Ogni tanto leggi notizie che pensi non possano essere vere.

É capitato anche venerdì, mentre ero in volo sopra un posto lontanissimo, quando ho intercettato la notizia della strage di Corinaldo.

Da un lato ho provato subito un po’ di rammarico per aver detto più volte alla radio che ascoltare Sfera Ebbasta fosse secondo me letale. Ma soprattutto perché da molto lontano sembra impossibile che possano ancora capitare cose di questo tipo.

Eppure succedono e non solo in un paese scombinato come il nostro; devo ricordarvi  quanto è successo nella organizzatissima Germania qualche anno fa?

Love Parade di Duisburg: 21 morti, 510 feriti, ma in quell’occasione la folla presente era nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone.

Se ci pensate, la proporzione con quanto è accaduto l’altra sera nelle Marche è semplicemente mostruosa.

E forse è ancora più impressionante il fatto che a 3 giorni da quanto è accaduto non abbiamo ancora certezze su quante persone fossero davvero dentro quel locale e  già questo dettaglio dovrebbe farci inorridire.

Da un lato il mio spiccato  cinismo mi porterebbe  a pensare che “shit happens“, purtroppo per una mera ragione statistica bisognerebbe pensare che in mezzo a milioni di concerti durante i quali non capita nulla, ce ne possa essere uno dove qualcosa va storto. “La legge dei grandi numeri” potrebbe dire qualcuno.

Ma quello che é successo a Corinaldo é solo fato?!? Destino crudele?!?

A qualcuno farebbe sicuramente comodo ridurre ad un concetto così banale quello che è successo, ma purtroppo non è così.

La cronaca che leggiamo con la morte nel cuore ci dice qualcosa di molto diverso, la cui sintesi è molto semplice: nella stragrande maggioranza dei casi la filiera dell’Industria musicale è composta da personaggi di serie b.

Se poi in mezzo a quella filiera isoliamo l’anello della catena rappresentato dai locali notturni, si salvi chi può.

Sia chiaro, non bisogna generalizzare, esistono ovviamente eccezioni ed esempi di qualità estrema nella gestione di questo business, ma sono molto rari e rappresentano le classiche eccezioni a conferma di una regola che è ben diversa.

A quale categoria appartiene un artista che nel pieno stile “arraffa i soldi e scappa” fa due o tre spettacoli in una sola serata?

A quale livello ci riferiamo quando un locale vende un biglietto per le 10:00 di sera e a mezzanotte lo spettacolo non è ancora cominciato?

Di quale serietà si può discutere se dopo tre giorni non sappiamo ancora quante persone ci fossero davvero dentro il locale?

Perché in una discoteca che era pienissima di teenagers c’erano così tanti ragazzi ubriachi? Siamo sicuri che non sia stato somministrato alcool a minorenni?

Ma, soprattutto, perché scopriamo dopo una strage che lo spray ai concerti é quasi un’abitudine?

Non lo sapevano gli artisti? Lo ignoravano i manager? Non conoscevano il fenomeno i promoter locali? Mai  sentito niente i promoter nazionali?

E ancora: nessun giornalista musicale aveva mai captato il trend? 

E la rete così attenta alle cazzate dell’isola dei famosi e alle stupidate di  Manuel Agnelli ad X Factor non ha mai ritenuto interessante questa piaga dilagante ai concerti? 

Purtroppo nessuno é esente da qualche colpa, ma qualcosa mi dice che come al solito non ci saranno colpevoli.

Tra qualche settimana ci dimenticheremo di questi fatti, le vittime saranno un lontano ricordo e gli artisti continueranno a fare tre date in una sola serata, continueremo a considerare la capienza dei locali un consiglio e non un obbligo, fingeremo di ignorare che molti locali sono obsoleti e non sono più in linea con i requisiti di sicurezza necessari ai giorni nostri.

Non si può e  non si deve morire per un concerto, ma se succede dopo che abbiamo ignorato per anni abitudini degne di una società di serie C non facciamo finta di non averne mai saputo niente. 

E’ un’offesa alle vittime più grave delle inadempienze che ci hanno portato a raccontare una strage a cui è impossibile dare un senso.