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Da anni questo è uno dei pallini che io ho in testa.

Bisogna demolire l’abitudine di processare le persone quando vengono messe sotto inchiesta. Il costume radicato, a sfondo politico, che ormai abbiamo da anni in Italia è di considerare le persone colpevoli quando un magistrato pensa di indagare su di loro.

Solitamente, nella fase di apertura inchiesta vengono dedicate pagine, titoli a nove colonne, servizi sui telegiornali, uno spazio spropositato e non giustificato, mentre quando le inchieste arrivano a termine e nella stragrande maggioranza dei casi finiscono nel nulla i giornali si dimenticano di correggere il loro clamoroso errore.

Questo è il caso del mio amico Maurizio, di cui vi ho già scritto in passato. Maurizio è una delle persone più deliziose ed educate che io abbia mai incontrato nella mia vita, oltre ad essere un bravissimo imprenditore, che opera in un’area molto difficile come quella della Calabria.

Per uno scherzo del destino, qualche anno fa eravamo in vacanza insieme in un luogo lontano dell’Africa, mentre veniva raggiunto da un avviso di garanzia e da un mandato di cattura per attività di usura.

Per lui si trattava di una richiesta di arresti domiciliari, mentre il papà è stato portato in carcere e ci è rimasto per un periodo molto lungo. Credo che un giorno sarebbe già troppo per chi è innocente, nel caso del papà di Maurizio se non ricordo male il periodo di detenzione è stato di quasi due mesi. Al momento dell’arresto, l’età del papà di Maurizio non era molto lontana da quella di un signore che fino all’altro ieri ha fatto il presidente del consiglio.

Era, se la memoria non mi inganna, il gennaio del 2005. In quella occasione, la vicenda fini sulle prime pagine del Corriere della Sera, su quelle di Repubblica, fu addirittura un titolo di testa del telegiornale della Rai.

A leggere il teorema costruito dai magistrati e dalla Guardia di Finanza, sembrava che io fossi amico di una delle peggiori organizzazioni criminali calabresi, il che mi poneva un paio di problemi: una di ordine personale, perché mi sembrava impossibile non riuscire a distinguere le persone in questo modo. L’altro di carattere pubblico, perché non era adeguato al mio lavoro e alla mia posizione avere certe frequentazioni.

Allora, io non ebbi dubbi: anche davanti a ciò che leggevo, scritto dalle autorità, presi chiaramente posizione per difendere Maurizio e per dire a chiara voce che secondo me era tutto falso.

Sono passati quasi nove anni, nella giornata del 28 novembre è arrivata la sentenza: assolto perché il fatto non sussiste.

Guardate che le formule della giustizia sono sempre molto intricate e piuttosto articolate, questa è forse una delle poche che non lasciano dubbi. Maurizio e la sua famiglia sono stati assolti perché i fatti che venivano loro contestati non sono mai capitati.

Questo significa che la teoria costruita dai magistrati e dalle autorità, in questo caso la Guardia di Finanza, erano totalmente inventate e frutto di fantasia.

Peccato che tale fantasia anziché essere usata per la produzione di libri, fosse messa in atti che hanno portato una persona in tribunale, rovinandone la reputazione, anche la salute, e creando un danno morale che secondo me è incalcolabile.

Immaginate se capitasse a voi di essere totalmente innocenti e di trovarvi all’improvviso (a settant’anni) in carcere, dopo una vita spesa per combattere un contesto difficilissimo e vissuta con un occhio attento alla comunità oltre che alle vostre tasche.

C’è da diventare matti.

Qualcuno diceva che il tempo è galantuomo e anche in questo caso ha rimesso in ordine le cose, restituendo la dignità e mostrandoci la verità. Ma dopo quanto tempo? A quale prezzo?

Assolto perché il fatto non sussiste. Questo significa che la teoria costruita dal magistrato e dalla Guardia di Finanza era totalmente infondata, significa che ciò che hanno scritto era una calunnia, anzi, visto l’effetto, oserei definire la diffamazione vera e propria.

Chi pagherà per questo errore? Chi restituirà questi nove anni di travaglio ad una famiglia totalmente innocente? Chi risponderà per avere, tra le altre cose, sperperato il denaro dello Stato per un’inchiesta, un processo e un’attività giudiziaria totalmente inutili?

E ancora: l’errore fatto è frutto di un eccesso di zelo o di una trama ben architettata? Scaturisce da superficialità o magari da un puntiglio personale di qualche soggetto impazzito dello stato?

Non avremo mai la risposta, così come Maurizio e la sua famiglia non avranno mai indietro il tempo, la serenità, ma soprattutto non avranno mai per il risultato finale di questo processo lo spazio mediatico che li riabiliti, uguale a quello infamante che si sono ingiustamente guadagnati quando l’inchiesta è stata aperta.

W l’Italia.

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Tempo di lettura:3 min

Mancano ormai meno di 48 ore alla fine di una delle cose più strampalate che mi sia mai capitato di fare, un’asta in cui viene messo in vendita il programma che conduco a radio number one.

Il mio compagno di avventura, Grant Benso, da molto tempo ha questa idea nel cassetto e più di una volta ci siamo ripromessi di metterla in pista per raccogliere denaro per beneficenza.

Le idee ti vengono, ti passano via, a volte tornano, poi ci sono momenti in cui capisci che se non metti quel pizzico di impegno per trasformarle in realtà significa che stai diventando davvero troppo pigro.

È in questo modo che l’idea di costruire un’asta per vendere il programma si è trasformata in una azione concreta che si sta svolgendo proprio in queste ore.

Parlare alla radio è quello che sappiamo fare, intrattenere le persone è quello che ci ha sempre mosso nel fare il nostro lavoro, che é prima di tutto una grande passione.

Ecco perché abbiamo immaginato che questo fosse il modo migliore per cercare di compiere un’azione positiva, per cercare di dare una mano a chi ha più bisogno di noi che siamo fortunati e lo siamo più di quanto a volte riusciamo a comprendere.

Così, da quasi una settimana ormai siamo all’asta e oggi abbiamo toccato quota € 2000. In questi giorni abbiamo sollecitato anche l’intervento di alcune aziende, allo scopo di aumentare il ricavo per il comitato Maria Letizia Verga, per cui può essere che le ultime offerte vengano proprio da alcune strutture organizzate.

Ma devo dire che sono veramente colpito dalla generosità di un sacco di persone e dal numero di offerte che abbiamo ricevuto, oltre che dall’entità delle stesse offerte.

Là fuori, anche se spesso sembra un po’ nascosta, c’è ancora una generosità e una voglia di aiutare che sono semplicemente commoventi.

Noi abbiamo scelto il comitato Maria Letizia Verga perché lavora con i bambini e con i ragazzi che hanno la sventura di incontrare la leucemia nella loro vita. È un’esperienza terribile, anche se oggi il numero di persone che guariscono sta aumentando sensibilmente ed è arrivato ormai all’80%.

Mentre per gli adulti la strada della ricerca è ancora lunga, per i bambini e per gli adolescenti la scienza ha fatto passi da gigante.

La cifra che noi raccoglieremo in questi giorni sicuramente non farà la differenza nella lotta alla leucemia, ma quello che ognuno di voi potrà fare ad esempio con il 5 × 1000 della propria dichiarazione dei redditi sarà sicuramente più importante.

Non ve ne dimenticate quando la compilerete e renderete ancora più importante l’asta che noi viviamo in questi giorni.

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Tempo di lettura:2 min

Venerdì la commissione preposta ha emesso i primi verdetti per la corsa verso la candidatura italiana a capitale europea della cultura per il 2019. Tra le città candidate c’era anche la mia, Bergamo, che ha presentato un progetto nei giorni l’scorsi e che aveva forte confidenza di poter essere tra le prime classificate, quelle che poi si sarebbero giocate l’ammissione alla selezione internazionale.

Purtroppo, la fiducia della città e di coloro che erano coinvolti in questo progetto non ha trovato conferma nelle decisioni della commissione: su tale decisione, ieri ho letto delle cose su Internet che mi hanno lasciato veramente senza parole.

Forse, la vera ragione della sconfitta della nostra città va ricercata proprio in quelle parole, forse le radici della scarsa considerazione sta proprio in quei soggetti che le hanno pronunciate, che tutto possono rappresentare tranne la cultura. ho letto in particolare di chi ha adombrato dubbi sulla serietà della commissione, perché composta principalmente da persone del sud; certo, era più facile vincere mettendo tredici bergamaschi in commissione, ma pare che le regole del gioco fossero un po’ diverse.

Chi ha pronunciato quelle frasi, rappresenta una realtà politica che secondo me è una delle vere radici dei nostri mali; quello che mi fa sorridere è che quelli dei calderoli e dei borghezio oggi si stupiscano se le aree da loro rappresentate e governate ispirano poco l’idea di cultura. Quelli dei belsito e dei trota parlano di corruzione in casa altrui. Sembra un teatro dell’assurdo che mi fa quanto meno sorridere, perché l’alternativa sarebbe piangere.

Ma forse secondo me nella candidatura (e bocciatura) della nostra città, c’è una realtà diversa. Ci abbiamo provato e non è andata, recriminare, polemizzare, scrivere cazzate su facebook serve onestamente a molto poco. A me fa pensare a quelli che non vedevano l’ora che accadesse per poter urlare “l’avevo detto”, comportamento molto politico e anche molto italiano.

Io credo nella buona fede di chi ci ha provato, mettendocela tutta, facendo la cosa che pareva la migliore e che forse anche  l’unica possibile, perché la nostra condizione economica la conosciamo e io, in tutta sincerità, preferisco che questa possa essere occasione di riflessione sulla città che non l’apertura di una voragine come alcune amministrazioni hanno magari preferito fare.

I soldi erano pochi, pochissimi, forse zero, in una condizione del genere era praticamente impossibile farcela. Adesso non perdiamo tempo a puntare il dito su chissà chi o inventarci i fantasmi. Fermiamoci un attimo e vediamo come trasformare questa città in una destinazione appetibile. Abbiamo un museo di arte contemporanea a breve pronto all’esordio, abbiamo un patrimonio storico incredibile, abbiamo attrattive naturali invidiabili, studiamo la combinazione vincente perché la miscela diventi esplosiva.

Non sarà di certo scrivendo i nomi in bergamasco sui cartelli che esprimeremo la nostra cultura ed eserciteremo un’attrazione sui turisti, italiani o stranieri che siano.

Forse un po’ di sana autocritica sarebbe molto più utile delle stupide polemiche sulle parentele del ministro della cultura. Abbiamo giocato e abbiamo perso: a volte capita, credo sia ora di tornare a capire questa regola elementare. E magari ad immaginare di capire il perché abbiamo perso: contattiamo la commissione (ormai tanto hanno deciso) e studiamo i punti deboli della proposta, magari anche le ragioni difficilmente ponderabili della percezione che i turisti hanno di questa città.

Perché se non capiamo che per molti siamo poco più di un puntino sulla mappa e di un casello sulla A4, faticheremo molto ad attrarre “clienti”. Se continuiamo a pensare di essere i più belli del mondo e a guardarci nello stagno come narciso, resteremo sempre in quattro e vedremo sempre milioni di turisti arrivare ad orio e farci “ciao!” dall’autostrada.

Tanto, con l’abilità che abbiamo, troveremo sempre qualcuno a cui dare la colpa, utilizzando molta più energia di quella che serve per produrre idee.

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Tutto è bene quel che finisce bene, anche il dramma della pianta latitante. Non sono molto soddisfatto se devo essere sincero, perché il risultato di quest’anno è stato un po’ inficiato e attenuato dalle cattive condizioni atmosferiche.

Troppa pioggia, poco sole e molto vento hanno distrutto la pianta prima che le foglie giungessero a corretta maturazione.

Ma fortunatamente oggi grazie anche al sole splendido si intravede un pezzo del miracolo di autunno a cui io ormai mi sono abituato.

Non avrei potuto affrontare l’inverno senza questo passaggio preventivo

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Uno spettacolo, anche se quest’anno le strane condizioni atmosferiche del mese di ottobre e di inizio novembre mi hanno tolto il piacere dello show stagionale offerto dalla pianta di fronte a casa.

Troppa pioggia, troppo caldo e le foglie sono marcite prima di cadere. Ma hanno conservato il calore per il dopo.

Non so come si possa odiare cosi tanto il meteo dell’autunno e adorarne i colori.

Ma cosi é, se vi pare.

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Odio profondamente l’autunno nella sua espressione padana, quel grigio orrendo che a volte sovrasta le città anche per giorni e rende tutto indefinito.

Quando arrivano i primi segnali di quei giorni che spengono i colori,  mi viene un attacco di depressione preventivo. Non li sopportavo quando ero un ragazzino, adesso poi che ho scoperto che non è obbligatorio in autunno avere giornate così schifose le reggo ancora più faticosamente.

La sindrome da autunno é probabilmente legata alla consapevolezza che in realtà l’autunno ci regala i colori più belli dell’anno.  Anzi,  regala senza il ci. Noi lombardi siamo esclusi dallo spettacolo al 90%.

La mia pianta preferita sta per arrivare a “maturazione” anche se abbiamo il rischio concreto che si spogli a causa della pioggia prima del tempo.

Nell’attesa, ecco l’ alternativa.

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