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Benson & Viscardi all’asta: 6.000 volte grazie!

Quasi non ci credo, ma devo raccontarvi quello che é capitato in questi giorni.

Il 24 novembre, come scritto durante lo scorso weekend, abbiamo avviato la nostra ormai abituale asta di beneficenza, un meccanismo per cui mettiamo “in vendita” una puntata del nostro programma al migliore offerente, il tutto per raccogliere fondi per il Comitato Maria Letizia Verga di Monza, impegnato nella cura e nella ricerca sulla leucemia infantile.

Nel weekend, un colpo di scena: dopo qualche giorno di sonnolenza, scatta una corsa al rialzo. 2.100 – 2.200 – 2.500 – 2.800, in una rapida sequenza di rilanci.

Un’azienda italiana mi aveva contattato in settimana, segnalando la voglia di aderire. É una giovane startup tecnologica, Satispay, che opera nel campo della transazioni monetarie elettroniche. 

Consiglio di fare la propria offerta su eBay, ringrazio e sono contento della sensibilità manifestata.

Martdi si chiude l’asta e quando il Comitato mi comunica il nome del vincitore, mi accorgo che é diverso: l’offerta più alta, 3.010 euro arriva da LAB 42, azienda lombarda che si occupa di chirurgia estetica. Immediatamente dopo c’è l’offerta di Satispay, che é di 3.000 euro.

É a quel punto che mi viene l’idea: e se prendessimo entrambi le offerte, facendo due dirette?!?

Ecco quello che faremo!!! Portiamo a casa tutto! Prima però devo chiedere al “vincitore” se é d’accordo. Chiamo il contatto ricevuto e dall’altra parte trovo Patrizio, che mi conferma l’entusiasmo suo e della famiglia per la nostra iniziativa, ma anche la disponibilità a condividere la gloria con l’autore della seconda offerta.

17 dicembre, saremo a Verona, per la diretta dalla sede scaligera di LAB 42, mentre il giorno 18 dicembre saremo a Milano presso Satispay.

Ma non solo: il 18 dicembre, in contemporanea, faremo anche una grande festa dedicata ai bimbi del centro.

Ho aperto l’agenda e on ho lasciato scampo: Claudio Chiari e Chiara De Pisa saranno a Monza presso il centro Maria Letizia Verga e porteranno i regali che molti nostri sponsor/amici hanno messo a disposizione. 

Quali non ve lo svelo adesso, ci sarà il tempo per farlo, ma é fantastico vedere come tutti siano attivi per aiutarci.

E non finisce qui: Satispay ci fa un regalo ulteriore semplicemente incredibile. Da domani ci mette a disposizione la sua piattaforma, attraverso il nostro sito, per raccogliere le donazioni più piccole, il cosiddetto crowdfounding, raddoppiando le offerte dei nostri ascoltatori.

Spiego meglio: a tempo di record oggi stiamo allestendo una pagina che permetterà di donare 1, 5, 10, 15 o 20 euro. Per ogni donazione fatta, verrà aggiunta una cifra identica. Tu doni un euro? Satispay ne aggiunge un altro. Tu doni 20 euro? Satispay ne aggiunge 20,  fino a 100.000 euro.

Ho detto 100.000. Basterà andare sul sito, inserire la cifra che si vuole donare e mettere il proprio numero di telefono.

Quindi arriveranno le istruzioni per installare Satispay, che é una figata pazzesca.

Non so quanto raccoglieremo, ma partiamo da 6.000 euro, tre volte quello che abbiamo raccolto lo scorso anno.

E il meglio deve ancora venire. 

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Vendesi – Benson & Viscardi all’asta

Ci siamo, è il momento di Benson & Viscardi all’asta. Siamo nel cuore di un’altra settimana speciale, perché fino a martedì mattina è in corso l’asta di beneficienza, con cui da qualche anno raccogliamo fondi per una causa che ci sta a cuore.

Per me la radio ha due missioni: l’evasione e la sensibilizzazione. Se da un lato serve per spezzare la spirale negativa delle giornate storte, dall’altro deve però sollecitare qualche riflessione nei momenti più divertenti.

E’ con questo spirito che Grant Benson ed io da un paio di anni abbiamo trasformato in realtà quella che per molto tempo era solo un’idea: vendere un nostro programma, per poi andare a realizzarlo a domicilio, a casa, in ufficio, in fabbrica di chi farà l’offerta più alta.

A distanza di quasi tre giorni dalla fine dell’asta, abbiamo sfondato la cifra dei 2.000 euro, siamo a 2.100, ma ci sono state già 100 offerte e siamo passati dai 51 euro iniziali alla ragguardevole quota di oggi.

Ma per chi lo facciamo? Per il Comitato Maria Letizia Verga, che ha fatto un miracolo.

centro Maria Letizia Verga
centro Maria Letizia Verga

Sono andato a visitarlo mercoledì. A due passi dall’Ospedale di Monza, tecnicamente su una superficie di proprietà dello stesso ospedale, è stato realizzato un padiglione che accoglie i bimbi malati di leucemia, per la diagnosi, le cure e se serve anche il trapianto del midollo.

ingresso centro maria letizia verga
ingresso centro maria letizia verga

Visitarlo non è mai facile. Sei genitore, vedi i bimbi in cura che vanno e vengono e pensi al tuo, a come sarebbe la tua vita se avessi necessità di quel posto e cosa vorresti se al posto di quelle persone che vanno e vengono ci fossi tu.

Sala giochi centro maria letizia verga
Sala giochi centro maria letizia verga

Probabilmente mi aspetterei un po’ di attenzione, magari anche di aiuto, per poter avere nei momenti difficili gli spazi giusti che mi accolgano e le strutture più sofisticate che mi assistano.

La forza del Centro Maria Letizia Verga è proprio questa: in un unico padiglione, chi ha la sfortunata necessità di curare una leucemia infantile trova accoglienza, diagnostica, spazio per la degenza e anche uno dei più sofisticati centri di ricerca.

L’80% di chi si ammala oggi guarisce, ma tutti gli sforzi dei ricercatori sono oggi concentrati su quel maledetto 20% che ancora non ce la fa.

L'albero dei grazie - centro maria letizia verga
L’albero dei grazie – centro maria letizia verga

E per fare ricerca, ci vuole anche una struttura efficiente. Dico anche, perché il patrimonio più grande sono ovviamente gli scienziati, ma un grande pilota sopra un triciclo, difficilmente vincerà il mondiale di Formula 1.

Il nuovo Centro Maria Letizia, insieme alla Fondazione Tettamanzi, si prefigge quell’obiettivo: dare ai bimbi un’assistenza di qualità altissima, con una ricerca avanzatissima per poter applicare i protocolli più recenti.

Ma tutto questo costa, tanto. Il padiglione è costato quasi 13 milioni di euro e adesso si tratta di pagarlo. E’ stato costruito in 13 mesi, con tempi di realizzazione da record del mondo, segno dell’efficienza e della dedizione di Giovanni Verga, presidente del Comitato, e di tutta la squadra che lo circonda.

E grazie all’aiuto di coloro che sono ricordati sulla grande parete dove c’è l’albero dei grazie.

la scuola in ospedale
la scuola in ospedale

Un altro progetto fantastico, partito da qui e diventato ora un’esperienza a livello nazionale è la scuola in ospedale.

I bimbi fanno ricoveri, degenze, day hospital, saltando la scuola, con questo progetto possono seguire le lezioni a distanza, grazie alle nuove tecnologie, come skype.

Non ho fotografato altri spazi del padiglione, perché sono aree private, dense di dolore, che hanno il diritto a tutta la privacy del mondo. Ma sono realizzate con cura, con colori gioiosi, tanta luce e soluzioni molto comode come le camere singole.

Ecco perché questa settimana c’è l’iniziativa Benson & Viscardi all’asta: perché ci piace l’idea di mettere a disposizione la nostra professionalità per una causa così importante. Non importa se la cifra che raccoglieremo sarà un goccia nel mare per un’impresa grande come questa.

Vale anche il fatto che qualcuno conosca questo luogo, il lavoro delle persone che si sono dedicate a questo progetto e che magari si ricordi di loro anche in futuro. Ad esempio donando a questa struttura l’8 per mille della propria dichiarazione dei redditi.

O magari del tempo per attività di volontariato nella struttura. O magari le parole necessarie per far conoscere questa struttura anche ad altri.

Ne vale la pena.

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Autunno, un’altra volta

Non ci posso fare niente, ho un’attrazione irrefrenabile per i colori dell’autunno. Ieri ho girato un po’ per la mia città, in questo periodo più bella che mai, per catturare alcuni scorci che fossero ricchi di quelle tonalità che da sempre per me sono irresistibili.

Ecco cosa ho trovato. Ma c’è un intruso. Trovatelo.

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Quando chiude un sogno: il negozio Caldara

Oggi i giornali della mia città riportano la notizia della chiusura ormai imminente di un negozio di giocattoli, che opera nel cuore di Bergamo dal 1952.

Qualcuno potrebbe classificarla come storia ordinaria di un mondo, quello del commercio, che non vive più di insegne accese per secoli, ma di temporary store e di turn over esasperato di marchi e di consumi; non riconosce più la passione di bottega, ma vuole l’orario esteso e l’apertura la domenica.

Eppure, questa chiusura è qualcosa di più. Si spegne un sogno, si svuota una vetrina che per decenni è stata quella del desiderio.

Mi sembra ieri quando l’evento straordinario del fine settimana era un giro in centro (ad 1.5 km dalla mia abitazione, non a tre ore di auto) per vedere le vetrine e la mia preferita era sempre e solo una: Caldara.

Quante volte ho appiccicato il naso, messo le mani sui vetri, ovviamente cazziato dalla mamma, per vedere meglio i dettagli dei giocattoli e scegliere cosa chiedere a Babbo Natale.

Niente cataloghi, niente gallery on line, nessun iPad su cui fare pinch 2 zoom; solo una vetrina con una forma un po’ strana, in cui evitare le cose da femmina per vedere bene quelle per noi maschi.

Forse qualcuno oggi potrebbe introdurre il tema gender per le differenze nelle vetrine, ma allora sembrava del tutto normale che da una parte stessero le bambole e dall’altra macchinine e soldatini.

Poi, una o due volte all’anno, anziché sporcare solo i vetri c’era il grande momento dell’ingresso e quello che oggi, scegliendo i giochi per mio figlio, mi pare un negozietto, allora era gigante.

Ci vado anche io con  Andrea, ma noi entriamo sempre; gli piace un sacco,  perché tutti quei giochi così vicini e a portata di mano sono più belli da vedere.

Una delle ultime volte ha visto una macchinina, ma non era la volta buona per comprare, eravamo lì solo per guardare. Allora mi ha chiesto di nasconderla bene dietro la fila in esposizione, perché nessun bambino la vedesse e la portasse via.

Quando sono tornato a prenderla e l’ho trovata nella stessa posizione della fila in cui l’avevo lasciata, ho intuito che fosse uno dei miei ultimi acquisti lì.

Non so chi entrerà dopo Caldara, qualche franchising che renderà il centro di Bergamo ancora più simile a quello di Dusseldorf o di Girona.

Qualunque cosa dovessero vendere, dubito riusciranno ad avere in catalogo sogni altrettanto belli.

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Che la forza sia con te: il trailer di Star Wars

Non c’è molto da aggiungere alla follia generale che riguarda il mondo di Star Wars. Il prossimo capitolo arriva a Natale, in USA sono già aperte le prevendite, questo il trailer ufficiale.

Che la forza sia con te.

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Donizetti Alive: un’esperienza straordinaria

Ieri sera ho visto qualche cosa di straordinariamente bello, un’opera moderna che si chiama  Donizetti Alive, che è stata presentata in una cornice unica, quella che viene chiamata Domus Magna, la vecchia scuola di musica dove Gaetano Donizetti ha imparato a conoscere la musica e messo le basi per diventare quello che tutti conoscono.

Con un po’ di rammarico, più all’estero che non in Italia. Immaginate un’opera che anziché svolgersi su un unico palco e con una struttura classica è divisa in tante piccole “Puntate” che si svolgono contemporaneamente in diverse sale del palazzo e siete voi a scegliere la sequenza con cui vederle, muovendovi tra le diverse stanze.

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Pensate ad una struttura dei secoli scorsi, parzialmente abbandonata, che ha ancora tutto il sapore della storia e la magia di allestimenti originali.

Donizetti Alive è scritta da Julio García-Clavijo, Luigi Di Gangi, Ugo Giacomazzi,  con la musica di Pasquale Corrado, ed è il terzo lavoro della Compagnia operAlchemica.

Racconta visioni, pensieri, allucinazioni di un personaggio giunto alla morte in preda alla pazzia.

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Cosa ci fa un artista che fa lo Human Beat Box in un’opera di Donizetti? E’ una delle magie della commistione di generi, suoni, mondi realizzata da Donizetti Alive.

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La suggestione dei luoghi e dello stile di canto e recitazione sono davvero unici e ho trovato strepitoso il clima della scena finale, che combina, in uno spazio classico come la Sala Piatti, il lavoro di un deejay (Teo Sartori) combinato con il suono dell’organo e le voci classiche del coro.

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Per quest’anno le rappresentazioni sono concluse con la serata di ieri, ma se vi capitasse di leggere questo titolo in programma in futuro, non ve lo fate scappare, è esperienza meravigliosa.