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Oggi esce in tutto il mondo il singolo di Adele, il titolo è così semplice da essere bello: Hello. Ecco il video. Altra storia di amori andati male, le Bridget Jones del mondo stanno già piangendo. Ma il pezzo è una bomba atomica.

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Questa foto è la prova che ero nato per il cinema. Nel senso che avrei dovuto fare la maschera o il venditore di popcorn.

Però quasi quasi mi ci vedo in una delle prossime serie di Netflix. Quella dedicata allo squilibrato che si credeva un attore. 😀

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Non c’è molto da aggiungere alla follia generale che riguarda il mondo di Star Wars. Il prossimo capitolo arriva a Natale, in USA sono già aperte le prevendite, questo il trailer ufficiale.

Che la forza sia con te.

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Vi prego, aspettate a dire “echissenefrega”!!! Perché questo è tema che va oltre la vittoria di ieri dell’Atalanta con il Carpi, ma è un esempio di come pubblico e privato possano (quando c’è voglia di fare le cose) esprimere un potenziale fortissimo.

Ieri sono stato per la prima volta nel rinnovato stadio di Bergamo, quello che molti si ostinano a chiamare “Brumana”, che per i tifosi è lo stadio “Bortolotti”, ma che qualche burocrate ancora considera come “Atleti Azzurri d’Italia”.

Nel corso dell’estate sono stati fatti lavori all’interno della struttura (di proprietà del Comune) da parte della società Atalanta Bergamasca Calcio, che ha modificato sostanzialmente l’aspetto della vecchia tribuna centrale.

Il risultato è stupendo, basta varcare il cancello per trovare un altro mondo, con un mix tra storico (la struttura quasi centenaria dello stadio) e di moderno (le nuove strutture impiantate su quelle tradizionali).

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Sulla destra vedete i balconcini delle nuove suite hospitality, mentre in basso sulla sinistra potete scorgere la tettoia che ripara la nuova area, la cosiddetta Pitch View, che nel contesto degli stadi nostrani sembra un’operazione fantascientifica.

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Quella piccola “ringhiera” che vedete è l’unica barriera che separa dal campo. Guardare la partita da lì è semplicemente stupendo anche se forse manca un po’ la prospettiva del campo e in alcuni casi leggere le posizioni dei giocatori non è facile.

In tribuna, nuove poltroncine per tutti, tribuna stampa rinnovata con connessione veloce e schermi a tutti i giornalisti per vedere la partita da vicino e poter rivedere le immagini dei momenti “critici”.

Quanto ci hanno impiegato a fare tutto questo? Tre mesi. Ma sono tre decenni che si discute (a livello politico) del nuovo stadio. Trenta lunghissimi anni e la soluzione era a portata di mano in tre mesi. Moltiplichiamo per 4 (le macro aree dello stadio) e si arriva al tempo di un anno.

E’ sempre un trentesimo di quanto abbiano impiegato i nostri amministratori per non decidere.

Qualche anno fa, quando venne presentato un progetto irrealizzabile a Bergamo (250 milioni di euro di investimento, la Juve ne ha spesi 80…) mi trovai praticamente solo a dire che era una follia.

Allora, perché a me piace pensare alle soluzioni, non alle polemiche, suggerii quello che più di un “consulente” mi aveva indicato come ragionevole e sostenibile. Con circa 5 milioni di investimento si può fare qualcosa di importante, con un po’ di più si ha una struttura praticamente nuova nello stesso posto.

Oggi, a distanza di qualche tempo, il progetto faraonico è morto e sepolto, si è avviata la ristrutturazione dell’impianto che abbiamo dal 1928 e probabilmente si proseguirà su quella strada anche per le altre aree ancora “vetuste”.

Lo stadio, tutto sommato, è tema importante ma non di vitale importanza per la città: purtroppo, però, è specchio della totale incapacità della politica di decidere.

Riusciremo mai a cambiare marcia anche per le cose che contano?

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Ieri sera ho visto qualche cosa di straordinariamente bello, un’opera moderna che si chiama  Donizetti Alive, che è stata presentata in una cornice unica, quella che viene chiamata Domus Magna, la vecchia scuola di musica dove Gaetano Donizetti ha imparato a conoscere la musica e messo le basi per diventare quello che tutti conoscono.

Con un po’ di rammarico, più all’estero che non in Italia. Immaginate un’opera che anziché svolgersi su un unico palco e con una struttura classica è divisa in tante piccole “Puntate” che si svolgono contemporaneamente in diverse sale del palazzo e siete voi a scegliere la sequenza con cui vederle, muovendovi tra le diverse stanze.

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Pensate ad una struttura dei secoli scorsi, parzialmente abbandonata, che ha ancora tutto il sapore della storia e la magia di allestimenti originali.

Donizetti Alive è scritta da Julio García-Clavijo, Luigi Di Gangi, Ugo Giacomazzi,  con la musica di Pasquale Corrado, ed è il terzo lavoro della Compagnia operAlchemica.

Racconta visioni, pensieri, allucinazioni di un personaggio giunto alla morte in preda alla pazzia.

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Cosa ci fa un artista che fa lo Human Beat Box in un’opera di Donizetti? E’ una delle magie della commistione di generi, suoni, mondi realizzata da Donizetti Alive.

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La suggestione dei luoghi e dello stile di canto e recitazione sono davvero unici e ho trovato strepitoso il clima della scena finale, che combina, in uno spazio classico come la Sala Piatti, il lavoro di un deejay (Teo Sartori) combinato con il suono dell’organo e le voci classiche del coro.

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Per quest’anno le rappresentazioni sono concluse con la serata di ieri, ma se vi capitasse di leggere questo titolo in programma in futuro, non ve lo fate scappare, è esperienza meravigliosa.

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Adriano Celentano e i suoi seguaci inorridiranno. Loro vorrebbero Milano con le case di ringhiera e i panni appesi alle finestre come 60 anni fa. Io, che amo le case di ringhiera (un po’ meno i panni appesi) trovo invece che questa versione della città sia stupenda.

Scrivevo qualche giorno fa che trovo la nuova Milano straordinariamente bella. Oggi ero al Mudec, museo della cultura, e anche quella parte della città sembra rinata.

Queste sono le foto di Porta Nuova, nella parte di Viale della Liberazione, dove ci sono il Diamantino  e il Samsung District.

Stupenda

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