SALVATECI VOI, RAGAZZI…

Questa mattina sotto il mio ufficio intorno alle 11.00 é comparsa una massa compatta festante che ballava e cantava al ritmo dei Coldplay.

Era un serpentone lunghissimo che si snodava per le vie del centro, composto dai ragazzi delle scuole che oggi raccoglievano l’appello di Greta e protestavano in difesa del loro pianeta.

Ragazzi giovanissimi che sostenevano l’idea di una giovane come loro.

Non c’erano bandiere di partito, non c’era Manu Chao che suonava come nelle vecchie manifestazioni della sinistra.

Si sentivano l’eco dei Coldplay e di Jovanotti, i ragazzi che cantavano e si muovevano festosi aggregati da un’idea.

Ho visto lì in mezzo mio figlio tra qualche anno, pronto ad alzare un cartello e urlare agguerrito per far sentire la propria voce in questo stagno di azioni e di idee.

Mentre guardavo questa massa colorata dall’alto, su un maxi schermo dentro lo studio di Radio Number One vedevo scorrere inesorabili le immagini di Christchurch con la strage che 4 squilibrati hanno organizzato nel nome di chi come loro ha fatto altre follie in giro per il mondo.

Tra i loro modelli c’era pure un italiano. Un coglione.

Sotto i miei occhi invece c’erano italiani diversi, che speriamo siano anche migliori.

Da una parte vedevo qualcuno che protestava PER, dall’altra invece chi agiva CONTRO.

Ho letto con delusione, tristezza, quasi rabbia i commenti di chi é vecchio dentro e davanti al mare di ragazzi che manifestava é riuscito a dire: “piuttosto che andare a scuola…”

Ecco la reazione dei reazionari, quelli che sentenziano dal divano tra una pressione del telecomando e l’altra.

Denigrare é facile, capire un po’ meno.

La nostra generazione non ha creato modelli particolarmente esaltanti, la cultura da noi prodotta sfocia in casi come quello della notte scorsa in Nuova Zelanda.

A quale titolo ci arroghiamo il diritto di spegnere l’entusiasmo della nuova generazione?

Dovremmo applaudire i ragazzi che sono scesi in piazza oggi, aiutarli magari a focalizzare i loro obiettivi, ad ottimizzare i loro sforzi, a capire come evitare di fare i nostri stessi errori.

Invece vedo i filosofi del niente pronti a puntare il dito.

Provo un po’ di pena per loro, che anziché assorbire l’energia delle piante che crescono cercano di fare ombra con i loro rametti esili e secchi.

Stamattina avrei voluto un megafono per urlare a quei ragazzi: “Dai! Dateci dentro e non mollate, cercate di mettere un po’ in ordine le cose, perché noi abbiamo fatto un po’ casino e quello che é forse peggio è che non riusciamo nemmeno a rendercene conto”