Sono una cosa che odio. Le cosiddette “flames” sono gli scazzi su Twitter.

Oggi mio malgrado sono stato protagonista forse di uno dei pochi a cui ho preso parte con tale @moninamichele che il giorno prima, cioè ieri, ha scritto un articolo su Linus e i suoi post on line sui dati d’ascolto.

Sul tema Linus e sue posizioni circa l’indagine non entro perché sono questioni che non mi riguardano, ma quando ho letto la frase

 E figuriamoci se ha senso dare troppa attenzione, oggi, fine febbraio dell’anno del Signore 2015, al mondo delle radio

mi é venuti un travaso di bile, per cui ho scritto su Twitter che prima di scrivere cazzate, forse studierei meglio il mezzo radio.

Ne approfitto per dirlo anche a voi. Oggi i giornali vendono 4 milioni di copie in tutta Italia. Una miseria. Poi sapete come va, il giornale gira in famiglia, al bar e in ufficio e si applica un coefficiente (molto dubbio) di penetrazione per cui i lettori diventano 22.5 milioni.

Internet: raggiunge oggi un totale di circa il 55% della popolazione in costante crescita, ma audiweb  2014 ci dice che OGNI GIORNO coloro che navigano sono circa 21 milioni. 

Tenete bene a mente questi numeri.

La radio OGNI GIORNO, raggiunge circa il 63% della popolazione italiana, con 34 milioni (e mezzo) di utenti, che diventano circa l’83% della popolazione in una settimana. Nell’arco di sette giorni, circa otto italiani (e mezzo) su dieci ascolta la radio.

Nell’arco di sette giorni, 21 (VENTUNO) italiani su cento leggono un giornale.

Spotify fa nel mondo 15 milioni di utenti paganti, in totale 60 milioni. RTL 102.5 in Italia, fa 20 milioni di utenti in 7 giorni.

Questo non significa che la radio vada bene e internet vada male, come il presunto giornalista scrive (e dico presunto perché scrive cose non supportate dai dati di fatto), ma che nel 2015 ha senso parlare di radio, ha senso seguire ciò che la radio fa perché la ascoltano 8 italiani su 10 ogni settimana.

Ma é una delle tante cose sepolte, che vanno negate, che vanno piano piano smantellate, spesso per pura ignoranza (non conoscenza della cose).

Ho scritto questi numeri su Twitter e la risposta é stato un attacco personale:’sei vecchio, non ti ascolta nessuno, benvenuto nella rete.

Rispondo sottolineando che forse di rete qualche cosa ne so: 8 milioni di visualizzazioni su Facebook, 14000 followers su Twitter (venti volte quelli di chi mi dice che devo imparare a conoscere internet), un blog discretamente apprezzato proprio per parlare di tecnologia.

Non é una gara a chi ce l’ha più grosso, ma una spiegazione con i numeri, ancora una volta, che provano che qualche cosina mastico.

Risposta del @moninamichele? Vuoi fare a gara di curriculum con me? Ma… In realtà no, fuori é una bella giornata, c’è il sole, preferisco godermi quelli.

Ma funziona così. Quando presenti numeri, quando mostri la realtà per quello che é, la via di fuga é l’insulto, mai un’argomentazione per dire “no, guarda, i numeri non sono proprio quelli, ho informazioni diverse”

Ma la realtà é una sola, non ce ne possono essere mille. Oggi la radio cala, come tutti i mezzi tradizionali, ma lo fa molto meno di quanto accada a cinema, tv e giornali.

La tv in usa ha perso il 12% degli utenti tra 18 e 24 anni in sei mesi. La radio ha subito una flessione nell’ordine del 4% in un anno.

Ma anche con il calo, che nessuno nega, rimane un mezzo straordinario che raggiunge una percentuale elevatissima della popolazione italiana.

Ed é per il rispetto a chi la sceglie, a chi la ama e la segue che le  si dovrebbe dare un’attenzione maggiore, o quanto meno il peso che merita.

Odio i Flames, ma se dovete scrivere cazzate sulla radio preparate argomenti più seri e motivati del qualunquismo letto ieri sul fatto.