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Che finimmo a scattare foto dei figli che girano sulle giostre.

Non so a che punto della vita abbiamo preso quella direzione e nemmeno ho chiaro se al bivio ci fossero indicazioni chiare.

Ma siamo qui.  In una grigia giornata di gennaio a guardare un fagottino sorridente che gira come una trottola con l’aria felice.

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E lo sai che quando sarà il momento di scendere non saprai dire no alla richiesta di un altro giro,  perché in fondo a te cosa costa e poi perché togliere una soddisfazione così grande ad un prezzo così modesto?

Chissà quando arriva il momento in cui il giro in giostra non piace più? Tutto sommato sarebbe meglio se non arrivasse mai,  avremmo mille delusioni in meno.

E fu così,  che mentre scatti una foto cerchi di capire come dentro un nanetto così piccolo ci possa stare un amore così grande.

E vai a comprare un altro gettone.  Per poi scattare un’altra foto.

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Le belle idee hanno sempre un grosso problema. Dalla testa di chi le genera passano poi all’essere umano. Che nella stragrande maggioranza delle volte le stravolge, spesso le rovina. L’idea in questione é Airbnb, che in teoria é un’iniziativa fantastica, per mettere in contatto chi ha una casa e vuole affittarla (tutta (o inparte) chi viaggia. Di solito, dovrebbe essere un contatto diretto, molto umano, tra chi ha una proprietà e chi vuole viaggiareevitando gli hotel con la formula del Bed and breakfast. Dico “dovrebbe essere” perché in realtà ormai é una delle tante vetrine che le agenzie  immobiliari usano per rifilare le varie properties che gestiscono al primo che capita. Attenzione quindi ai dettagli, prima di prenotare controllate bene tutte le note che sono riportate, soprattutto alla voce “regole della casa” perché il pasticcio é dietro l’angolo. Ho viaggiato diverse volte con airbnb e mi sono trovato molto bene, ma l’attuale esperienza ha cambiato notevolmente la mia valutazione del sistema: ho affittato un appartamento apparentemente molto vantaggioso, salvo scoprire poi (colpa mia per non avere controllato adeguatamente prima) che:

– le lenzuola non sono incluse (extra)

– le pulizie finali non sono incluse (extra)

– la carta igienica é un optional (a pagamento)

– l’appartamento non ha riscaldamento ma solo aria condizionata/pompe di calore (mortale per la salute il riscaldamento ad aria calda)

– il bagno é così piccolo che é difficile entrarci

– il letto in camera é una piazza e mezza anziché doppio. Non vi sto a dire altri particolari, ma stiamo insomma parlando di una proprietà proposta in affitto diciamo ad un prezzo che diventa quasi doppio aggiungendo servizi che sono essenziali.

Per altro é la prima volta che mi accade, il che significa che ciò che ricevete dipende dalla proprietà dell’immobile e che sta a chi prenota fare attenzione ai dettagli, airbnb non garantisce da sola uno standard di servizio.

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Capisco in queste ore che cosa volessero dirmi quelli che mi spiegavano che il natale é speciale quando c’è un nano in casa.

Me ne rendo conto ora che il bombolino é tra noi.

Da una parte lo schermo per monitorare i movimenti di Babbo Natale, dall’altra la macchina fotografica per immortalare la famiglia.

In mezzo, l’attesa dei regali e dell’incontro con le renne.

Ci siamo. Siamo nel tunnel del Natale. Spero che anche il vostro sia felice!

Buon Natale!

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Radio affects people life. La radio tocca la vita delle persone.

Parte tutto da li.
Arriva tutto li.

Oggi siamo riusciti a far vivere lo spirito della radio, la magia della scatola, che in modo unico, insuperabile, impalpabile ma straordinariamente efficace entra nella vita delle persone, le muove e lascia il segno.

Da anni Grant ed io abbiamo in testa di fare ciò che abbiamo realizzato in queste settimane: usare la creatività della radio e la passione che la lega alle persone che la ascoltano “to build something special”.

Abbiamo messo il nostro programma all’asta, abbiamo cercato l’aiuto dei nostri ascoltatori e siamo arrivati a raccogliere circa 3.000 euro, che abbiamo devoluto al comitato Maria Letizia Verga, che opera per la ricerca sulla leucemia infantile.

Tanti? Pochi? Non importa. Conta l’operazione fatta oggi di avvicinamento a chi mette tutta la passione del mondo a disposizione di altri.

Conta il calore con cui un’azienda, Nokia Italia, ha risposto alla chiamata.

Conta la generosità di chi aveva fatto un sacco di offerte, prima di quella “vincente”

Conta la dedizione di Tiziana, di Simona, dei miei colleghi, di Omar Fantini e di Melita Toniolo che oggi sono andati all’ospedale di Monza a consegnare i regali di Nokia e di Sport Specialist ai bambini ricoverati in day hospital.

Conta il tempo che alcuni dei ragazzi di Nokia dedicherà con il proprio volontariato al comitato in futuro.

Conta la connessione tra persone e aziende che abbiamo attivato.

Conta il pensiero che qualcuno di vuoi ha dedicato oggi in diretta ai ragazzi assistiti dal comitato e quello che dedicherete magari ora a chi si adopera per loro più di quanto abbiamo fatto noi in questa occasione con un’impegno e una disponibilità insuperabili.

Radio affects people life.
In giornate come questa, anche la mia.

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Lasciate ogni speranza voi che leggete, questo è un Pippone.

Mi chiedo in realtà spesso perché li scrivo, dato che fare l’opinionista non è il mio mestiere e visto che sono alla mia età consapevole che le parole non servano a tanto per cambiare i fatti.
Forse a volte scrivere qui alcuni pensieri o alcune domande è per me terapeutico per evitare di imbracciare la prima arma pesante che riesco a trovare e per evitare di fare una strage a giorni alterni, nel tentativo di cambiare qualcosa.

Questa mattina, sono sobbalzato sulla sedia quando ho letto un titolo del corriere in cui Matteo Renzi, neo eletto segretario del pd dichiarava che l’agenda del governo la detta lui.

Guardate, sgombro il campo da equivoci dicendo che a me Matteo Renzi non dispiace. Questo non vuol dire che io tifo per lui, perché nella vita non tifo per nessuno a parte l’Atalanta, ma che tutto sommato è meno peggio di altri.

Ho perso però il momento in cui le elezioni primarie del pd hanno sostituito quelle politiche generali destinate a tutta la nazione.

Lo dico perché credo che un politico perché possa arrogarsi il diritto di fare scelte politiche per il paese, debba prima chiedere agli elettori se siano d’accordo. Non solo i suoi peones, ma tutta la nazione. Perché le primarie del PD, per cui ci hanno frantumato gli attributi per due mesi, hanno riguardato 3 milioni di persone. Conti alla mano solo un 20º della popolazione italiana, ovvero il 5% tenendo anche conto che magari ci sono i bambini e poi anche i vecchi, ma ricordo che in questi ultimi hanno diritto di voto, probabilmente rimangono 30 35 milioni di italiani.
Se volete la precisione, sono 47 milioni gli elettori alla camera, sono 43 milioni gli elettori al Senato.
Vuol dire che alle primarie del partito democratico ha partecipato circa un 16º degli aventi diritto di voto in Italia.

Se teniamo conto che il 60% di questi ha votato per Matteo Renzi, arriviamo al calcolo che più o meno 2 milioni di persone hanno scelto il segretario del Pd.

Quindi circa un ventiquattresimo dell’Italia. E il nuovo salvatore della patria pretende con un 24º dei consensi di decidere quello che fa l’intero paese?

Vale a destra, come vale a sinistra, come vale al centro, come in tutti i segmenti di pensiero e di posizione politica che si possano concepire.

Io ho un modo diverso di pensare alla democrazia, che credo sia un meccanismo di partecipazione, attraverso un piccolo strumento, molto semplice ma incredibilmente efficace come il voto.

E siccome nessuno mi ha chiesto un parere politico su Matteo Renzi e sulle sue teorie, secondo me in questo momento dovrebbe decidere esattamente un cippone di niente.

Vi spiego la mia interpretazione dei fatti, poi vi chiedo di dirmi se sono un extraterrestre oppure se magari ho qualche barlume di ragione.

A febbraio abbiamo votato, sappiamo purtroppo come è andata. Dico purtroppo perché indipendentemente da chi potesse vincere, per me chiunque scelga il popolo va bene, abbiamo ottenuto un pareggio che a poco serve.

Delusi dal Pareggio, i dirigenti della Pd hanno deciso di cambiare strada, hanno chiamato il proprio popolo al voto e la scelta è stata Matteo Renzi.

Questo vuol dire che una delle squadre in campo ha cambiato l’allenatore, ma da lì a mettersi lo scudetto sulla maglia diciamo che ne passa, direi che passa un turno elettorale.

Non so se mi fa più impressione Renzi, che assomiglia sempre di più a Berlusconi che parla toscano, oppure se mi fanno impressione la stampa, la televisione, i media in generale, che fingono di non vedere questa chiara distorsione dei meccanismi democratici.

Matteo Renzi ha probabilmente le migliori intenzioni e forse anche qualche buona ricetta per il paese, io in tutto il periodo di campagna elettorale ho sentito solo frasi ad effetto ma poca sostanza, gli manca però un piccolo dettaglio: l’investitura del Popolo per fare ciò che sogna probabilmente da quando è bambino, periodo in cui peraltro era democristiano.

Non il suo di popolo, perché vincere le primarie del PD non è tanto complicato, ci ricordiamo come andò quando si candidò Veltroni. Ma da lì a vincere le elezioni la la strada è lunga.

Non vorrei che nel frastuono delle primarie il buon Renzi si fosse dimenticato un dettaglio importante: il popolo è sovrano, tutto non solo quello con la tessera del partito democratico.

Prima di dettare agende a qualcuno, chieda se vogliamo metterlo in cattedra.

Il Peppone è finito, se avete resistito fino a qui siete degli eroi.

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Ieri sera ho visto sul palco una delle artiste più brave e talentuose che io abbia incrociato negli ultimi anni: Imany. Sul palco dei magazzini generali ho visto uno spettacolo che definirei
semplicemente delizioso.

Se amate il rock con le chitarre pesanti o altre forme di espressione musicale piuttosto strong, con Imany rischiate di addormentarvi. Ma se il jazz e il sole sono nei vostri gusti musicali, questa artista vi farà davvero volare.

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Brava, carismatica e anche bella, che nel panorama musicale moderno non guasta mai. Ieri sera l’artista ha davvero fatto un concerto molto molto coinvolgente, pur avendo la febbre, concludendo con qualche cosa che non ricordavo di aver visto ad uno spettacolo, ovvero attraversando il pubblico mentre cantava il suo brano più famoso “you Will never know”. In mezzo la presentazione del nuovo album Shape of a Broken Heart e alcune rivisitazioni molto gradevoli, a sorpresa Bohemian Rhapsody dei Queen, Ready or not dei Fugees e Sign Your Name di Terence Trent D’Arby.

Lo metto secondo in classifica tra gli spettacoli visti quest’anno, dietro solo alla meravigliosa Emeli Sande.

Brava brava brava.

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