In occasione del weekend di festa, vi racconto la storia dell’uomo che viveva in campagna e odiava le piante.

Perché dopo questa penso di averle viste tutte e di non temere più sorprese nella vita.

Possiedo da molti anni una piccola casetta, dopo per molto tempo ho anche vissuto, ai confini della Brianza, in una zona che è inserita nel parco dell’Adda Nord, l’ultima striscia verde sopravvissuta in zona Milano / Monza, di cui una vasta parte è stata sacrificata per costruire la Teem, la Tangenzia Est Esterna Milano.

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Alla scadenza dei 50 anni arriva la necessità di rinfrescare qualcosa nella propria vita.

C”è chi sceglie di abbandonare tutto e raggiungere una capanna su un’isola remota, chi invece abbandona solo la moglie a favore di una più giovane con origine remota, il terzo ed ultimo stadio è il rinnovo della propria attività professionale o di parte di essa.

Escludendo tutte le opzioni precedenti, ho optato per abbracciare un cambio di logo della radio per cui ho il piacere di lavorare.

Quello nuovo mi piace molto: è elegante, dinamico, contiene un elemento grafico che può diventare una realtà che vive di luce propria.

Ma soprattutto rispecchia lo spirito di una radio che non smette mai di trasformarsi.

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La scorsa domenica ho raggiunto un risultato di cui sono particolarmente orgoglioso: con un breve viaggio a Matera ho visitato l’unica città italiana che ancora non avevo visto.

Matera, come probabilmente già saprete, è la capitale europea della cultura nel 2019 e rappresenta un ponte perfetto a cavallo tra i sassi e il 5G, che arriverà sperimentalmente nei prossimi mesi e che sarà installato in anteprima nella città lucana.

I sassi di Matera

I sassi di Matera: una storia incredibile

Quando ero più piccolo e sentivo parlare dei sassi di Matera, pensavo che la città avesse una zona in cui c’erano solo rocce e solo più tardi scoprii che in realtà con “sassi” si indicavano i quartieri dove le case erano in parte scavate nella roccia e in parte invece completate con opere di muratura.

Fu proprio in quella occasione che venni a conoscenza dell’incredibile evoluzione di quella zona della città che negli anni 50 venne svuotata per decreto. Circa 18.000 persone trasferite in modo più o meno coatto dalla loro residenza ad una nuova area della città costruita proprio per quell’esodo di massa.

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Questa mattina sotto il mio ufficio intorno alle 11.00 é comparsa una massa compatta festante che ballava e cantava al ritmo dei Coldplay.

Era un serpentone lunghissimo che si snodava per le vie del centro, composto dai ragazzi delle scuole che oggi raccoglievano l’appello di Greta e protestavano in difesa del loro pianeta.

Ragazzi giovanissimi che sostenevano l’idea di una giovane come loro.

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Nel mio peregrinare continuo, ho scoperto una chicca meravigliosa, nascosta nel centro di Brescia: si chiama Veleno e definirlo un ristorante è quanto meno riduttivo.

Forse anche dirvi che è uno spazio nascosto non corrisponde esattamente alla realtà, perché Veleno è nel cuore della città, nella centralissima via Gramsci al numero 10, solo che non è un ristorante come un altro con vetrine che si affacciano su strada.

Per accedere a Veleno dovete salire al primo piano del Palazzo Martinoni, nello stesso luogo che ha fatto la storia, perché proprio lì è nata Santa Crocifissa di Rosa, che fondò le Ancille della Carità.

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Sarà forse perché non voglio dare ad alcune delle abituali frequentatrici del blog munizioni per il giorno del party, ma mi accorgo che passano i mesi e la frequenza con cui scrivo è sempre un po’ deficitaria.

Da un lato c’è il pensiero: “cosa potrei scrivere di così interessante per il resto del mondo?”

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