Metti una sera a cena con l’amaro Unicum

Ieri sera ho vissuto un’esperienza davvero divertente e allo stesso tempo affascinante.

Ero a Torino per partecipare ad una cena speciale realizzata a base di unicum, l’amaro di erbe che esiste dal 1790.

Appuntamento in un locale stupendo, il vermouth Anselmo, uno dei posti migliori della zona di San Salvario, centro della movida torinese.

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La cena é immaginata per accompagnare diversi cocktails realizzati a base di Unicum dal bar tender Diego Ferrari, uno dei guru del mix alcolico!

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La chef é una donna, Andrea, straordinariamente brava. Il primo piatto é raviolo di barbabietola, con il ripieno di brie e nocciole, accompagnato da una riduzione di balsamico.

Il primo cocktail é a base di unicum alla prugna.

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Il secondo piatto é una capesanta con una “schiuma” di unicum è una crema di zucca e nocciola.

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Semplicemente spaziale! Il cocktail questa volta a base di unicum tradizionale.

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Ultima portata un maialino cotto con le prugne e i mirtilli freschi.

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L’accompagnamento un sorta di negroni ‘sbagliato” prodotto con l’unicum alla prugna al suo interno.

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Infine il dolce, a base di cioccolato con un unicum tradizionale prima dell’assaggio è uno alla prugna subito dopo con la funzione di digestivo!

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Poi, ovviamente, ho chiamato la barella per poter tornare a casa!!!

In realtà, poi è arrivata la parte davvero interessante della serata, perché ho avuto il piacere e dolore di incontrare Izabella Zwack, le reti della famiglia che produce l’amaro Unicum dal 1790, con una ricetta che da allora rimane segreta.

Abbiamo passato qualche minuto per realizzare un’intervista che sentirete alla radio tra un po’, che è servita per ripercorrere alcuni passi di questa straordinaria storia.

Quella attuale é la sesta generazione della famiglia che gestisce l’azienda, ma dal 1790 ad oggi ci sono stati capitoli incredibili, oserei dire romanzeschi, passando ad esempio dalla nazionalizzazione dello stabilimento che ha indotto il padre di Izabella alla fuga, prima negli Stati Uniti e poi in Italia, dove l’amaro è stato prodotto per quasi trent’anni nell’area di Genova.

Nel 1987, ancora prima della caduta del muro, la famiglia è riuscita a riprendere il controllo dello stabilimento originale e tornare a produrre in Ungheria, dove lo fa tuttora.

Nel frattempo é arrivata anche l’idea di produrre un amaro a base di prugna, frutto utilizzato tantissimo per le produzioni di alcolici nella zona ungherese.

L’incontro di ieri mi ha trasmesso tutta la passione, ma anche la competenza, che sta alle spalle di un fenomeno come l’amaro Unicum.

Non è un caso che il prodotto, con la ricetta che rimane segreta, sia un successo da oltre 200 anni, perché dietro a quella bottiglia non c’è una formula di marketing, ma c’è una storia.

La differenza si vede.

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