Donizetti Alive: un’esperienza straordinaria

Ieri sera ho visto qualche cosa di straordinariamente bello, un’opera moderna che si chiama  Donizetti Alive, che è stata presentata in una cornice unica, quella che viene chiamata Domus Magna, la vecchia scuola di musica dove Gaetano Donizetti ha imparato a conoscere la musica e messo le basi per diventare quello che tutti conoscono.

Con un po’ di rammarico, più all’estero che non in Italia. Immaginate un’opera che anziché svolgersi su un unico palco e con una struttura classica è divisa in tante piccole “Puntate” che si svolgono contemporaneamente in diverse sale del palazzo e siete voi a scegliere la sequenza con cui vederle, muovendovi tra le diverse stanze.

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Pensate ad una struttura dei secoli scorsi, parzialmente abbandonata, che ha ancora tutto il sapore della storia e la magia di allestimenti originali.

Donizetti Alive è scritta da Julio García-Clavijo, Luigi Di Gangi, Ugo Giacomazzi,  con la musica di Pasquale Corrado, ed è il terzo lavoro della Compagnia operAlchemica.

Racconta visioni, pensieri, allucinazioni di un personaggio giunto alla morte in preda alla pazzia.

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Cosa ci fa un artista che fa lo Human Beat Box in un’opera di Donizetti? E’ una delle magie della commistione di generi, suoni, mondi realizzata da Donizetti Alive.

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La suggestione dei luoghi e dello stile di canto e recitazione sono davvero unici e ho trovato strepitoso il clima della scena finale, che combina, in uno spazio classico come la Sala Piatti, il lavoro di un deejay (Teo Sartori) combinato con il suono dell’organo e le voci classiche del coro.

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Per quest’anno le rappresentazioni sono concluse con la serata di ieri, ma se vi capitasse di leggere questo titolo in programma in futuro, non ve lo fate scappare, è esperienza meravigliosa.