Ci sono giorni in cui, per motivi che non sono del tutto chiari, tornano a galla domande, che tutto sommato non hanno necessariamente bisogno di risposta.

Ma proprio perché i motivi del loro ritorno non sono chiari, è difficile contenere questo improvviso bisogno di trovare dei perché a cose che ti scivolano davanti per mesi senza alcun peso.

Questo è uno di quei giorni. Il primo maggio. Il giorno dei lavoratori, quello in cui io, che mi diverto per mestiere, non ho diritto di parola (e di festa).

In sella alla mia fedelissima Vespa percorro la solita strada verso gli studi della radio, fino a che incrocio un cartello stradale che mi guarda tutte le mattine.

Indica un parcheggio su strada, nel cuore di Bergamo. Accanto c’è un piccolo display, che dovrebbe contare quanti posti sono disponibili.

Uso il condizionale perché il cartello è lì da tempo immemore, ma non è mai stato acceso. Dico MAI.

Uno con un cervello normale a quest’ora della mattina dovrebbe concentrarsi su quale possa essere il bar per la prima colazione; il mio, che di normale ha poco, questa mattina non riesce a schiodarsi da una di quelle famose domande che tornano a galla senza un perché e la risposta alla quale non è in effetti indispensabile per una vita serena.

Perché quel display non si è mai acceso?

Il vero problema è che le domande non arrivano mai da sole: ti distrai un attimo e sono in compagnia. E qui infatti scatta la seconda.

Come funziona quel display?

Come fa a sapere se ci sono le macchine parcheggiate oppure no? Oh, no! Ma é un’ulteriore domanda!

Se non fai attenzione, una goccia di pioggia diventa un fiume in piena e rischi di accorgertene troppo tardi. Probabilmente verrò sepolto dalle domande inutili di un giorno di festa.

E’ il primo maggio, appunto: non ho fretta, entro nella via e scopro una cosa pazzesca.

In realtà non è pazzesca per niente, ma è comunque curiosa. In prossimità di ogni posto auto c’è questo coso qui. Solitario, silenzioso. E spento.

E’ un sensore, che contiene due piccoli buchetti

Figo! Sembra quasi uno di quei servizi che quando arrivi in Svizzera o in Germania pensi: “Loro sì che le città le sanno amministrare…”

Ma noi bergamaschi non siamo secondi a nessuno e quei sensori li abbiamo comprati e installati. Ma mai accesi.

C’è però un problema. Io ho imparato la professione del giornalista in Inghilterra e negli Usa, dove ogni storia risponde a domande precise, le famose 5 W.

Who, What, When, Where, Why

E qui purtroppo rischio di essere travolto dal fiume in piena delle domande.

Perché questa storia dei sensori non é completa, manca di pezzi e di elementi che sono fondamentali.

Chi (who) ha seguito questo progetto e non si è mai sincerato che funzionasse?

Perché qualcuno l’iter per installare pali, cartelli, sensori, fare buchi nella strada, passare carte bollate deve pure averlo seguito.

Possibile che dopo tutta quella fatica non abbia notato che non funzionava niente?

Cosa (what) è stato messo sul piatto per comprare i sensori?

Sono soldi nostri: un sensore qui, un palo là, una buca di su, un semaforo di giù vengono spesi un sacco di soldi della comunità, cioè di chi legge, senza alcuna cura.

O comunque con una cura inferiore a quella che vorresti fosse applicata quando si parla di qualcosa che é di tutti, anche tua.

Quando (when) è stato installato il sistema e quando ha cominciato a funzionare, se mai lo ha fatto?

Io sono sicuro di un fatto, cioè che il sistema non sia mai stato messo in funzione, che sia lì da forse un paio di anni e non sia mai stato acceso nemmeno per un secondo.

Quando è stato fatto il collaudo dell’opera che ha sbloccato il pagamento verso la società appaltatrice?

Dove (where) sia, è facile scoprirlo

Nel cuore di Bergamo via M.Bianco, è scritto anche sul cartello. Accanto alla prefettura, a circa 100 metri dalla sede del comune, a 500 metri dalla questura, in un punto dove non esiste un solo rappresentante di una sola forza politica che non sia passato almeno una volta nell’ultimo mese.

Ma c’è di più. E’ a 50 metri dalla porta di ingresso della sede della Provincia. Ma lo sappiamo, troppi tagli per accorgersi di un sistema che non ha mai funzionato.

Perché (why) nessuno in comune se ne è mai accorto?

No, non vi parlo dell’assessore competente, perché si scadrebbe nella solita querelle politica che butta tutto in vacca. (In realtà parlo pure di lui, perché quella via deve averla percorsa per forza…)

Tra l’altro sono convinto, ma non ho certezze, che questa sia opera dell’amministrazione precedente.

Ma penso ai circa 750/800 dipendenti del nostro municipio. Avete letto bene? S-E-T-T-E-C-E-N-T-O-C-I-N-Q-U-A-N-T-A / O-T-T-O-C-E-N-T-O.

Anche in questo caso, numero indicativo, non ho fatto ricerche scientifiche (anche perché la pagina del sito del comune che dovrebbe riportare questa informazione (oggi) non funziona.

Nessuno si è posto il problema, forse. Ma non lo so, perché non ho modo di verificare e non posso chiederlo a nessuno. Chi chiamo? Il centralino del municipio?

E le forze dell’ordine? I famigerati vigili che in due anni (D-U-E A-N-N-I) non hanno ancora risposto ad una mia richiesta protocollata su questioni disciplinari?

Interverrà qualche membro del sindacato che dirà che cerco pubblicità e che nel loro mansionario non esiste l’obbligo di segnalare sistemi di gestione del traffico che non funzionano.

Forse gli ausiliari del traffico. Tutto sommato anche un cartello “ausilia” chi parcheggia.

Mia nonna diceva “campa cavallo”.

Posso vivere senza quel cartello?

E’ l’unica risposta che ho a tutta questa lunga storia.

Sì. Senza dubbio. Però sono convinto che il nostro compito di cittadini sia fare domande, sempre, comunque, senza timore.

E io già lo so, sono “il rompicoglioni della radio”, quello che ogni tanto tira fuori qualche storia, ma poi finisce lì.

Ecco, se i rompicoglioni fossero un po’ di più sarebbe più difficile archiviare le storie e insieme alle domande arriverebbero anche le risposte.

Se vedete le cose e non fate domande, poi non vi lamentate se nessuno risponde.

Siete colpevoli tanto quanto coloro che magari a volte il loro lavoro lo fanno con un po’ troppa superficialità.

Non tutti, perché noi viviamo in una città con un’amministrazione sana, con un sacco di persone che sono dedicate al loro lavoro anche oltre gli obblighi che il loro stipendio imporrebbe.

Ma noi dobbiamo stanare gli altri. Quelli che mettono i sensori e poi non si preoccupano di verificare che funzioni.

E bisogna farlo anche per rispetto e riconoscenza verso chi il suo lavoro lo fa sempre bene.

Perché oggi sono due sensori da niente, domani qualcosa di più importante.

C’è una sola certezza: comunque vada, i soldi sono sempre i nostri. Capire come vengono spesi é sempre saggio