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E tu?

Guido veloce verso Milano, verso un altro appuntamento, mentre detto al telefono parole che si trasformano in una sequenza di lettere ispirate da questa strana giornata, 22 marzo che fino a ieri non aveva un grande significato, se non per il compleanno di George Benson E per il fatto che in questa data, nel 1963, uscì il primo disco dei Beatles. Questa mattina stavo preparando il programma su radio number one quando è arrivata la notizia del primo attentato alla reo porto di Bruxelles, quante volte in questi anni sono stato testimone in diretta di fatti che hanno segnato poi la nostra storia? Anche questa mattina lo stesso scenario: prima un’esplosione, notizie confuse, qualche riga dettata alle testate on-line, poi un quadro più chiaro degli eventi, molto più grave di quanto potesse sembrare in un primo momento.

Adesso il programma è finito, sono passate diverse ore, Mentana è regolarmente in diretta con uno speciale che finirà probabilmente dopodomani, mostra i soliti video crudi, densi di dolore, paura, tantissima polvere.

Non so perché, ma io credo che complici dei terroristi forse siamo anche noi quando tendiamo in nome di un diritto di cronaca che ormai non ha più confini a trasformare il telegiornale in una puntata di 24.

Solo che qui Jack Bauer non c’è, solo che qui i servizi segreti arrivano sempre un minuto dopo, solo che il desiderio di vendetta che pare sopito con l’arresto di un disperato, in realtà viene immediatamente spazzato via dalla furia di altri cinque più matti di lui.

E tu? Tu leggi le parole su Facebook, su Twitter, capti le frasi di coloro che hanno in mano la soluzione dei problemi del mondo, ma purtroppo le scrivono solo sui sociaal network.

E mentre lo fai ti accorgi che in realtà sei un pezzo piccolo piccolo di un ingranaggio enorme che probabilmente ci è sfuggito di mano.

E chissà perché, nella giornata che ricorda l’uscita del primo album dei Beatles, mi pare che l’unica soluzione a tutta questa follia sia dentro una loro canzone. All you need is love.

Cosa altro potrebbe mai funzionare? Servizi segreti? Dubito… Il controllo di tutti i telefonini così come vuole l’FBI? Anche in questo caso ho dei seri dubbi… perquisiremo tutti coloro che escono di casa per vedere se la cintura che portano é solo di Gucci?

Non si vince contro l’odio, non si vince contro la follia. E tu? Possibile che non ci sia davvero niente che tu possa fare?

Non trovare una risposta forse è peggiore delle notizie che ci stanno scorrendo davanti sui mezzi di informazione. 

Di Luca

Scrittore seriale, tecnomane, radiofonico antico e papà.
Le idee espresse qui sono prodotte a titolo personale e in nessun modo rappresentano la posizione o il pensiero dell'azienda per cui lavoro.

2 risposte su “E tu?”

Non trovare una risposta è deprimente, ma volerla cercare è indispensabile.

Oggi mentre andavo a yoga ascoltavo France info. Qualcuno ha detto (non chiedermi chi perché ero un po’ in trance mentre guidavo) che bisogna cominciare a chiamare le cose con il proprio nome: riconoscere che si tratta di djihadismo isola il nemico, almeno dal punto di vista semantico, che è già un inizio. Poi, sempre quello lì, ha detto che questo nemico è la causa della morte del maggior numero di musulmani per attentati terroristici. Di musulmani.

Mentre tornavo c’era qualcun altro (e vabbè dopo yoga ero ancora più in trance) che commentava dicendo che è l’Europa che è stata attaccata e che è l’Europa che deve reagire istituendo una polizia federale e una giustizia federale, controlli, intelligence, déchéance della nazionalità, perpétuité vera dell’ergastolo e altre cose del genere.

Ecco, non so bene perché (la risposta non mi sogno nemmeno di averla) ma ho come l’impressione tra le due parentesi di queste considerazioni così diverse oltre allo yoga forse c’è anche la strada per cominciare a trovarla.

Non trovare una risposta è deprimente, ma volerla cercare è indispensabile.

Oggi mentre andavo a yoga ascoltavo France info. Qualcuno ha detto (non chiedermi chi perché ero un po’ in trance mentre guidavo) che bisogna cominciare a chiamare le cose con il proprio nome: riconoscere che si tratta di djihadismo isola il nemico, almeno dal punto di vista semantico, che è già un inizio. Poi, sempre quello lì, ha detto che questo nemico è la causa della morte del maggior numero di musulmani per attentati terroristici. Di musulmani.

Mentre tornavo c’era qualcun altro (e vabbè dopo yoga ero ancora più in trance) che commentava dicendo che è l’Europa che è stata attaccata e che è l’Europa che deve reagire istituendo una polizia federale e una giustizia federale, controlli, intelligence, déchéance della nazionalità, perpétuité vera dell’ergastolo e altre cose del genere.

Ecco, non so bene perché (la risposta non mi sogno nemmeno di averla) ma ho come l’impressione tra le due parentesi di queste considerazioni così diverse oltre allo yoga forse c’è anche la strada per cominciare a trovarla.

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