LA PRIMA VOLTA. LA TRUFFA DELLA FRUTTA IN REGALO.

C’è una prima volta per tutto. Per una delusione, per un’amicizia, per l’amore e… per farsi truffare per strada.

Non so se mi pesino più i dieci euro che mi sono fatto fregare come un cretino o il concetto che qualcuno sia riuscito a gabbarmi come si fa di solito con gli anziani.

Un piccolo passo indietro.

Questa mattina sono in macchina, guido verso il bar dove di solito faccio colazione nel weekend.

Ad un certo punto, in prossimità di uno stop, incrocio un piccolo furgoncino, tipo un Doblò o un Fiorino.

L’autista mi saluta calorosamente con un accento del sud. Io lo guardo, non so con chi sto parlando ma per pura cortesia rallento abbassando il finestrino.

Dall’altra parte la domanda: “Carissimo, hai capito chi sono?!? Non ti ricordi?!?”

Effettivamente no. Non ho idea di chi sia il mio interlocutore, ma è anche vero che a me capita SEMPRE.

Non so contare le volte in cui devo lanciare un’occhiata a mia moglie per capire se la persona con cui sto parlando sia una mia conoscenza o meno.

É una sua conferma (o meno) che di solito mi aiuta a mettere a fuoco e che arriva in soccorso del mio neurone stanco.

Ma in questo momento non c’è.

Non volendo sembrare scortese, rispondo con sicurezza e il mio miglior sorriso: “Ma certo!!! Come stai?”

Il tutto mentre io guido la mia auto, lui la sua, in mezzo alla strada.

Lo sconosciuto prosegue: “Bene, ho aperto un negozio di prodotti calabresi con mia moglie in via tal dei tali. Oh, ti aspetto!!! Anzi, aspetta che ti do il biglietto da visita, accosta”.

Accosto la macchina, metto in modalità parking e scendo. Mentre mi avvicino convinto di ricevere un biglietto da visita, il mio interlocutore mi dice “apri il bagagliaio”

Ecco. Capita ancora. Un ascoltatore che mi regala qualcosa: succede talvolta con chi considera gli amici della radio come uno di famiglia. Probabilmente é una delle soddisfazioni più gradevoli di chi fa il mio lavoro.

Apro il bagagliaio e il presunto vecchio amico mi allunga una cassettina di pomodorini, un sacchetto di patate e una cassetta di prugne.

“Ma no, grazie!!! Sono in debito!”

Il tipo si avvicina e mi dice: i pomodori te li regalo, ma le prugne però pagamele. Come un cretino, anziché mandarlo a quel paese e tirargli dietro le cassette, gli allungo dieci euro.

Lo saluto, riparto verso la mia destinazione, dopo di che metto a fuoco la truffa.

Il sedicente conoscente non mi aveva riconosciuto, non sapeva chi fossi ma aveva una prassi consolidata.

Prima ha gettato l’amo con il saluto, ha verificato se fossi così stupido da dargli corda e mi ha rifilato cassette di prodotti scaduti. Le patate erano germogliate e in parte marce.

La prima volta.

Sono caduto in un raggiro di quelli che quando te li raccontano pensi che ci casca sia coglione. E anche un po’ sprovveduto.

La prima volta. Ma anche l’ultima, perché ho innescato la modalità “diffidenza per il genere umano”. Sì, perché il fastidio più grande é il pensiero che il piccolo truffatore di strada abbia catalogato la mia faccia come una di quelle che si fregano facilmente.

Un po’ tardi per pensare di agire diversamente, un po’ come chiudere il cancello quando i buoi sono scappati, ma meglio tardi che mai.

E intanto ho due cassette, una di pomodori e l’altra di prugne di cui non so che c@##o farmene e che sono pure maleodoranti.

Non c’è dubbio. L’orgoglio è ferito più del portafogli.