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Viaggio all’inferno

Oggi, per una di quelle strane coincidenze della vita, mi sono trovato ad organizzare un incontro a Cavezzo, provincia di Modena. Si prende la A22 del Brennero, si esce a Carpi e in 10 minuti si viaggia verso un paesaggio surreale. Ho perso completamente le parole e anche la forza di estrarre il telefono per scattare delle immagini.

Mi sembrava di violare l’intimità di un dramma di cui forse non abbiamo compreso la grandezza. Troppo mite questa gente per fare scenate in tv. Troppo intento, questo popolo, a rimettere in pista la propria vita per fare dimostrazioni ecclatanti che attirino l’attenzione di tutti noi che la sera torniamo a casa, dando per scontato l’idea di avere un tetto e le comodità collegate.

Fidatevi: la situazione qui è molto peggio di quanto abbiamo percepito, sembra un territorio di guerra dopo un bombardamento, uno scenario spettrale, che lascia senza fiato e senza parole. In campagna le vecchie cascine e i casolari sono tutte transennate ed evacuate, non c’è un segno di vita. Tetti crollati, fienili collassati, intere strutture completamente distrutte.

Piano piano ci si avvicina alla città e compaiono le prime transenne a delimitare i danni o i pericoli più immediati. Prima del paese, in zona industriale, capannoni sventrati senza tetto e con i vetri scoppiati. Poi giri l’angolo e appare il palazzetto dello sport. E’ lì che è allestita la tendopoli, con i container marchiati “ministero dell’interno” che circondano le tende militari. In un angolo il simbolo dell’associazione alpini. Dove serve aiuto, loro non mancano mai.

Ma è entrando in paese che la situazione diventa davvero spettrale. Il centro è zona rossa, totalmente evacuata. La chiesa ha solo la facciata in piedi, l’edificio di fronte, quello che abbiamo visto pericolante dall’elicottero, è stato abbattuto ed è un cumulo di macerie.

Spuntano i materassi, poi i giochi di alcuni bambini che forse non hanno capito bene perché non tornano a casa. Il primo pensiero va al fatto che pare siano cadute solo le costruzioni antiche. Poi ti avvicini al centro e vedi che un interesso complesso dei primi anni 2000, con i negozi ancora vuoti, è totalmente isolato perché i piloni di sostegno sono completamente segnati dalle crepe.

In giro, nessuno. Ci avviciniamo ad un supermercato Conad, che non c’è più, quello della foto. Di fronte c’è il centro di coordinamento del comune, con i carabinieri, i vigili del fuoco e una montagna di rotoli di carta igienica. Di fronte a quell’everest di cellulosa, due mamme con i passeggini che fanno la scorta.

Incontriamo il sindaco: Radio Number One e Radio Bruno vorrebbero capire le necessità per individuare azioni concrete da mettere in pista.  Il racconto del giovane sindaco è inquietante. La burocrazia uccide, rallenta, snerva, blocca, infastidisce, svilisce, annichilisce. Vorresti fare ma non ne hai il potere.

Io ormai ho la revoluscion nel sangue, lo invito a sollecitare una dimissione di massa. Tutti i sindaci rimettono il mandato perché non possono combattere uno stato che mette in campo il muro di gomma per rendere tutto impraticabile.

Ma giustamente lui mi dice “e poi?!?” Già. E poi.

E poi andiamo a bloccare la A1. Perché se lo stato non ascolta, bisogna alzare la voce. Ormai sono degno della rivoluzione francese, con la speranza che nessuno usi la ghigliottina con me. E dopo la A1, la A22. Perché se qui si spengono i riflettori, è la fine, è un’altra L’Aquila.

Sono ripartito da Cavezzo con la sensazione che insieme alle loro case siano cadute anche alcune certezze. Come possiamo non aver capito quel dramma? Come è possibile che i gay di Cassano contino più di chi fa la fila per la carta igienica? Qui si spengono i riflettori, bisogna tenere la luce accesa.

Accendiamola noi, uno per uno. Perché forse abbiamo ancora un po’ di dignità, più di coloro che dovrebbero amministrarla. Salgo in macchina e comincio a fare un po’ di telefonate: “ma, non so…” “boh, vediamo…” “sì, mandami una mail…”

Siamo veramente diventati così? Chi gliela manda la mail a chi non ha più un computer per riceverla? Sono partito da lì con la voglia di spaccare il mondo, dopo la terza telefonata avevo i coglioni rasenti terra. (Si può scrivere nel giorno del tema di maturità?).

Ma non molliamo. Come si potrebbe mai fare? In alcuni casi, basterebbe solo la voglia di fare, non costerebbe nulla di più del volersi mettere in gioco, è evidente che spesso è chiedere troppo. Forse per capire bisognerebbe vedere. Perché quando l’inferno lo vedi e non te lo raccontano cambia tutto.

Il punto è che spesso tu ci entri, ma hai un lasciapassare per uscire. Sono quelli che ci restano che devono fare i conti con una vita che non sarà più la stessa. Possiamo essere così stronzi da non avere la voglia di aiutarli?  Non voglio immaginare la risposta.

 

Di Luca

Luca Viscardi è da anni una delle voci presenti nell'etere italiano. Qualcuno pensa che quegli anni siano troppi, Luca di solito risponde con una frase lapidaria: "Hanno ragione, ma tengo famiglia!" Ogni mattina conduce "Gli inaffidabili" su Radio Number One; nel fine settimana si dedica alla tecnologia e conduce "Mr. Gadget"

13 risposte su “Viaggio all’inferno”

cosa si può fare contro la “burocrazia che uccide, rallenta, snerva, blocca, infastidisce, svilisce, annichilisce”? …io non riesco a trovarla una risposta. non l’ho trovata nemmeno due anni e mezzo fa. ma ammetto la mia piccolezza e accetto suggerimenti.

Purtroppo sappiamo già come andrà a finire. Hai scritto xò delle bellissime parole. Non ci si crede che sei lo stesso della cuffia a fiori 🙂

Come ti capisco…mi ricordo che sono andata in Umbria parecchi mesi dopo il terremoto a portare un deumidificatore per i container comperato con una raccolta fondi tra noi e il gruppo alpini del nostro paese…avevamo giù degli amici che fortunatamente non avevano subito ne danni ne perdite e ci avevano detto di che cosa avevano bisogno.
E’ un’esperienza incredibile spettrale che tu hai reso in maniera ineccepibile…. davvero la burocrazia è qualcosa di allucinante. Ma fare rivoluzione è non farsi fermare dal muro di gomma, è continuare a combattere a batterlo quel muro di gomma perchè prima o poi mi auguro ancora che si possa abbattere o quantomeno piegarlo abbastanza per passare al di la. Noi dobbiamo fare in modo che se ne parli se non alla Tv tra di noi dobbiamo fare in modo di non dimenticarci noi dobbiamo fare in modo che non diventino un quacosa di lontano ma siano anche per noi una quotidiana realtà alla quale dedicare almeno un pò di attenzione..solo così si riuscirà a scavalcare il muro e aiutare concretamente queste persone.
Coraggio ragazzi noi siamo di più dei burocrati….revolution!!!!!!

…io faccio parte Luca di quell’esercito che legge silenzioso il tuo blog…ogni giorno.
Ho letto con il sorriso i resoconti del blog party, leggo sempre questa casa che è stata anche mia perchè è un modo speciale per cominciare le giornate con il sorriso sulle labbra.
Oggi ho letto questo post….ed ho una rabbia cattiva dentro.
Perchè nelle righe che hai buttato dentro a questo condominio, hai fatto il perfetto riassunto di qualcosa che non si può percepire se non si tocca con mano. Non si può capire perchè la popolazione colpita da questo tremendo sisma sia diversa rispetto ad altre colpite dalla stessa tragedia. Perchè del terremoto in Emilia, non si parla, tanto gli emiliani…sono forti, c’hanno le palle quadre, si arrangiano, sono già in moto per ripartire.
Eh no…non è esattamente così. SI riparte perchè è la disperazione che fa ripartire, ma lo sguardo rimane vuoto, la testa gira perchè non si sa bene dove andare a parare in un marasma di incertezza pazzesca.
Credo che tutti insieme si possa far qualcosa, qualcosa di concreto.
Di forte.
Per far capire che l’Italia, è fatta dagli italiani, dalla infinità di gente perbene che vive qui.
E che soffre in silenzio pensando alla povera gente colpita da una tragedia così pazzesca ed incalcolabile come il terremoto…

ciao Kiki! ben ritrovato!
e’ vero, Luca ha toccato due temi fondamentali che rischiano di rendere questa tragedia ancora piu’ assurda.
La burocrazia che lega le mani a chi potrebbe concretamente fare le cose e i media, ai quali troppo spesso fa piu’ comodo sfarfalleggiare tra notizie insulse e volatili che approfondire i temi importanti. E si’ che la loro e’ un’arma potentissima: l’informazione, la conoscenza di come e’ davvero la situazione aiuta a capire quello che si puo’ fare concretamente e il martellamento continuo sulle cose che non vanno farebbe alla fine prendere le proprie responsabilita’ a chi di dovere.

..cominciamo a far sentire queste parole…pazzesche e che colpiscono giustamente duro…per smuovere le teste e i culi di tutti.

(ciao kiki)

La potenza dell’informazione è un’arma micidiale in mani per lo più improprie o non competenti, o peggio, vendute.
Poche sono le penne (mi piace essere romantico) che scrivono per far conoscere.
E i danni che fanno, lavorando sulla massa, possono essere devastanti.
Oggi però molte cose possono cambiare, grazie alla radio e grazie ai social network che possono unire all’infinito le persone, per le cose simpatiche e ludiche (vedi blog party) e per le cose serie e che toccano il cuore, vedi queste tragedie e molti altri casi…
Ciao Anto, ciao Mi.

…non ho altro da aggiungere perchè condivido al 100% quello che è stato scritto da chi chi ha scritto prima di me.
Mi dispiace non aver contribuito agli aiuti con gli sms da 2 € ma purtroppo non mi fido di queste cose….i soldi non hanno il nome…sono di tutti e di nessuno e nelle disgrazie c’è sempre qualcuno che ne approfitta purtroppo.
Io sono per gli aiuti concreti … con viveri, vestiti, medicinali, ecc. ecc. o per le idee utili: quella che mi è piaciuta di più è quella di mettere a disposizione i capannoni vuoti (purtroppo x la crisi ce ne sono molti) per far riprendere l’attività lavorativa di chi il capannone non ce l’ha più e che deve mandare avanti gli ordini….una medaglia a queste persone!
Non so se mi sono spiegata…
(ciao Kiki…finalmente ti leggo di nuovo)

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