Vivo di radio da sempre, prima di tutto perché è una mia passione e poi perché negli anni ne ho fatto il mio lavoro.

Ecco perché mi ha attratto il cartello che indicava quasi timidamente un “museo della radio” su una strada della Valle Seriana, in provincia di Bergamo, in prossimità di una delle località più note della valle, ovvero Clusone.

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A chi raccontiamo delle donnine adesso?!? Nel mio primo giorno di vacanza leggo una notizia tristissima, quella della scomparsa di Tommy, che era un appassionato di montagna, era un ragazzone di più di 40 anni, ma per me era soprattutto uno degli ascoltatori più accaniti del programma che conduco su Radio Number One con Grant Benson.

Ogni giorno sono più di 100.000 le persone che scelgono di ascoltare le nostre stupidate, ma tra questa moltitudine ci sono alcuni “amici” che diventano parte della famiglia: Tommy era uno di loro.

Non ricordo un giorno degli ultimi anni senza qualche suo messaggio per dirci dove fosse e cosa stesse facendo, ma soprattutto per spronarci ad evitare argomenti pesanti e ad approfondire quelli più divertenti, con il nostro tema preferito: le donnine!

Che poi non era niente di pruriginoso ma solo lo stimolo a trasmettere allegria e non storie angosciose e angoscianti.

Che poi é quello che lui faceva con noi, trasmettere un sacco di allegria e di positività. 

E  la cosa curiosa é che non ci siamo mai visti, mai incontrati, eppure Tommy era uno di noi.

É a lui che devo scrivere un messaggio io adesso.

Il suono della radio ha la magia di arrivare nei posti più lontani, quelle onde vagano ovunque, chissà magari arrivano anche da te.

Noi, per non sbagliare, continueremo a parlare del tuo argomento preferito, come se fossi sempre lì, ma quei messaggi pieni di allegria ci mancheranno un sacco.

Il nostro mestiere ha un senso quando c’è chi lo apprezza come hai sempre fatto tu.

It’s all about the listener, it’s all about you. 

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Sono una cosa che odio. Le cosiddette “flames” sono gli scazzi su Twitter.

Oggi mio malgrado sono stato protagonista forse di uno dei pochi a cui ho preso parte con tale @moninamichele che il giorno prima, cioè ieri, ha scritto un articolo su Linus e i suoi post on line sui dati d’ascolto.

Sul tema Linus e sue posizioni circa l’indagine non entro perché sono questioni che non mi riguardano, ma quando ho letto la frase

 E figuriamoci se ha senso dare troppa attenzione, oggi, fine febbraio dell’anno del Signore 2015, al mondo delle radio

mi é venuti un travaso di bile, per cui ho scritto su Twitter che prima di scrivere cazzate, forse studierei meglio il mezzo radio.

Ne approfitto per dirlo anche a voi. Oggi i giornali vendono 4 milioni di copie in tutta Italia. Una miseria. Poi sapete come va, il giornale gira in famiglia, al bar e in ufficio e si applica un coefficiente (molto dubbio) di penetrazione per cui i lettori diventano 22.5 milioni.

Internet: raggiunge oggi un totale di circa il 55% della popolazione in costante crescita, ma audiweb  2014 ci dice che OGNI GIORNO coloro che navigano sono circa 21 milioni. 

Tenete bene a mente questi numeri.

La radio OGNI GIORNO, raggiunge circa il 63% della popolazione italiana, con 34 milioni (e mezzo) di utenti, che diventano circa l’83% della popolazione in una settimana. Nell’arco di sette giorni, circa otto italiani (e mezzo) su dieci ascolta la radio.

Nell’arco di sette giorni, 21 (VENTUNO) italiani su cento leggono un giornale.

Spotify fa nel mondo 15 milioni di utenti paganti, in totale 60 milioni. RTL 102.5 in Italia, fa 20 milioni di utenti in 7 giorni.

Questo non significa che la radio vada bene e internet vada male, come il presunto giornalista scrive (e dico presunto perché scrive cose non supportate dai dati di fatto), ma che nel 2015 ha senso parlare di radio, ha senso seguire ciò che la radio fa perché la ascoltano 8 italiani su 10 ogni settimana.

Ma é una delle tante cose sepolte, che vanno negate, che vanno piano piano smantellate, spesso per pura ignoranza (non conoscenza della cose).

Ho scritto questi numeri su Twitter e la risposta é stato un attacco personale:’sei vecchio, non ti ascolta nessuno, benvenuto nella rete.

Rispondo sottolineando che forse di rete qualche cosa ne so: 8 milioni di visualizzazioni su Facebook, 14000 followers su Twitter (venti volte quelli di chi mi dice che devo imparare a conoscere internet), un blog discretamente apprezzato proprio per parlare di tecnologia.

Non é una gara a chi ce l’ha più grosso, ma una spiegazione con i numeri, ancora una volta, che provano che qualche cosina mastico.

Risposta del @moninamichele? Vuoi fare a gara di curriculum con me? Ma… In realtà no, fuori é una bella giornata, c’è il sole, preferisco godermi quelli.

Ma funziona così. Quando presenti numeri, quando mostri la realtà per quello che é, la via di fuga é l’insulto, mai un’argomentazione per dire “no, guarda, i numeri non sono proprio quelli, ho informazioni diverse”

Ma la realtà é una sola, non ce ne possono essere mille. Oggi la radio cala, come tutti i mezzi tradizionali, ma lo fa molto meno di quanto accada a cinema, tv e giornali.

La tv in usa ha perso il 12% degli utenti tra 18 e 24 anni in sei mesi. La radio ha subito una flessione nell’ordine del 4% in un anno.

Ma anche con il calo, che nessuno nega, rimane un mezzo straordinario che raggiunge una percentuale elevatissima della popolazione italiana.

Ed é per il rispetto a chi la sceglie, a chi la ama e la segue che le  si dovrebbe dare un’attenzione maggiore, o quanto meno il peso che merita.

Odio i Flames, ma se dovete scrivere cazzate sulla radio preparate argomenti più seri e motivati del qualunquismo letto ieri sul fatto.

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Qualche giorno fa ero a cena con alcuni professionisti del mondo della radio di provenienza americana e tedesca, nel lungo peregrinare delle nostre chiacchiere ad un certo punto siamo arrivati al tema dei grandi personaggi del passato e inevitabilmente dopo aver vagato tra alcuni dei nomi che hanno fatto la storia della radio, siamo arrivati a Casey Kasem.

Per una curiosa coincidenza, a distanza di pochi giorni è arrivato nel weekend il triste annuncio della sua morte.

Non vi preoccupate, non parlerò di voi con i miei amici nei prossimi giorni, siete al sicuro. 😀

Al netto dei rischi che correte se decidessi di parlare di voi, devo dire che facendo questo mestiere, la radio, mi ha ovviamente colpito la perdita di uno di quelli che erano i miei miti da bambino.

Probabilmente, solo pochi di coloro che leggono in questo momento sanno di chi sto parlando, vi do qualche informazione in più: Casey Kasem era una conduttore di origine libanese, diventato famoso negli Stati Uniti per aveva condotto per anni la classifica ufficiale americana, quella che portava il nome di America top 40.

Lo si potrebbe definire il vero inventore della hit parade, perché ha portato un format costruito negli Stati Uniti in ogni angolo del mondo, con un sistema molto particolare, perché in alcuni anni per distribuire il programma nelle radio dei posti più remoti, veniva addirittura stampato su un disco in vinile che poi veniva spedito alle stazioni.

Ho passato davvero ore e ore quand’ero bambino ascoltando radio Milano International per seguire la classifica, che addirittura veniva divisa in piccoli segmenti quotidiani e poi aveva un vero e proprio Pizzone nel fine settimana

Il fulcro di tutto era la dedica a distanza, quella che veniva chiamata la long distance Dedication.

Per molti che l’hanno letta, è semplicemente la notizia di un altro che arrivato all’età di 82 anni se ne va, per me è diverso. ci lascia una delle voci magiche che hanno ispirato il lavoro che io oggi faccio nella vita.

Segno del tempo che passa, segno del tempo che cambia. Ma il tributo che le testate di tutto il mondo hanno dato a Casey é un segnale sulla traccia che la radio lascia nella nostra vita.

Le voci ci possono lasciare, la magia resta.

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