Questa sera ho avuto l’onore di verificare sulla mia pelle chi siano e cosa siano in grado di scrivere i famosi “leoni da tastiera“, soggetti non meglio identificati in grado di inondare di odio e di veleno le pagine web e le bacheche dei social.

Ho pubblicato intorno alle 19 un commento che mi è venuto spontaneo dopo aver letto una dichiarazione del segretario del PD, Maurizio Martina. Nella classifica dei politici che stimo nel mondo credo che Martina sia superato anche dal ministro della giustizia del Congo Belga, di cui in realtà non conosco bene l’identità.

Premetto che non è una questione di partito o di parte politica, ma di statura e personalità: mi piace molto Bersani, apprezzo un battitore libero come De Magistris, ma trovo lo stesso rispetto per politici di parte avversa, come ad esempio Giovanni Toti, che ha dato prova di sagacia e di solerzia pur non rappresentando il mio partito preferito.

Un personaggio politico che non mi piace che fa una cosa che mi piace ancora meno. Ecco il post incriminato:

La battuta faceva riferimento alla notizia secondo cui Maurizio Martina, segretario del PD, stava cercando di salire sulla nave Diciotti, dentro il porto di Catania; un tentativo per accertarsi dello stato di salute dei profughi che sono a bordo da diversi giorni  e non possono sbarcare nel nostro paese.

Nel mio post non c’è offesa personale, non c’è insulto a chicchessia e nemmeno alcun riferimento specifico a chi la nave in questione trasporta.  Può essere una brutta battuta, non ho mai preteso di scrivere i testi di Zelig, ma non c’è alcuna mancanza di rispetto per chi vive un dramma che trovo incomprensibile e che mi rattrista tantissimo.

E’ il mio modo per stigmatizzare il tentativo di fare campagna elettorale proprio sulla vita di quelle persone, perché “controllare lo stato di salute” di alcuni profughi portandosi dietro troupe televisive satellitari è un comportamento abbastanza singolare.

Sono un soggetto ancorato alla convinzione che la salute delle persone la verifichino i medici, ma soprattutto all’idea che ogni tanto ridere faccia bene e che ridere dei nostri politici, di qualunque fazione essi siano, sia salutare.

Dopo qualche minuto dalla pubblicazione del post, capita una cosa bizzarra: una serie di messaggi mi segnalano che il mio articolo è stato “screnshottato” e condiviso sulla pagina di un aspirante politico.

Non lo conosco, non mi è mai capitato di incontrarlo, ma mi dicono si sia candidato  (senza essere eletto) in un partito, per poi passare ad un altro.

Nelle sue parole e nell’eleganza con cui tira in ballo la mia azienda (che non c’entra niente) vedo lo stile di chi è abituato a perdere.

Non condivide il post, citandomi e magari confrontandosi direttamente con me, ma lo “screenshotta” pubblicandolo in sordina, quasi di nascosto, sulla sua pagina.

Sottolineo un dettaglio: cita l’azienda per cui lavoro, invitando a boicottarla, mentre il mio post (per altro per niente offensivo) è stato pubblicato sul mio profilo personale e riflette la mia posizione personale, come ben evidenziato su tutti i profili social.

Il post citato non ha niente a vedere con la struttura per cui lavoro, che è notoriamente impegnata in prima fila nella difesa dei più deboli, svolge azioni meritorie a sostegno delle associazioni, trasmette ogni settimana molte campagne gratuite per promuovere iniziative di stampo sociale.

Gli uomini tutti d’un pezzo, si sa, notoriamente, di solito fanno così.

Per rispondere potrei citare l’azienda di sua mamma, oppure quella di sua moglie, invitando a boicottarle in risposta al suo comportamento un po’ vile. Ma cosa c’entrano?

Dopo quella pubblicazione, non mi sarei offeso se qualcuno mi avesse scritto che la battuta non faceva tanto ridere: in realtà la reazione è stata un po’ diversa.

Nel giro di pochi minuti, sulla pagina di cui sopra sono comparsi commenti cortesi a me rivolti.

Sei uno sciacallo

Saro Capozzoli

Fai schifo

Margherita Lomurno

Merda di persona

Vittoria Colombo

Persona indegna

Anastasia Francavilla

Riporto nomi e cognomi, perché sono pubblici e perché chi dispensa queste cortesie merita visibilità.

Altrettanti insulti sono arrivati sulla mia bacheca personale, che è notoriamente aperta a tutti, proprio perché vivo secondo il principio dell’accoglienza.

Ho immediatamente cancellato i messaggi e bloccato i loro autori.

Posso immaginare molti modi per reagire a qualcosa che non mi piace, ma “sei una merda” mi sembra il meno opportuno;  esprimere il concetto “non sono d’accordo”, sventolando la bandiera di difensore dell’umanità e della solidarietà, dicendo a qualcuno “fai schifo” è quanto meno poco coerente.

Ma i leoni della tastiera sono così: difendono poveri indifesi gattini augurando la morte a coloro che civilmente dichiarano di preferire una vita senza un gatto in casa. 

Perorano la causa dei naufraghi della Diciotti contro coloro che sono insensibili, pronunciando la frase “sei una persona indegna” contro chi non hanno mai visto ed è per loro uno sconosciuto, tanto quanto quei profughi che difendono a spada tratta.

Non fa niente se magari quella persona indegna è in prima fila da anni con associazioni del territorio e non, non importa se la merda di persona ha personalmente contribuito alla raccolta di decine di migliaia di euro per organizzazioni non a scopo di lucro, è probabilmente indifferente che metta la sua discreta popolarità, costruita con anni di lavoro e di dedizione, al servizio di moltissime onlus.

I leoni da tastiera, nascosti dietro la difesa di cause nobili non vedono niente, se non le loro cieche convinzioni, rispondo al richiamo dell’idiota capo branco di turno e riversano l’odio prodotto da una vita triste verso chi triste non è e lo dimostra usando ironia nei confronti delle cose della vita.

Sulla rete va così. Ma io continuerò a scrivere battute sulla destra e sulla sinistra, educatamente. Continuerò a difendere il mio diritto di mettere l’accento sui comportamenti che non mi piacciono e che trovo lontani dal mio modo di vedere le cose, compreso quello che ho vissuto questa sera su alcune pagine social.

Meglio un autore di pessime battute, quale io posso essere, che volgari e violenti leoni della tastiera, senza argomenti e senza la capacità di reggere il confronto, come voi.

Al posto vostro, anziché dispensare sentenze sugli altri, penserei bene alla violenza che viene travasata nella vostra tastiera e, un po’, mi vergognerei.