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Capisco in queste ore che cosa volessero dirmi quelli che mi spiegavano che il natale é speciale quando c’è un nano in casa.

Me ne rendo conto ora che il bombolino é tra noi.

Da una parte lo schermo per monitorare i movimenti di Babbo Natale, dall’altra la macchina fotografica per immortalare la famiglia.

In mezzo, l’attesa dei regali e dell’incontro con le renne.

Ci siamo. Siamo nel tunnel del Natale. Spero che anche il vostro sia felice!

Buon Natale!

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Radio affects people life. La radio tocca la vita delle persone.

Parte tutto da li.
Arriva tutto li.

Oggi siamo riusciti a far vivere lo spirito della radio, la magia della scatola, che in modo unico, insuperabile, impalpabile ma straordinariamente efficace entra nella vita delle persone, le muove e lascia il segno.

Da anni Grant ed io abbiamo in testa di fare ciò che abbiamo realizzato in queste settimane: usare la creatività della radio e la passione che la lega alle persone che la ascoltano “to build something special”.

Abbiamo messo il nostro programma all’asta, abbiamo cercato l’aiuto dei nostri ascoltatori e siamo arrivati a raccogliere circa 3.000 euro, che abbiamo devoluto al comitato Maria Letizia Verga, che opera per la ricerca sulla leucemia infantile.

Tanti? Pochi? Non importa. Conta l’operazione fatta oggi di avvicinamento a chi mette tutta la passione del mondo a disposizione di altri.

Conta il calore con cui un’azienda, Nokia Italia, ha risposto alla chiamata.

Conta la generosità di chi aveva fatto un sacco di offerte, prima di quella “vincente”

Conta la dedizione di Tiziana, di Simona, dei miei colleghi, di Omar Fantini e di Melita Toniolo che oggi sono andati all’ospedale di Monza a consegnare i regali di Nokia e di Sport Specialist ai bambini ricoverati in day hospital.

Conta il tempo che alcuni dei ragazzi di Nokia dedicherà con il proprio volontariato al comitato in futuro.

Conta la connessione tra persone e aziende che abbiamo attivato.

Conta il pensiero che qualcuno di vuoi ha dedicato oggi in diretta ai ragazzi assistiti dal comitato e quello che dedicherete magari ora a chi si adopera per loro più di quanto abbiamo fatto noi in questa occasione con un’impegno e una disponibilità insuperabili.

Radio affects people life.
In giornate come questa, anche la mia.

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Lasciate ogni speranza voi che leggete, questo è un Pippone.

Mi chiedo in realtà spesso perché li scrivo, dato che fare l’opinionista non è il mio mestiere e visto che sono alla mia età consapevole che le parole non servano a tanto per cambiare i fatti.
Forse a volte scrivere qui alcuni pensieri o alcune domande è per me terapeutico per evitare di imbracciare la prima arma pesante che riesco a trovare e per evitare di fare una strage a giorni alterni, nel tentativo di cambiare qualcosa.

Questa mattina, sono sobbalzato sulla sedia quando ho letto un titolo del corriere in cui Matteo Renzi, neo eletto segretario del pd dichiarava che l’agenda del governo la detta lui.

Guardate, sgombro il campo da equivoci dicendo che a me Matteo Renzi non dispiace. Questo non vuol dire che io tifo per lui, perché nella vita non tifo per nessuno a parte l’Atalanta, ma che tutto sommato è meno peggio di altri.

Ho perso però il momento in cui le elezioni primarie del pd hanno sostituito quelle politiche generali destinate a tutta la nazione.

Lo dico perché credo che un politico perché possa arrogarsi il diritto di fare scelte politiche per il paese, debba prima chiedere agli elettori se siano d’accordo. Non solo i suoi peones, ma tutta la nazione. Perché le primarie del PD, per cui ci hanno frantumato gli attributi per due mesi, hanno riguardato 3 milioni di persone. Conti alla mano solo un 20º della popolazione italiana, ovvero il 5% tenendo anche conto che magari ci sono i bambini e poi anche i vecchi, ma ricordo che in questi ultimi hanno diritto di voto, probabilmente rimangono 30 35 milioni di italiani.
Se volete la precisione, sono 47 milioni gli elettori alla camera, sono 43 milioni gli elettori al Senato.
Vuol dire che alle primarie del partito democratico ha partecipato circa un 16º degli aventi diritto di voto in Italia.

Se teniamo conto che il 60% di questi ha votato per Matteo Renzi, arriviamo al calcolo che più o meno 2 milioni di persone hanno scelto il segretario del Pd.

Quindi circa un ventiquattresimo dell’Italia. E il nuovo salvatore della patria pretende con un 24º dei consensi di decidere quello che fa l’intero paese?

Vale a destra, come vale a sinistra, come vale al centro, come in tutti i segmenti di pensiero e di posizione politica che si possano concepire.

Io ho un modo diverso di pensare alla democrazia, che credo sia un meccanismo di partecipazione, attraverso un piccolo strumento, molto semplice ma incredibilmente efficace come il voto.

E siccome nessuno mi ha chiesto un parere politico su Matteo Renzi e sulle sue teorie, secondo me in questo momento dovrebbe decidere esattamente un cippone di niente.

Vi spiego la mia interpretazione dei fatti, poi vi chiedo di dirmi se sono un extraterrestre oppure se magari ho qualche barlume di ragione.

A febbraio abbiamo votato, sappiamo purtroppo come è andata. Dico purtroppo perché indipendentemente da chi potesse vincere, per me chiunque scelga il popolo va bene, abbiamo ottenuto un pareggio che a poco serve.

Delusi dal Pareggio, i dirigenti della Pd hanno deciso di cambiare strada, hanno chiamato il proprio popolo al voto e la scelta è stata Matteo Renzi.

Questo vuol dire che una delle squadre in campo ha cambiato l’allenatore, ma da lì a mettersi lo scudetto sulla maglia diciamo che ne passa, direi che passa un turno elettorale.

Non so se mi fa più impressione Renzi, che assomiglia sempre di più a Berlusconi che parla toscano, oppure se mi fanno impressione la stampa, la televisione, i media in generale, che fingono di non vedere questa chiara distorsione dei meccanismi democratici.

Matteo Renzi ha probabilmente le migliori intenzioni e forse anche qualche buona ricetta per il paese, io in tutto il periodo di campagna elettorale ho sentito solo frasi ad effetto ma poca sostanza, gli manca però un piccolo dettaglio: l’investitura del Popolo per fare ciò che sogna probabilmente da quando è bambino, periodo in cui peraltro era democristiano.

Non il suo di popolo, perché vincere le primarie del PD non è tanto complicato, ci ricordiamo come andò quando si candidò Veltroni. Ma da lì a vincere le elezioni la la strada è lunga.

Non vorrei che nel frastuono delle primarie il buon Renzi si fosse dimenticato un dettaglio importante: il popolo è sovrano, tutto non solo quello con la tessera del partito democratico.

Prima di dettare agende a qualcuno, chieda se vogliamo metterlo in cattedra.

Il Peppone è finito, se avete resistito fino a qui siete degli eroi.

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Ieri sera ho visto sul palco una delle artiste più brave e talentuose che io abbia incrociato negli ultimi anni: Imany. Sul palco dei magazzini generali ho visto uno spettacolo che definirei
semplicemente delizioso.

Se amate il rock con le chitarre pesanti o altre forme di espressione musicale piuttosto strong, con Imany rischiate di addormentarvi. Ma se il jazz e il sole sono nei vostri gusti musicali, questa artista vi farà davvero volare.

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Brava, carismatica e anche bella, che nel panorama musicale moderno non guasta mai. Ieri sera l’artista ha davvero fatto un concerto molto molto coinvolgente, pur avendo la febbre, concludendo con qualche cosa che non ricordavo di aver visto ad uno spettacolo, ovvero attraversando il pubblico mentre cantava il suo brano più famoso “you Will never know”. In mezzo la presentazione del nuovo album Shape of a Broken Heart e alcune rivisitazioni molto gradevoli, a sorpresa Bohemian Rhapsody dei Queen, Ready or not dei Fugees e Sign Your Name di Terence Trent D’Arby.

Lo metto secondo in classifica tra gli spettacoli visti quest’anno, dietro solo alla meravigliosa Emeli Sande.

Brava brava brava.

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Da anni questo è uno dei pallini che io ho in testa.

Bisogna demolire l’abitudine di processare le persone quando vengono messe sotto inchiesta. Il costume radicato, a sfondo politico, che ormai abbiamo da anni in Italia è di considerare le persone colpevoli quando un magistrato pensa di indagare su di loro.

Solitamente, nella fase di apertura inchiesta vengono dedicate pagine, titoli a nove colonne, servizi sui telegiornali, uno spazio spropositato e non giustificato, mentre quando le inchieste arrivano a termine e nella stragrande maggioranza dei casi finiscono nel nulla i giornali si dimenticano di correggere il loro clamoroso errore.

Questo è il caso del mio amico Maurizio, di cui vi ho già scritto in passato. Maurizio è una delle persone più deliziose ed educate che io abbia mai incontrato nella mia vita, oltre ad essere un bravissimo imprenditore, che opera in un’area molto difficile come quella della Calabria.

Per uno scherzo del destino, qualche anno fa eravamo in vacanza insieme in un luogo lontano dell’Africa, mentre veniva raggiunto da un avviso di garanzia e da un mandato di cattura per attività di usura.

Per lui si trattava di una richiesta di arresti domiciliari, mentre il papà è stato portato in carcere e ci è rimasto per un periodo molto lungo. Credo che un giorno sarebbe già troppo per chi è innocente, nel caso del papà di Maurizio se non ricordo male il periodo di detenzione è stato di quasi due mesi. Al momento dell’arresto, l’età del papà di Maurizio non era molto lontana da quella di un signore che fino all’altro ieri ha fatto il presidente del consiglio.

Era, se la memoria non mi inganna, il gennaio del 2005. In quella occasione, la vicenda fini sulle prime pagine del Corriere della Sera, su quelle di Repubblica, fu addirittura un titolo di testa del telegiornale della Rai.

A leggere il teorema costruito dai magistrati e dalla Guardia di Finanza, sembrava che io fossi amico di una delle peggiori organizzazioni criminali calabresi, il che mi poneva un paio di problemi: una di ordine personale, perché mi sembrava impossibile non riuscire a distinguere le persone in questo modo. L’altro di carattere pubblico, perché non era adeguato al mio lavoro e alla mia posizione avere certe frequentazioni.

Allora, io non ebbi dubbi: anche davanti a ciò che leggevo, scritto dalle autorità, presi chiaramente posizione per difendere Maurizio e per dire a chiara voce che secondo me era tutto falso.

Sono passati quasi nove anni, nella giornata del 28 novembre è arrivata la sentenza: assolto perché il fatto non sussiste.

Guardate che le formule della giustizia sono sempre molto intricate e piuttosto articolate, questa è forse una delle poche che non lasciano dubbi. Maurizio e la sua famiglia sono stati assolti perché i fatti che venivano loro contestati non sono mai capitati.

Questo significa che la teoria costruita dai magistrati e dalle autorità, in questo caso la Guardia di Finanza, erano totalmente inventate e frutto di fantasia.

Peccato che tale fantasia anziché essere usata per la produzione di libri, fosse messa in atti che hanno portato una persona in tribunale, rovinandone la reputazione, anche la salute, e creando un danno morale che secondo me è incalcolabile.

Immaginate se capitasse a voi di essere totalmente innocenti e di trovarvi all’improvviso (a settant’anni) in carcere, dopo una vita spesa per combattere un contesto difficilissimo e vissuta con un occhio attento alla comunità oltre che alle vostre tasche.

C’è da diventare matti.

Qualcuno diceva che il tempo è galantuomo e anche in questo caso ha rimesso in ordine le cose, restituendo la dignità e mostrandoci la verità. Ma dopo quanto tempo? A quale prezzo?

Assolto perché il fatto non sussiste. Questo significa che la teoria costruita dal magistrato e dalla Guardia di Finanza era totalmente infondata, significa che ciò che hanno scritto era una calunnia, anzi, visto l’effetto, oserei definire la diffamazione vera e propria.

Chi pagherà per questo errore? Chi restituirà questi nove anni di travaglio ad una famiglia totalmente innocente? Chi risponderà per avere, tra le altre cose, sperperato il denaro dello Stato per un’inchiesta, un processo e un’attività giudiziaria totalmente inutili?

E ancora: l’errore fatto è frutto di un eccesso di zelo o di una trama ben architettata? Scaturisce da superficialità o magari da un puntiglio personale di qualche soggetto impazzito dello stato?

Non avremo mai la risposta, così come Maurizio e la sua famiglia non avranno mai indietro il tempo, la serenità, ma soprattutto non avranno mai per il risultato finale di questo processo lo spazio mediatico che li riabiliti, uguale a quello infamante che si sono ingiustamente guadagnati quando l’inchiesta è stata aperta.

W l’Italia.

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Mancano ormai meno di 48 ore alla fine di una delle cose più strampalate che mi sia mai capitato di fare, un’asta in cui viene messo in vendita il programma che conduco a radio number one.

Il mio compagno di avventura, Grant Benso, da molto tempo ha questa idea nel cassetto e più di una volta ci siamo ripromessi di metterla in pista per raccogliere denaro per beneficenza.

Le idee ti vengono, ti passano via, a volte tornano, poi ci sono momenti in cui capisci che se non metti quel pizzico di impegno per trasformarle in realtà significa che stai diventando davvero troppo pigro.

È in questo modo che l’idea di costruire un’asta per vendere il programma si è trasformata in una azione concreta che si sta svolgendo proprio in queste ore.

Parlare alla radio è quello che sappiamo fare, intrattenere le persone è quello che ci ha sempre mosso nel fare il nostro lavoro, che é prima di tutto una grande passione.

Ecco perché abbiamo immaginato che questo fosse il modo migliore per cercare di compiere un’azione positiva, per cercare di dare una mano a chi ha più bisogno di noi che siamo fortunati e lo siamo più di quanto a volte riusciamo a comprendere.

Così, da quasi una settimana ormai siamo all’asta e oggi abbiamo toccato quota € 2000. In questi giorni abbiamo sollecitato anche l’intervento di alcune aziende, allo scopo di aumentare il ricavo per il comitato Maria Letizia Verga, per cui può essere che le ultime offerte vengano proprio da alcune strutture organizzate.

Ma devo dire che sono veramente colpito dalla generosità di un sacco di persone e dal numero di offerte che abbiamo ricevuto, oltre che dall’entità delle stesse offerte.

Là fuori, anche se spesso sembra un po’ nascosta, c’è ancora una generosità e una voglia di aiutare che sono semplicemente commoventi.

Noi abbiamo scelto il comitato Maria Letizia Verga perché lavora con i bambini e con i ragazzi che hanno la sventura di incontrare la leucemia nella loro vita. È un’esperienza terribile, anche se oggi il numero di persone che guariscono sta aumentando sensibilmente ed è arrivato ormai all’80%.

Mentre per gli adulti la strada della ricerca è ancora lunga, per i bambini e per gli adolescenti la scienza ha fatto passi da gigante.

La cifra che noi raccoglieremo in questi giorni sicuramente non farà la differenza nella lotta alla leucemia, ma quello che ognuno di voi potrà fare ad esempio con il 5 × 1000 della propria dichiarazione dei redditi sarà sicuramente più importante.

Non ve ne dimenticate quando la compilerete e renderete ancora più importante l’asta che noi viviamo in questi giorni.

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