Una giornata a Londra è sempre una giornata speciale! Giovedì e venerdì ho visitato la capitale inglese per seguire un evento dedicato al nuovo Honor 7, che è stato presentato nella zona dell’East End, semplicemente meravigliosa.

Basta guardare alcune immagini per comprendere che tipo di area sia.

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E’ lontana la zona del lusso, sembra un altro paese rispetto a quello della regina, eppure questa è una delle zone simbolo della città.

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Un’opera d’arte appoggiata ad un tetto, lo street food (quello vero) come stile di vita. If you get bored London, you get bored of life.

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Ammetto le mie colpe! quest’anno siamo stati un po’ pigri e abbiamo scattato poche foto! In realtà ne abbiamo fatte un sacco, ma non ai luoghi che abbiamo visitato!

Stupendo il paesino qui sopra, Ramatuelle, mentre Saint Tropez si è fatta apprezzare più per il paese che per le spiagge, che non hanno nulla di veramente straordinario.

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Quella qui sopra è la spiaggia Tahiti, che ha costruito il mito della costa di Pampelonne. Lasciate ogni speranza voi che entrate, quando si parla di costi.

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Ieri pomeriggio chiamano amici e mi segnalano che il loro figlio di ritorno da una vacanza studio in Inghilterra ha perso il telefonino in aeroporto.

Quello di Londra. Non Trapani Birgi, per dire.

Mi chiedono una mano, nel timore di non riuscire a capire bene cosa dicessero loro in inglese chiamando la struttura e mi segnalano che il figlio è sicuro di aver lasciato il suo iPhone 5C nel negozio Dixon Travel.

Chiamo il negozio: mi risponde una commessa gentilissima, che mi conferma di aver visto un messaggio dei suoi colleghi affisso in bacheca con cui si avvisava di aver trovato il telefono e di averlo girato all’ufficio oggetti scomparsi.

Quindi si offre di darmi il numero dell’ufficio. Chiamo una prima volta, nessuna risposta e invio subito una mail.

Dopo due minuti, però, provo a richiamare e mi risponde una signorina gentilissima che mi chiede una descrizione dell’oggetto perso; la fornisco e la signorina cerca nel database, qualche secondo e mi dice di aver trovato un telefono che corrisponde alla descrizione.

Per essere sicuri che sia quello giusto, mi chiede il pin del telefono; una volta confermato, mi spiega la procedura: mi avrebbe dato un codice da usare nel sito dell’aeroporto per richiedere la spedizione a casa, che sarebbe avvenuta automaticamente subito dopo il pagamento con carta di credito, fatto sempre on line.

Spiego alla signorina che sto usando un vivavoce e non riesco a scrivere, ma le ho mandato una mail poco prima; controlla sul computer, trova il mio nome e dopo un minuto mi scrive tutta la procedura via mail.

Faccio tutto ciò che è indicato e dopo poco mi arriva un’altra mail della stessa persona per confermare che la procedura è stata fatta in modo corretto e che è tutto pronto alla spedizione.

Ancora qualche minuto e arriva il numero di tracking della spedizione, in partenza questa mattina. C’è speranza che un inconveniente di viaggio non diventi un incubo, ma fate molta attenzione a dovete volete fare i distratti!

Provate a perdere un telefono a  Fiumicino e poi fatemi sapere…

 

 

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Nel weekend appena finito ho fatto due scoperte piacevoli: il Palazzo di Varignana e l’omonimo Varignana Music Festival.

Parto dal primo: un’antica dimore, in cima al colle di Varignana, intorno a cui è stata realizzata una bellissima residenza con piscina, spa, campi da tennis, spazi per i bimbi, in una cornice meravigliosa.

Non avevo mai visto i colli bolognesi, quelli della 50 special, ne sono rimasto affascinato: il Palazzo di Varignana è in una posizione da cui si vedono le torri della Fiera di Bologna, ma sembra di essere su un pianeta lontano.

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Quello che vedete è il bar a bordo piscina. Ho visto posti peggiori… 😀

Ma tutta la struttura è stupenda..

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Nella sala che vedete nella parte inferiore della struttura, la sala Belvedere, si è tenuto lo spettacolo a cui ho assistito sabato sera, con un programma speciale, che ha riunito tutti gli artisti ospiti nei giorni precedenti del Varignana Music Festival, uno degli appuntamenti del calendario di Musica Insieme, che si è concluso proprio sabato sera.

Ho visto sul palco Linus Roth (violino), Alexander Romanowsky (piano), Itamar Golan (piano) e Christina Walewska (violoncello), una sorta di All Star Team della musica classica contemporanea.

Io ho un’anima rock, ma il concerto mi è piaciuto un sacco. Programma molto “vario”, da Chopin a Ravel, da Astor Piazzolla ad espressioni più classiche, apprezzato dagli amanti della classica, ma fruibilissimo anche per un figlio degli Eurythmics come me!

Esperienza stupenda, da ripetere!

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Se avete qualche ora di tempo, vi consiglio una gitarella qui.

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In realtà vi mostro in questa foto solo la parte più nascosta del Monastero di Astino, che é nella omonima valletta, di cui vi avevo già scritto nel giorno della sua inaugurazione, in una zona collocata alle porte della città di Bergamo.

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Una struttura di 750 anni fa che é tornata agli antichi fasti e che oggi é sede di una mostra di national geographic, che é una delle manifestazioni collaterali expo.

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Non tutta la struttura é agibile, ma nella zona già ristrutturata c’è anche una seconda mostra dedicata a Luigi Veronelli.

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Sotto la struttura, nelle vecchie cantine, trovate invece un presidio slow food che propone piatti, drink e anche gelato.

Prima della fine di Ezpo, prendetevi il tempo per una visita, ne sarete felici.

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Tutto è bene quel che finisce bene. Questa la sintesi dell’intricata vicenda del Monastero di Astino a Bergamo, inaugurato sabato dopo anni di diatribe di ogni genere.

I titoli dei giornali e delle testate nel weekend erano di tono trionfalistico, ma in realtà la storia di questo angolo di Bergamo è più che travagliata. Bisognerebbe chiedere a chi per anni ha posseduto questo immobile e non è mai riuscito ad ottenere permessi per trasformarlo un parere su tutta la vicenda.

Ma poi mi dicono che sono bastian contrario, per cui soprassiedo sul percorso che ha portato fino a qui e mi concentro sul risultato: se doveste decidere di venire a Bergamo per qualche ragione, ricordate di inserire una tappa in questo luogo.

E’ stato riportato “In vita” un angolo della storia della città, visto che il nucleo originale di questo monastero pare risalga addirittura al 1070.

Oggi è stata riaperta una prima parte del complesso, che ospita una mostra fotografica stupenda del Nation Geaographic che si chiama “Food”, tema in linea con Expo 2015, che ha partecipato alla ristrutturazione del luogo.

Nella parte sottostante, c’è un presidio slow food, aperto tutti i giorni tranne il lunedì. Un posto davvero stupendo, anche se un dubbio mi frulla nella testa: sono vent’anni che sento discutere su quale destinazione d’uso dare a questo immobile. ci voleva tutto questo tempo per decidere di aprire un’osteria? 😀

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