto un appartamento, ha preso i tweet dei giornalisti che sono in Russia per le Olimpiadi e si lamentavano per le terribili sistemazioni alberghiere in cui erano capitati e ha rilanciato ponendo loro l’alternativa di un pernottamento in una delle properties selezionate a Sochi, che fanno parte del circuito airbnb.

Semplicemente strepitoso, un marketing a costo praticamente zero con una resa micidiale visto che decine di siti internet, per non dire centinaia, nel mondo, compreso questo, hanno ripreso l’iniziativa.

Credo che questo sia un passo interessante nella percorso che secondo me abbiamo intrapreso di cambiamento della pubblicità, che non sarà probabilmente più solo sport ultra costose trasmessi alla superbollo, ma anche iniziative molto semplici e incredibilmente efficaci come queste.

Non c’è altro da dire, se non bravi.

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L’amplificatore

Ogni tanto mi chiedo: ma ci sei o ci fai? E lo chiedo non a me stesso, ma al soggetto che dentro la radio o la tv fa un errore mostruoso, amplificare.

L’amplificatore fa un mestiere strano: prende un segnale piccolo piccolo, un suono flebile, quasi impercettibile e lo trasforma in un suono più potente, che in alcuni casi è un muro con un impatto devastante.

Pensate al rumore che fa un foglio di carta. Se cade o lo si gira in mezzo a tre o quattro persone, nessuno lo sente. Ma se quel rumore si amplifica può spettinare centomila spettatori in uno stadio.

Ecco cosa fanno spesso i giornalisti: prendono un suono impercettibile, che tutti ignorerebbero e lo ingigantiscono così tanto da farlo conoscere a tutti.

In pratica, sono complici di misfatti che altrimenti ignoreremmo.

Adesso vi spiego anche di cosa parlo: lunedì quattro idioti hanno messo due scritte sui muri di Roma nella giornata della memoria.

Bastava un barattolo di vernice e un po’ di buon senso e nessuno di noi l’avrebbe mai saputo.

No. Troppo logico. Prendi la scritta, mettila in televisione, apri dibattiti, pubblica la foto on line e sui giornali e cosa succede? I quattro coglioni monopolizzano l’attenzione, fanno arrivare il messaggio. In pratica, raggiungono il loro scopo.

E sapete cosa fa ridere? Che Mentana e compagni fanno più danni delle scritte e non sono censori, sono complici.

E guardate che il principio si applica a mille temi, dalle teste di maiale spedire alla sinagoga, fino agli striscioni negli stadi.

Chi è più stupido? Chi scrive sui muri o chi li aiuta a diffondere le loro cazzate? Probabilmente entrambi, ma dai presunti “intellettuali” mi aspetterei un po’ di furbizia, oltre che la cultura.

Il problema è che (palesemente) cultura e intelligenza non vanno di pari passo. Noi siamo pieni di intellettuali da salotto TV, ma le persone intelligenti paiono merce rara.

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La forma e la sostanza

Ho scritto spesso in
passato svelando di sentirmi un po’ come un extraterrestre per la
prima volta sulla terra quando guardo la tv, leggo i giornali e
vedo l’interpretazione dei fatti che molti media danno in pasto ai
propri utenti.

Fa
impressione. O forse fa ribrezzo vedere una macchina “di regime”
che si muove all’unisono, con un solo obiettivo, buttare fumo negli
occhi agli inconsapevoli utenti, che forse non sono però del tutto
innocenti in questo grigio contesto.

Un po’ di ordine. Spiego a cosa mi
riferisco. Due giorni fa abbiamo visto una pagina secondo me
orrenda della nostra storia, con l’ennesimo sopruso esercitato da
alcuni poteri forti.

Mentre si consumava quella farsa, ecco un clamoroso
errore del movimento cinquestelle, quello di aver compiuto un atto
che ha fornito un alibi ai soliti noti e ha spostato il centro
della discussione verso un tema tutto sommato
irrilevante.

E qui
sta la differenze tra la forma e la sostanza.

La forma è quella, sbagliata, usata
dai cinquestelle in questi giorni, ma la sostanza è il decreto
vergognoso approvato dal parlamento. Confezionato ad hoc per
mettere nella condizione di dover decidere se dare i soldi alla
banca d’Italia o pagare l ‘IMU.

I decreti si potevano scorporare, si poteva votare per
l’IMU e poi decidere con calma cosa fosse giusto per la banca
d’Italia,ma ovviamente a qualcuno faceva comodo che ci si trovasse
davanti a questo bivio.

Purtroppo, siamo qui a parlare della forma, il
comportamento di alcuni parlamentari un po’ polli e non della
sostanza.

Ma non mi
fa impressione, nè  mi stupisce che le forze politiche avverse
ovviamente sfruttino il momento per cercare di portare a casa
qualche consenso; mi stupisce che questo clamoroso abbaglio, questo
confondere la forma e la sostanza lo facciano quelli che si
ritengono menti pensanti del paese, i vari Severgnini, Augias,
Cazzullo e altri che non mi vengono in mente.

Ma ho come la sensazione che anche
la batteria schierata che colpisce un unico bersaglio abbia le
polveri un po’ bagnate. Io ormai (lo dico da tempo) non ho una
posizione “ideologica”. Guardo le cose, ci rifletto, cerco di
individuare quale sia la soluzione migliore (secondo il buon senso)
e mi costruisco un’opinione.

Quella di questi giorni è che stiamo attraversando un
momento delicato, delicatissimo, della nostra storia e ho
l’impressione che chi dovrebbe lavorare perché tutti possano capire
come vanno le cose e contribuire a cambiarle abbia venduto la
propria posizione in cambio di chissà quali favori di
domani.

Ho sentito
in questi giorni la parola “fascista” usata tanto e a sproposito,
perché in passato ha sempre funzionato. Bastava agitare lo spettro
e tutti a respingere anche solo l’idea di un ritorno al
passato.

Confido
che oggi siamo un po’ più furbi che in passato e che a coloro che
si agitano, ponendo una questione formale sui comportamenti in
parlamento, mi auguro che siamo capaci di rispondere opponendo la
sostanza.

Perché 50
persone che si agitano facendo caciara dentro il parlamento non
posso essere trattati peggio di quelli che ci hanno portato dove
stiamo oggi.

E se
non capiamo la differenza, meritiamo di stare dove
stiamo.