Sassolini

I sassolini nelle scarpe possono restare a lungo, ma arriva prima o poi il momento in cui bisogna toglierli.
Ieri la mia squadra del cuore, l’Atalanta, ha pareggiato con il Milan è quel punto vale il ritorno in Europa dopo 26 anni.
Vabbè, ma i sassolini cosa c’entrano? C’entrano, c’entrano.
Per quasi 6 anni, ogni lunedì sera, ho partecipato come ospite fisso ad una trasmissione televisiva dedicata proprio alla squadra dell’Atalanta: ho visto passare diversi allenatori, anche diverse proprietà, con un minimo comune denominatore, cioè una squadra piena zeppa di vecchie glorie, giocatori ormai quasi alla fine della loro carriera è solo sporadicamente, quasi per caso, giovani in campo in arrivo dalla primavera.
Se contate i grandi nomi usciti dal vivaio dell’Atalanta in quegli anni, vi avanzeranno un po’ di dita, perché negli anni di quella trasmissione i giovani usati erano davvero pochi.
Vabbè, ma i sassolini non si capisce ancora che cosa c’entrino!
Adesso ci arrivo.
Nella famosa trasmissione del lunedì, ospite del sempre paziente Patrizio Romano, avevo l’abitudine di contestare quel modo di gestire la squadra.
Non mi piaceva un’ Atalanta piena di giocatori un po’ alla frutta, in alcuni casi quasi bolliti, che sistematicamente nella seconda metà del campionato tirava a vivacchiare con risultati da esaurimento nervoso.
Ok, va bene ma i sassolini?
Quando esprimevo quei giudizi, venivo deriso dai tifosi più accesi, tacciato dagli esperti giornalisti di essere il bastian contrario e tante varie amenità, che ad un certo punto mi hanno fatto pensare che quello del calcio non fosse il mio ambiente.
Quando esprimevo il mio disappunto per il gioco che vedevo fatto dall’Atalanta  con l’allenatore Colantuono, mi davano del pazzo perché era quello che aveva fatto il record di punti.
Ok, ok, va bene, ma ancora non abbiamo capito bene cosa c’entrino i sassolini.
I sassolini sono quelli che vorrei togliermi oggi, dopo che l’Atalanta è tornata in Europa a 26 anni di distanza dalla precedente esperienza e guarda caso lo fa dopo una stagione in cui ha giocato con un allenatore aggressivo, che ha proposto calcio spettacolo, usando quasi ed esclusivamente giovanissimi.
Sarà un caso, ma nel primo anno in cui si comporta nel modo che ho sempre sognato negli anni scorsi, finisce in Europa.
Ma questa è la mia settimana fortunata, perché qualche giorno fa la società anche comprato il vecchio stadio che rimetterà a nuovo, e allora ecco qualche altro sassolino.
Quando fu presentato un progetto da 280 milioni di euro per costruire uno strano oggetto non identificato che era un po’ stadio è un po’ parco acquatico, nella stessa famigerata trasmissione di Patrizio Romano a più riprese ho scritto che secondo me il progetto era da manicomio e che l’unica strada per la città, per dimensioni, per compatibilità con l’ambiente, anche solo per una questione di rispetto della nostra storia, fosse quella di ristrutturare lo stadio.
Ovviamente, anche allora venni tacciato di essere un gufo, di remare contro, di non capire la qualità e l’importanza del progetto, di essere contrario sempre e comunque.
Incredibilmente, dopo quasi 10 anni succede esattamente quello che qualche anno fa mi dicevano fosse un’idea da pazzi e contraria al bene della squadra.
Oggi sono felice, perché anche una piccola realtà come quella della mia città torna a fare festa e a farsi strada in mezzo a chi ha molti più soldi, molti più mezzi e tra l’altro anche molti più  “utenti”,  dettaglio non indifferente quando si deve pensare al potenziale economico.
Ma solo due volte felice, perché oltre esserlo per la squadra è per i suoi tifosi più appassionati, lo sono anche per me.
Non ero così pazzo allora, forse qualcuno dovrebbe chiedere scusa.
E mi accorgo che ancora una volta aveva ragione la più grande filosofa dell’era contemporanea, mia nonna, che mi ripeteva in continuazione che il tempo è galantuomo.
Adesso, senza sassolini nella scarpa, posso godere della mia passeggiata domenicale camminando più spedito.

No Comments

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: